Stati Uniti: verso nuove vendite di armi a Taiwan

Pubblicato il 13 ottobre 2020 alle 21:20 in Taiwan USA e Canada

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La Casa Bianca sta procedendo con le vendite di sofisticate attrezzature militari a Taiwan, tra cui droni MQ-9 e un sistema difensivo costiero. Se venisse finalizzata, la transazione rischia di causare l’ira della Cina. 

La notizia relativa a queste vendite arriva a seguito di altre segnalazioni, che hanno già causato una reazione dura da parte di Pechino. Secondo quanto riferisce in esclusiva l’agenzia di stampa Reuters, una pre-notifica al Congresso per il caso del drone MQ-9 è stato il primo segnale, dopo che l’amministrazione del presidente, Donald Trump, ha portato avanti il suo piano di estendere la vendita di droni all’estero. L’altra pre-notifica arrivata al Congresso il 12 ottobre riguarda i missili anti-nave Harpoon terrestri, prodotti dalla Boeing Co, che hanno la funzione di difendere le coste contro i missili da crociera. Le Commissioni per le Relazioni Estere del Senato e della Camera dei Rappresentanti hanno il diritto di riesaminare e bloccare la vendita di armi, nell’ambito di un processo di revisione informale, prima che il Dipartimento di Stato invii la sua notifica definitiva al ramo legislativo.

I leader delle Commissioni in questione sono stati informati che le vendite di armi pianificate erano state approvate dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti che sovrintende alle vendite militari straniere. I rappresentanti del Dipartimento di Stato degli USA e della Cina non hanno risposto immediatamente a una richiesta di commento. In tale contesto, è importante sottolineare che gli Stati Uniti non riconoscono formalmente il governo di Taiwan, poichè avevano riconosciuto ufficialmente il governo di Pechino, chiudendo la propria sede diplomatica da Taipei, il primo gennaio 1979. Nonostante ciò, Washington ha mantenuto legami informali con l’isola dal punto di vista culturale e commerciale ed è il suo maggior fornitore di armi.

Durante l’amministrazione dell’attuale presidente, Donald Trump, è stato poi approvato il Taiwan Travel Act ,il 16 marzo 2018, il quale consente e incoraggia visite di alto livello tra Stati Uniti e Taiwan. Nello stesso anno, poi, Washington ha aperto a Taipei l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da sua ambasciata de facto nell’isola. Per l’esecutivo di Pechino, però, Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, in base a quanto stabilito dal principio di “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese. Nonostante ciò, a Taipei, è presente un esecutivo autonomo, con a capo la presidente avversa alla Cina continentale, Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina” e ha trionfato con una grande maggioranza alle ultime elezioni sull’isola alla guida del PLD, lo scorso 11 gennaio. Il governo del presidente cinese, Xi Jinping, da parte sua, ha però più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico del suo governo, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Inoltre, lo scorso 14 agosto, Taiwan ha firmato un accordo per l’acquisto di 66 jet F-16 di ultimo modello con la compagnia americana Lockheed Martin Corp, e, il 31 agosto, ha ricevuto la visita ufficiale di una delegazione della Repubblica Ceca, guidata dal presidente del Senato, Milos Vystrcil. Tutte queste vicende hanno suscitato l’ira del governo della Cina continentale, ovvero la Repubblica Popolare Cinese (RPC) che ha promesso ripercussioni. Dal punto di vista militare, invece, nello stretto di Taiwan anche gli USA hanno intensificato la loro presenza, attraversandolo più volte con navi da guerra, nell’ambito di operazioni volte, a loro detta, a mantenere un Indo-Pacifico libero e aperto. La Cina ritiene però che tali operazioni siano provocazioni con le quali gli USA hanno inviato alle forze indipendentiste dell’isola segnali erronei, distruggendo gravemente la pace e la stabilità dello stretto.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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