Libia: Tripoli pronta a un accordo politico globale

Pubblicato il 14 ottobre 2020 alle 16:28 in Italia Libia

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Il ministro dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, Fathi Bashagha, ha incontrato, martedì 13 ottobre, l’ambasciatore d’Italia in Libia, Giuseppe Buccino, per fare il punto sulla crisi libica e sulle recenti iniziative volte a trovare una soluzione al conflitto. Il Ministero ha specificato che la visita ha toccato anche una serie di questioni di interesse comune, in particolare relative al settore della sicurezza.

Secondo quanto reso noto da Bashagha, la Libia è pronta ad annunciare un accordo politico che includa tutte le fazioni del Paese. I risultati dei recenti incontri, ha precisato il ministro, sono una prova evidente dell’impegno libico alla risoluzione della crisi. Uno dei passi avanti più significativi è stato fatto con la ripresa dei negoziati nel quadro della famosa Conferenza di Berlino. Il 5 ottobre, in videoconferenza, si è tenuto un meeting, sotto l’egida delle Nazioni Unite e della Germania, che ha visto la partecipazione dei Paesi membri della cosiddetta “Formula di Berlino allargata”, del “Comitato internazionale di follow-up” e tutti gli Stati confinanti alla Libia. L’incontro è stato presieduto dal ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, e dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. In un comunicato finale, i partecipanti di “Berlino 2” hanno accolto con favore i colloqui, tuttora in corso, volti a gestire equamente le risorse petrolifere libiche e hanno esortato le autorità interessate a porre in essere riforme economiche e a riunificare le istituzioni finanziarie del Paese nord-africano.

Insieme a Berlino, anche il Marocco ha ospitato un doppio round di colloqui, nella città di Bouznika, tra le delegazioni dell’Alto Consiglio di Stato, affiliato al governo di Tripoli, e del Parlamento di Tobruk, legato all’Esercito Nazionale Libico (LNA) e al suo generale, Khalifa Haftar. Gli incontri, tenutosi separatamente dal 6 al 10 settembre e poi dal 4 al 6 ottobre, sono stati incentrati sulla questione della nomina delle cosiddette “posizioni sovrane”, tra cui il governatore della Banca Centrale della Libia, il presidente della Corte dei Conti, il capo dell’Autorità di controllo amministrativo, il capo dell’Autorità anticorruzione, il presidente della Corte suprema e altri, tutte cariche ricoperte generalmente da due persone, una per l’Est e l’altra per l’Ovest del Paese. Al termine dei colloqui, le parti coinvolte hanno riferito di aver siglato un accordo in merito alla nomina di tali ruoli, sui criteri e i meccanismi da seguire per la loro selezione e il loro mantenimento in futuro, e la distribuzione delle personalità incaricate all’interno del Paese.

Un ultimo vertice tra gli attori libici si è tenuto dall’11 al 13 ottobre al Cairo, in Egitto, con l’obiettivo di definire un percorso costituzionale da far seguire alla Libia, una tematica su cui si sono confrontate due delegazioni affiliate a gruppi opposti. Da un lato, l’Alto Consiglio di Stato libico, dall’altro lato, la Camera dei Rappresentati di Tobruk, affiliata all’LNA. Come riferito nella dichiarazione finale, le due delegazioni hanno convenuto di passare dalla fase politica di transizione ad una fase “permanente”, mentre in merito ad un eventuale referendum costituzionale, relativo al testo vigente, le parti hanno deciso di giungere dapprima ad un accordo legittimo, in grado di garantire consenso e favorire l’attuazione dell’accordo politico globale.

Prima di incontrare il ministro Bashagha, l’ambasciatore italiano Buccino, insieme agli omologhi di Algeria e Unione Europea, aveva discusso, domenica 11 ottobre, con il ministro del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez Al-Sarraj, di una soluzione politica al conflitto. Tre binari sono stati delineati per una conclusione duratura delle controversie tra l’Est e l’Ovest del Paese, ovvero quello politico, economico e di sicurezza, in linea con le conclusioni della prima Conferenza di Berlino, del 19 gennaio 2020.

Al-Sarraj ha accolto con favore, parlando con l’ambasciatore dell’UE, il ruolo attivo dell’Unione nel percorso libico verso la pace e il suo sostegno alle elezioni e ha esortato la diplomazia del blocco a partecipare attivamente alla supervisione e al monitoraggio del processo elettorale. Durante l’incontro si è anche discusso di immigrazione illegale e degli sforzi della Guardia costiera libica nel frenare il flusso di migranti, mentre Al-Sarraj ha ringraziato l’ambasciatore algerino per il supporto tecnico del suo Paese alla compagnia elettrica nazionale della Libia. L’ambasciatore algerino, dal canto suo, ha ribadito il sostegno del suo Paese al dialogo, come indicato dalla Conferenza di Berlino, e ha dichiarato che l’Algeria è pronta a svolgere un ruolo più importante nei tre binari della pace.

L’Unione europea (UE) ha confermato la sua assoluta disponibilità a fornire qualsiasi forma di sostegno per una procedura produttiva di cessate il fuoco, in stretto coordinamento con la Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL). In una dichiarazione, pubblicata nella serata dell’11 ottobre, l’UE ha accolto con favore i recenti sforzi per riprendere la produzione di petrolio e ha promesso di adoperarsi per verificare la trasparenza nella gestione dei proventi petroliferi in tutte le regioni del Paese. “L’UE è pronta ad adottare qualsiasi misura restrittiva nei confronti di qualsiasi entità che ostruisca le varie tracce del processo di Berlino, inclusa l’attuazione dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite in Libia”, si legge nella dichiarazione.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono nel conflitto sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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