Giappone e Vietnam vicini ad un accordo sulle armi

Pubblicato il 14 ottobre 2020 alle 17:12 in Giappone Vietnam

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Il Giappone siglerà un accordo con il Vietnam per consentire le esportazioni di equipaggiamento e tecnologie di difesa, secondo quanto rivelato dai media giapponesi il 14 ottobre.

Il 13 ottobre, l’attuale primo ministro del Giappone, Yoshihide Suga, durante un incontro del Partito liberal-democratico ha annunciato che si recherà in viaggio in Vietnam e in Indonesia la prossima settimana e, proprio in occasione di tale viaggio, secondo i media, siglerà l’accordo con il suo omologo vietnamita, Nguyen Xuan Phuc. L’intesa Giappone-Vietnam farà parte di una strategia che prevede il rafforzamento delle capacità di difesa di più Paesi dell’Indo-Pacifico, di fronte alla crescente potenza militare marittima della Cina.

L’intesa con Hanoi sarà possibile perché, dal 2014, il Giappone ha rimosso una legge che gli impediva di vendere armi all’estero nell’ottica di rafforzare l’Esercito e di ridurre i costi della strumentazione militare prodotta a livello nazionale. Tuttavia, ad oggi, il Paese sta ancora faticando a concludere accordi per l’esportazione di prodotti finiti nel settore della difesa e l’unica intesa in vigore è stata siglata con le Filippine lo scorso agosto. In base a quest’ultima, il Giappone sta esportando nel Paese vicino sistemi radar di allarme e controllo sviluppati dall’azienda giapponese Mitsubishi Electric. Sempre secondo quanto rivelato dai media giapponesi, Tokyo starebbe negoziando accordi simili anche con l’Indonesia e la Thailandia, nella speranza di far leva sulla domanda nella regione del Sud-Est Asia.

Le visite di Suga in Vietnam e Indonesia saranno il suo primo viaggio in qualità di primo ministro del Giappone, ruolo assunto ufficialmente lo scorso 16 settembre, in seguito alle dimissioni del suo predecessore, Shinzo Abe, rassegnate dopo otto anni alla guida del Paese, lo scorso 28 agosto, per motivi di salute. Secondo quanto affermato dai media giapponesi, tali incontri avranno una grande importanza per la promozione di un Indo-Pacifico libero e aperto, tema centrale affrontato anche  lo scorso 6 ottobre, quando il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, si era recato a Tokyo, dove ha incontrato i ministri degli Esteri di India, Australia e Giappone, i membri del cosiddetto gruppo Quad, e ha chiesto loro una maggiore cooperazione per contrastare le crescente influenza regionale della Cina.

Secondo il quotidiano cinese, Global Times, vista la vicinanza tra Tokyo e Washington, è probabile che, durante le due visite in Indonesia e Vietnam, Suga discuterà con le rispettive controparti del Mar Cinese Meridionale, attenendosi alla politica di contenimento della Cina nell’area promossa dagli USA. Oltre a questo, Suga potrebbe altresì cercare di rafforzare la cooperazione tra Tokyo e i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asia (ASEAN) in materia di sicurezza marittima per dare slancio alla strategia per l’Indo-Pacifico.

Poco dopo la visita di Pompeo a Tokyo, il 9 ottobre, la Forza marittima di autodifesa del Giappone aveva organizzato esercitazioni militari anti-sommergibile, nel Mar Cinese Meridionale, con lo scopo di avanzare la propria capacità tattica, nell’ambito del programma “Schieramento nell’Indo-Pacifico 2020”. In tale occasione le tre navi impiegate da Tokyo nell’operazione avevano stazionato proprio presso la Baia di Cam Ranh, in Vietnam, tra il 10 e l’11 ottobre per fare rifornimento.

Per il Giappone, tanto il Vietnam che l’Indonesia rappresentano partner strategici all’interno dell’ASEAN anche dal punto di vista economico, con il primo è legato da un partenariato strategico “ampio”, mentre con la seconda da un partenariato strategico. In generale, invece, Tokyo è legata ai 10 Paesi dell’ASEAN da un accordo di libero scambio implementato nel 2008 e che, per ora, è stato potenziato solamente dalla metà degli Stati membri, ovvero in Laos, Myanmar, Singapore, Thailandia, e Vietnam. L’Indonesia, insieme a Malesia, Filippine, Brunei e Cambogia devono, invece concludere procedure interne per incrementare il valore dell’intesa con il Giappone. Con le nuove modifiche, l’accordo di libero scambio prevede trasparenza nella regolamentazione dei servizi, vieta la discriminazione nei confronti degli investitori stranieri e regola l’ingresso e la permanenza di visitatori esteri tra i Paesi coinvolti. Con l’intesa del 2008, invece, le parti avevano eliminato tariffe doganali sui beni scambiati.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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