Il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan non è certo

Pubblicato il 13 ottobre 2020 alle 12:37 in Afghanistan Asia

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Il presidente dei capi di Stato Maggiore degli Stati Uniti, Mark Milley, ha affermato che il ritiro delle truppe statunitensi in Afghanistan avverrà solo ad alcune condizioni.

“Abbiamo un piano, una serie di opzioni di ritiro responsabile di cui è stato informato il presidente. Non ho intenzione di parlare di numeri specifici per il futuro”, ha dichiarato Milley. “Ma esiste un piano responsabile per porre fine alla guerra, con gli interessi degli Stati Uniti chiaramente in mente”, ha aggiunto, facendo riferimento all’accordo firmato il 29 febbraio a Doha, in Qatar, tra Stati Uniti e talebani. Milley anche sottolineato che all’epoca dell’intesa, gli USA avevano circa 12.000 soldati statunitensi in Afghanistan. “L’intero accordo e tutti i piani di ritiro sono basati sulle condizioni stabilite e mi aspetto che avremo ulteriori discussioni a questo riguardo e ci assicureremo che queste siano rispettate”, ha affermato il rappresentate dello Stato Maggiore degli USA.

Le condizioni principali a cui si fa riferimento, spiega Milley, sono quelle di avviare i negoziati intra-afghani per la pace, non attaccare le forze armate statunitensi, non condurre attacchi importanti nelle principali aree urbane dell’Afghanistan e interrompere i legami con al-Qaeda. Inoltre, esistono una “varietà di altre condizioni”, secondo il generale statunitense. Nonostante i colloqui di pace siano stati avviati in Qatar, a partire dal 12 settembre, e non ci siano notizie di recenti attacchi contro le truppe statunitensi, le restanti parti dell’accordo rimangono un problema. A partire dalla sera dell’8 ottobre, i talebani hanno tentato di riconquistare alcune aree nella provincia di Helmand, causando l’intervento dello stesso esercito statunitense. Gli USA hanno lanciato attacchi aerei contro i talebani nella provincia, secondo quanto riferito il 12 ottobre. I militanti estremisti avevano preso il controllo di alcune basi militari nella regione e si stavano avvicinando alla capitale provinciale di Lashkar Gah. 

Il portavoce militare statunitense, il colonnello Sonny Leggett, ha scritto in un post su Twitter che gli attacchi aerei statunitensi in Afghanistan sono “coerenti con l’accordo Stati Uniti-talebani” e che le forze di sicurezza afghane avrebbero continuato a ricevere copertura difensiva. Leggett ha citato il generale Scott Miller, il comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, chiedendo ai talebani di interrompere immediatamente la loro offensiva a Helmand, che invece viola l’accordo USA-talebani e “mina i colloqui di pace in corso”. Il giorno prima dell’inizio degli scontri nella provincia, il 7 ottobre, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato che i soldati statunitensi in Afghanistan sarebbero tornati a casa, entro Natale.

Un altro problema per il ritiro completo degli USA dall’Afghanistan è rappresentato da Al-Qaeda. Secondo quanto ha affermato il Dipartimento della Difesa degli USA, in un report pubblicato a giugno del 2020, Al-Qaeda sostiene e coopera regolarmente con i talebani. Il fine è quello di “minacciare la stabilità del governo afghano e il gruppo ha un interesse a lungo termine per quanto riguarda gli attacchi contro le forze statunitensi e contro gli obiettivi occidentali nella regione”. Tuttavia, secondo il Pentagono, la minaccia principale è rappresentata dalla sezione indiana dell’organizzazione terroristica, nota come al-Qaeda nel Subcontinente Indiano (AQIS). La sezione centrale di Al-Qaeda, invece, si concentra sulla sopravvivenza e nell’assicurarsi che i propri rifugi rimangano praticabili. 

Già il 29 maggio, un rapporto delle Nazioni Unite aveva reso noto che i talebani rispettavano una delle parti fondamentali dell’accordo tra Stati Uniti e talebani, che prevedeva proprio la fine dei legami con Al-Qaeda. Secondo le UN, i talebani si sono consultati regolarmente con Al-Qaeda durante i negoziati con gli Stati Uniti e hanno offerto garanzie che avrebbe onorato i loro legami storici”, afferma il rapporto. Inoltre, secondo il documento, un nuovo gruppo, chiamato Hizb-e-Wilayat-e-Islami, è stato creato al di fuori dell’Afghanistan e comprende i membri dei talebani che si oppongono all’accordo di pace con gli Stati Uniti. 

I talebani si sono affermati come gruppo dominante in Afghanistan a seguito del crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. Le truppe statunitensi, nel 2001, sono poi giunte Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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