Libano e Israele iniziano a dialogare per definire i confini

Pubblicato il 14 ottobre 2020 alle 12:59 in Israele Libano

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Naqura, sede della Missione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL), ha ospitato, mercoledì 14 ottobre, un primo breve round di colloqui tra una delegazione libanese ed un’altra proveniente da Israele, volti a porre fine alla disputa sulla delimitazione dei confini marittimi e terrestri.

L’incontro, della durata di circa un’ora, si è svolto sotto l’egida dell’Onu, mentre gli Stati Uniti svolgeranno il ruolo di mediatore nell’intero ciclo di negoziati. Il meeting introduttivo del 14 ottobre, in realtà, è stato definito “tecnico” e le parti coinvolte sembrano non essere ancora entrate nel vivo dei negoziati, i quali verranno presumibilmente intrapresi in misura maggiore in un prossimo incontro, concordato per il 28 ottobre. A guidare una delegazione statunitense vi era il capo dell’Ufficio degli affari del Vicino Oriente nel Dipartimento di Stato, David Schenker, mentre per il Libano erano presenti due ufficiali dell’esercito, un esperto delle norme riguardanti i confini marittimi e un responsabile libanese per il settore petrolifero. Israele, da parte sua, ha inviato sei rappresentanti, tra cui il direttore generale del Ministero dell’Energia,  il consigliere del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in materia di politica estera e il capo della divisione strategica dell’esercito.

La formazione della delegazione libanese, hanno riportato più fonti, non è stata priva di controversie. Da un lato, il duo sciita composto da Hezbollah ed Amal, ha più volte insistito, fino all’alba del 14 ottobre, affinché vi fosse una maggiore rappresentanza delle forze armate libanesi, e non politici o civili. Dall’altro lato, anche dalla presidenza sono giunte voci di dissenso, secondo cui la delegazione era stata scelta senza tener conto di un “quadro costituzionale”, privando il presidente dei propri poteri. Tuttavia, prima dell’incontro del 14 ottobre, non è stato apportato alcun cambiamento.

Il capo del gruppo negoziale di Beirut, il brigadiere generale Bassam Yassin, ha riferito che il meeting del 14 ottobre ha rappresentato il primo passo di un percorso “di mille miglia” verso la demarcazione dei confini. Tuttavia, si spera che i colloqui possano portare a risultati concreti in “tempi ragionevoli” e che ciascuna parte adempia ai propri obblighi, rispettando le norme del diritto internazionale e mantenendo riservatezza sulle decisioni prese. Inoltre, Yassin ha elogiato il ruolo degli USA, per aver contribuito a creare un’atmosfera positiva e costruttiva, e delle Nazioni Unite, responsabili dei meccanismi di negoziazione e del corretto svolgimento del processo negoziale.

Sia il Libano sia Israele hanno specificato che il ciclo di negoziati appena iniziato non riguarda accordi di normalizzazione, pace o riconoscimento dei Paesi, ma si concentrerà perlopiù su questioni tecniche e pratiche. In tale quadro, l’ex ministro degli Esteri libanese, Charbel Wehbi, ha riferito che Beirut non ha nulla da perdere e che, in un quadro economico in crisi, non ha alcun interesse nel fare concessioni.

Sin dal 1948, il Libano ha spesso contestato i confini di demarcazione stabiliti nell’area Mediterraneo orientale. Al centro della disputa vi sono 860 km2 di territorio marittimo ricco di idrocarburi, a Sud del Libano, che si estende lungo il confine di tre blocchi energetici del Libano meridionale. In tale area, negli ultimi anni, sono stati ritrovati almeno due giacimenti di gas naturale, elemento che ha alimentato ulteriormente le tensioni. Al momento, Beirut detiene 14 punti terrestri, tra cui il più importante è il promontorio di Rosh Hanikra. Nel 2017, Beirut ha concesso ad un consorzio formato dalla compagnia italiana Eni, dalla francese Total e la russa Novatek di condurre la prima esplorazione offshore in due blocchi, uno dei quali oggetto della disputa con Israele. Le divergenze tra Israele e Libano hanno spesso ostacolato le attività di esplorazione.

Il Libano rivendica, inoltre, le cosiddette fattorie di Shebaa, circa un chilometro quadrato da dove gli israeliani non si sono ritirati nel 2000, alla fine all’occupazione del Sud del Paese. Un motivo di attrito riguarda un muro che Israele sta costruendo. Per Beirut, tale muro attraversa parte del territorio appartenente al Libano, ai sensi della cosiddetta “linea blu” demarcata dalle Nazioni Unite. Per la controparte, il muro tocca soltanto i territori israeliani.

Da parte israeliana, le condizioni poste dalla missione UNIFIL non sono state sempre accettate, fino a quando gli USA non sono intervenuti come mediatori. Washington ha svolto un ruolo di mediazione sin dal 2011 e, grazie alla “diplomazia della spola” messa in atto dall’assistente segretario di Stato degli Stati Uniti per gli Affari del Vicino Oriente, David Satterfield, sono stati fatti passi in avanti. Nel 2012, un diplomatico statunitense, Frederic Hof, aveva avanzato una proposta su una possibile linea di demarcazione di confine, secondo la quale il Libano avrebbe ottenuto circa due terzi e Israele un terzo del territorio marittimo conteso.

In tale contesto, inizialmente, da parte libanese erano stati evidenziati elementi positivi circa l’aiuto fornito dal delegato americano, considerato una necessità economica e finanziaria sia per Israele sia per il Libano. Al terzo viaggio di Satterfield, Beirut aveva però espresso riserve a riguardo, sottolineando in particolare l’assenza di un legame tra le negoziazioni e qualsiasi altro dossier aperto, come ad esempio la fornitura di armi ad Hezbollah. Beirut aveva altresì evidenziato un mancato progresso nelle operazioni di pace con Israele, soprattutto in riferimento all’iniziativa di pace araba, intrapresa col vertice arabo di Beirut del 2002.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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