Caos in Afghanistan: attacchi separati in 4 diverse province

Pubblicato il 14 ottobre 2020 alle 16:01 in Afghanistan Asia

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Almeno 13 civili sono stati uccisi da esplosioni nella provincia occidentale Herat e in quella orientale di Laghman, la mattina del 14 ottobre. Si segnalano, inoltre, disordini e violenze a Kabul e un attacco dei talebani nella provincia centro-settentrionale di Baghlan. 

Cinque civili, tra cui donne e bambini, sono rimasti uccisi dopo che il loro veicolo è stato colpito da una mina posizionata sul ciglio di una strada nella provincia di Herat. Il portavoce del governatore provinciale sostiene che l’ordigno sia stato piazzato dai talebani. Sempre il 14 ottobre, in un diverso distretto della stessa provincia, altri 5 civili sono stati uccisi nell’esplosione di una mina telecomandata. Infine, ancora 3 persone sono morte a causa della detonazione di un veicolo della polizia nella città di Mehtarlam, la capitale della provincia orientale di Laghman. Nonostante le accuse delle autorità locali, che ritengono che i talebani siano responsabili di tali violenze, nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità degli attacchi. Tuttavia, lo stesso 14 ottobre, il portavoce del Ministero degli Interni sui social media ha annunciato che gli stessi talebani hanno lanciato “575 attacchi, tra cui 92 con ordigni e attentati kamikaze” contro i civili e le forze di sicurezza, nelle ultime 2 settimane. Almeno “251 civili sono stati uccisi e feriti” in questi assalti. 

Nella città di Kabul, tra il 12 e il 14 ottobre, almeno 3 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi in 3 attacchi separati, che hanno comportato una sparatoria e due esplosioni. La capitale era già interessata da un’ondata di rapine a mano armata, negli ultimi giorni. Nelle 48 ore successive al 12 ottobre, un gruppo di uomini armati hanno sparato e ucciso un medico dell’esercito nel distretto di Bagrami della provincia di Kabul, un ufficiale di polizia è morto per l’esplosione che ha colpito la sua macchina nel distretto di Paghman, e nel PD12 della città di Kabul un ordigno ha ucciso un altro ufficiale dell’esercito. Infine, almeno 16 membri delle forze di sicurezza sono morti e più di altri 10 sono rimasti feriti in un attacco dei talebani nella provincia centro-settentrionale di Baghlan, situata a Nord di Kabul. I militanti islamisti hanno attaccato i posti di blocco e si sono verificati una serie di scontri, che si sono poi concentrati nel quartier generale della polizia. Né i funzionari della sicurezza locale né i talebani hanno commentato l’attacco.

Intanto, la situazione rimane drammatica nella provincia meridionale di Helmand, dove circa 4.000 persone hanno dovuto abbandonare le proprie case a seguito del confronto armato tra talebani e forze di sicurezza afghane per il controllo del territorio. A partire dalla sera dell’8 ottobre, i talebani hanno tentato di riconquistare alcune aree nella provincia di Helmand, causando l’intervento dello stesso esercito statunitense. Gli USA hanno lanciato attacchi aerei contro i talebani nella provincia, secondo quanto riferito il 12 ottobre. I militanti estremisti avevano preso il controllo di alcune basi militari nella regione e si stavano avvicinando alla capitale provinciale di Lashkar Gah. Lo stesso 12 ottobre, il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha dichiarato che le aree conquistate dai talebani ad Helmand erano quelle che erano state strappate al loro controllo pochi mesi prima. “Non si sono verificati nuovi cambiamenti”, ha aggiunto. Si tratta di una delle offensive più consistenti da quando sono stati avviati i colloqui preliminari ai negoziati di pace intra-afghani a Doha, in Qatar, il 12 settembre.

Nonostante piccoli progressi diplomatici tra i rappresentanti del governo e dei talebani negli incontri a Doha, le violenze continuano a scuotere il Paese su base quasi quotidiana. Tale situazione ha portato il presidente dei capi di Stato Maggiore degli Stati Uniti, Mark Milley, ad affermare che il ritiro delle truppe statunitensi in Afghanistan avverrà solo ad alcune condizioni specifiche, se i talebani rispetteranno gli accordi presi con gli USA nell’intesa firmata il 29 febbraio 2020. Questi prevedono non solo l’avvio dei negoziati intra-afghani per la pace, ma anche una cessazione degli attacchi contro le forze armate statunitensi, la fine degli assalti nelle principali aree urbane dell’Afghanistan e l’interruzione di legami con al-Qaeda. In questo contesto, il Parlamento afghano è particolarmente all’erta, ma esistono due fazioni: alcuni senatori hanno affermato che il ritiro delle forze straniere dal Paese contribuirà a ridurre i combattimenti, mentre altri sostengono che sia necessario un maggiore supporto alle forze afghane sia da parte del governo centrale sia da parte della comunità internazionale, in particolare dagli Stati Uniti.

“Faremo pressioni sul governo centrale per sostenere ulteriormente le forze afghane in tutte le province, in particolare Helmand”, ha dichiarato il presidente del Senato, Fazl Hadi Muslimyar. “Vedremo situazioni simili a Helmand in altre province e anche a Kabul se il governo continua a ignorare ciò che sta accadendo”, ha affermato la senatrice Gulalai Akbari. “C’è bisogno di un cessate il fuoco immediato e del ritiro delle forze internazionali, soprattutto americane”, ha riferito, invece, la senatrice Anarkali Huaryar. “Gli americani non sono onesti con noi. Da un lato hanno stretto un patto per la nostra sicurezza e dall’altro stanno cercando in qualche modo di imporci la situazione attuale”, ha detto ancora la senatrice, Gulalai Noor Safi. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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