Argentina: a migliaia in piazza contro Fernández

Pubblicato il 14 ottobre 2020 alle 9:11 in America Latina Argentina

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La popolazione argentina ha lanciato un messaggio forte contro il governo, una manifestazione organizzata dell’opposizione che portava la bandiera argentina come uno striscione copriva tutte le 12 corsie su entrambi dell’Avenida 9 de Julio, la principale di Buenos Aires. La manifestazione chiamata “banderazo” per via della bandiera, si è snodata lungo 15 isolati, tra Avenida Santa Fe e Avenida Belgrano, tra suoni di clacson e cacerolazos (la tipica forma latinoamericana di protestare sbattendo le pentole)

La manifestazione è cresciuta per tutta la giornata anche sui vicoli pedonali dell’Avenida Corrientes, fin quasi a Callao. Gli slogan principali erano per la libertà e la giustizia, la difesa della divisione dei poteri, la richiesta di risposte alla Corte Suprema e la punizione dei corrotti. Si sono ripetute anche le critiche per l’estensione della quarantena e per la crisi economica. Mai prima d’ora l’opposizione aveva convogliato una protesta di tali dimensioni contro il governo peronista.

I partecipanti regolari a queste manifestazioni dell’opposizione hanno sottolineato che è stata la più grande mobilitazione dallo scorso maggio e in cui è stato visto il maggior numero di persone di tutte le età e origini. C’era chi diceva di essere venuto dall’interno della provincia di Buenos Aires. Secondo gli organizzatori oltre 100.000 argentini sono scesi in piazza solo nella capitale.

Con lo stesso tono, manifestazioni simili hanno occupato le piazze delle principali città di tutto il Paese in un movimento spinto dai social network, unito in un clima di protesta e fervore patriottico. Di fronte alla Quinta de Olivos, residenza presidenziale, c’è stato uno scontro tra sostenitori del governo e un gruppo di opposizione che chiedeva il carcere per la vicepresidente Cristina Kirchner. Sono volati insulti, ma gli incidenti non hanno provocato danni maggiori.

L’epicentro dell’atto di opposizione era l’Obelisco, simbolo di Buenos Aires, e sebbene il “banderazo” fosse convocato per le 17:00, prima di quell’ora una carovana di veicoli percorreva le corsie centrali e laterali dell’Avenida 9 de Julio. L’Avenida Santa Fe era uno dei principali affluenti, con un continuo corteo di veicoli e con i marciapiedi di entrambe le mani presi in consegna da famiglie che camminavano con sottogola, mascherine e contenitori di gel alcolici per disinfettarsi.

Quando il traffico si è fermato, le persone sono scese dalle auto e hanno continuato la protesta a piedi. Alcuni hanno approfittato delle pedane dei camion per guadagnare altezza sventolando bandiere. Altri sono saliti sui tetti dei loro veicoli, mentre fotografavano con i cellulari il fiume di auto battenti bandiera che si estendeva fino all’Obelisco.

A differenza di altre marce, la maggior parte degli slogan visti sull’Avenida 9 de Julio erano scritti a mano con penna o pennarello e ripetevano due parole: libertà e giustizia. Ma ce n’erano altri che si rivolgevano a un pubblico più specifico. Uno, ad esempio, inneggiava all’ex presidente Mauricio Macri.

Nonostante il clima generale fosse anti-peronista (c’era persino un poster che condannava il “peronavirus”) non c’erano solo gli elettori Macri nella manifestazione. Roberto Sánchez, intervistato dal quotidiano La Nación, ad esempio, afferma di aver votato per Roberto Lavagna nel 2019 e si è unito alla marcia da Los Polvorines, insieme a un amico. “Macri ci ha saccheggiati con l’economia, ma questo ci ha traditi tutti. Non ce la facciamo più. Questo governo ci ha ucciso. Mi hanno fatto a pezzi con la pandemia: avevo un negozio di abbigliamento, ho avviato un parrucchiere, ho provato di tutto, ma non ce la faccio più” afferma.

Il governo ha definito la marcia “irrazionale” e ha condannato la manifestazione che viola le norme di isolamento sociale.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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