Somalia: la Turchia nel porto di Mogadiscio

Pubblicato il 13 ottobre 2020 alle 14:01 in Somalia Turchia

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La compagnia turca Albayrak ha firmato, in Somalia, un contratto dalla durata di 14 anni per gestire e riabilitare il porto della capitale, Mogadiscio. È quanto hanno riportato i media locali, lunedì 12 ottobre. La notizia è stata ripresa dall’agenzia di stampa turca Anadolu.

“L’operatore portuale turco Albayrak e il governo federale della Somalia hanno firmato un accordo che garantisce alla compagnia una concessione di 14 anni per la gestione del porto di Mogadiscio”, ha riferito la Somalia National Television. La firma dell’accordo arriva dopo giorni di discussioni tra la compagnia e il governo somalo sulla divisione dei ricavi e su le altre questioni chiave.

Il ministro dei porti e dei trasporti marittimi somalo, Mariam Aweys Jama, ha dichiarato davanti ai giornalisti, in conferenza stampa, che la società turca avrebbe aiutato Mogadiscio nella riabilitazione e nella crescita degli investimenti per migliorare le strutture del porto, uno snodo chiave del commercio marittimo regionale in quanto principale punto di accesso nel Corno d’Africa.

La Somalia beneficia da anni degli aiuti di Ankara in vari settori, soprattutto nei progetti sociali e di sviluppo, tramite l’Agenzia turca di cooperazione e coordinamento (TIKA). La Turchia ha anche costruito il “Recep Tayyip Erdogan Training and Research Hospital” a Mogadiscio e ricostruito l’aeroporto internazionale Aden Adde, sempre nella capitale. Ankara cerca di aumentare la sua influenza nel Corno d’Africa per contrastare i rivali del Golfo, come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

La Turchia e la Somalia condividono profonde relazioni storiche e la visita del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, nel 2011, mentre Mogadiscio era alle prese con una dura carestia, ha rafforzato i legami tra i due Paesi. Erdogan è stato il primo leader non africano a visitare la Somalia dopo almeno due decenni ed è stato accolto con entusiasmo dal popolo della nazione africana. Secondo quanto sottolineato dalla stampa, questa mossa diplomatica ha portato Mogadiscio all’attenzione della comunità internazionale.

La task force turca in Somalia è la più grande struttura di addestramento militare d’oltremare di Ankara e serve a preparare i soldati somali, aiutando il Paese a garantire la sua sicurezza e a combattere i gruppi terroristici. In seguito alla riduzione del numero di soldati della missione AMISOM, la Turchia ha guadagnato ancora più rilevanza nel panorama del Corno d’Africa. Il contingente dell’Unione Africana ha ritirato circa 2.000 truppe dalla Somalia e un eventuale smantellamento completo della missione dipenderà dalla capacità del Paese di unificare e fortificare le proprie fonti di sicurezza.

La penetrazione della Turchia in Africa, che si sta evolvendo in una crescente presenza militare, sta alimentando le tensioni nell’arena politica internazionale. Ankara ha cominciato ad interessarsi al continente africano a partire dal 1998 e ha lanciato una serie di iniziative durante il 2005, che è stato definito “l’Anno dell’Africa” della politica estera turca. La penetrazione nel continente, basata su una diplomazia attiva e sul supporto umanitario, è una delle priorità del presidente Erdogan. Oggi, l’Africa rappresenta un nuovo terreno per espandere l’influenza turca nel mondo e le mosse di Erdogan sono accolte con sospetto in Medio Oriente, dove vengono percepite come un interventismo neo-ottomano. Dal 2009, il numero delle ambasciate turche in Africa è passato da 12 a 42 e i consigli di cooperazione commerciale da 6 a 46, mentre le rotte africane della Turkish Airlines sono aumentate da 4 a 60. Partendo da questa base, Erdogan ha spinto una crescita dei legami bilaterali nel settore della Difesa. Durante le sue visite nel continente, non solo ha pubblicizzato prodotti militari turchi, ma ha anche cercato di avviare una serie di collaborazioni militari. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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