Siria: gli USA intervengono contro l’espansione di Mosca

Pubblicato il 13 ottobre 2020 alle 10:57 in Medio Oriente Siria

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Un gruppo di manifestanti ha impedito alle forze russe in Siria di istituire una postazione militare nella provincia di Hasakah, nel Nord-Est del Paese. L’episodio, verificatosi nella giornata dell’11 ottobre, ha portato all’intervento delle forze statunitensi e all’assedio dell’area dove erano schierati i soldati di Mosca.

Un attivista locale, Ahmed Al-Khalil, ha riferito al quotidiano Al-Araby Al-Jadeed che gli abitanti del villaggio di Ain Dewar, situato nell’area rurale di Al-Malikiyah, città posta al confine tra Siria e Turchia, nella periferia di Al-Hasakah, dopo aver intercettato un convoglio russo composto da 11 veicoli militari, hanno ostacolato il suo ingresso verso l’area dove si prevedeva potesse stabilire una nuova postazione militare. Un elicottero, che volava a bassa quota, accompagnava il convoglio, probabilmente con l’obiettivo di spaventare i civili e spingerli a cedere, riferendo loro che le forze russe sarebbero rimaste nell’area per un periodo di sole due settimane, con il fine di addestrare le forze locali. La popolazione di Ain Dewar, però, non ha accettato l’ingresso del convoglio di Mosca che, grazie anche all’intervento di forze statunitensi, è stato costretto a ritirarsi.

Stando a quanto riportato da al-Araby al-Jadeed, velivoli USA hanno successivamente inseguito elicotteri russi mentre questi sorvolavano i cieli di Hasakah, dopo che soldati statunitensi hanno chiuso le vie d’accesso per impedire alle pattuglie di Mosca di tentare nuovamente di entrare nell’area. Né il Ministero della Difesa russo né le forze di Mosca stanziate nella base di Hmeimim hanno rilasciato commenti sull’episodio.

Secondo il quotidiano Asharq al-Awsat, quanto accaduto l’11 ottobre si inserisce nel quadro di frizioni tra Russia e Stati Uniti, entrambi desiderosi di stabilire una presenza militare nelle aree ad Est del fiume Eufrate. Tuttavia, l’ingresso e la crescente partecipazione della popolazione civile in tali forme di attrito rappresenta un elemento nuovo, che andrebbe a rafforzare l’opposizione contro la presenza russa nel Nord-Est della Siria. Le forze USA, anche in passato, hanno più volte intercettato e ostacolato pattuglie russe provenienti da Qamishli o da altre aree dell’Ovest di Hasakah. Mosca, da parte sua, sulla base di intese con la Turchia, è riuscita a rafforzare la sua presenza militare intorno alle aree appartenenti alle Syrian Democratic Forces (SDF), vicino ai confini turco-siriani, ma le forze USA le hanno impedito di muoversi liberamente.

In tale quadro, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, aveva precedentemente messo in guardia dal comportamento di Washington e dall’approccio adottato nei confronti dei curdi siriani, definito pericoloso, nonché “catastrofico” per l’intera regione. In particolare, i soldati USA sarebbero tra i principali fautori di tendenze separatiste tra i gruppi curdi, incitandoli contro il governo siriano e impedendo, in tal modo, l’apertura di canali di dialogo con Damasco. Pertanto, a detta di Lavrov, le azioni degli Stati Uniti potrebbero portare ad una situazione “esplosiva”, nonché di caos diffuso, anche nei Paesi circostanti.

Tali considerazioni si inseriscono in un quadro che vedono anche Washington continuare a mobilitarsi nel Nord-Est della Siria. Fonti locali hanno affermato che un convoglio militare statunitense, composto da circa 25 veicoli, è entrato, negli utlimi giorni, nella città di Tal Kujer, attraverso il valico di confine di al-Walid. Fonti mediatiche di Mosca sostengono che si tratti di petroliere e che gli Stati Uniti continuino a “rubare e trasportare” petrolio siriano dalla regione. A tal proposito, il 10 ottobre, è stato monitorato un convoglio di 20 petroliere che, dopo aver lasciato il governatorato di Hasakah, si è diretto verso i territori iracheni. Fonti russe hanno affermato che il numero di carri armati intercettati nei due giorni precedenti sulla strada M4 tra Qamishli e Hasakah, nel Nord-Est della Siria, ha raggiunto quota 54.

Il petrolio siriano rappresenta un “argomento radioattivo”, viste le accuse rivolte da Damasco verso Washington di furto delle risorse petrolifere siriane, dopo che il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ha annunciato la permanenza di 500 soldati delle Forze speciali nella regione controllata dai gruppi curdi.

Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea. Tuttavia, nell’ottobre 2019, Washington aveva già annunciato che avrebbe ritirato gran parte delle proprie truppe dal Nord-Ovest della Siria, pur lasciandone un “piccolo numero” per proteggere proprio i giacimenti petroliferi.

Il conflitto siriano ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. A confrontarsi vi sono le forze del regime, affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, e i gruppi ribelli, che desiderano rovesciare il governo. Gli ultimi combattimenti si sono concentrati perlopiù a Idlib, l’ultima roccaforte ancora controllata dai gruppi di opposizione, dove, attualmente, è in vigore un cessate il fuoco stabilito da Russia e Turchia il 5 marzo scorso. Tuttavia, questo è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni.

La Russia è intervenuta nel conflitto il 30 settembre 2015, bombardando le regioni di Homs e Hama, allora poste sotto il controllo dei gruppi di opposizione.  Secondo alcune fonti, Ankara e Mosca avrebbero deciso di preservare lo status quo attuale sia ad Idlib sia ad Hasakah. Secondo alcuni, l’obiettivo della Russia resta quello di impedire una nuova offensiva contro le SDF ed i gruppi curdi da parte della Turchia, così da scongiurare un maggiore intervento di Washington, loro sostenitrice.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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