Il Pakistan inasprisce i toni con l’Arabia Saudita e si avvicina alla Cina

Pubblicato il 13 ottobre 2020 alle 18:23 in Arabia Saudita Cina Pakistan

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L’aiuto e l’influenza di Pechino sul Pakistan hanno fornito ad Islamabad la sicurezza diplomatica e finanziaria per cominciare ad esercitare una certa pressione sull’Arabia Saudita. Per citare una delle mosse più recenti, a inizio settembre, il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, ha sollecitato l’Organizzazione per la cooperazione islamica (OIC) a convocare un incontro sul Kashmir e sulla Palestina, criticando il silenzio degli Stati arabi sulle “atrocità commesse contro i musulmani”. In tale occasione, come riportato dalla rivista The National Interest, il ministro si sarebbe anche spinto oltre chiedendo all’Arabia Saudita di esporsi e di svolgere un ruolo di maggior rilievo rispetto alla questione del Kashmir. “Oggi i pakistani, che sono sempre pronti a sacrificare la propria vita per la Mecca e la Medina, hanno bisogno che i sauditi svolgano un ruolo di primo piano nella questione del Kashmir. Se Riad non rispetterà i suoi compiti, chiederò al primo ministro, Imran Khan, di andare avanti con o senza l’Arabia Saudita”, ha sottolineato il ministro degli Esteri pakistano nella sua dichiarazione.

Le osservazioni sono state rilasciate a poca distanza dal primo anniversario della mossa con cui, il 5 agosto 2019, l’India ha privato il Kashmir occupato della sua autonomia, revocandone lo status speciale. Il giorno dopo la ricorrenza, il 6 agosto 2020, il Pakistan ha deciso di restituire a Riad un miliardo di dollari rilevati dal prestito di 3 miliardi ottenuto nel 2018, mentre l’Arabia Saudita ha interrotto la fornitura di petrolio con pagamento differito. Questi sviluppi non sono stati privi di significato, dato il ruolo centrale e la natura storica delle relazioni tra Islamabad e Riad. In particolare, secondo The National Interest, due sono le ragioni legate al Kashmir che potrebbero spiegare il messaggio inviato dal Pakistan all’Arabia Saudita e delineare il futuro delle relazioni tra i due Paesi.  

La prima è direttamente collegata al sostegno offerto da Islamabad alla regione del Kashmir e all’importanza che quest’ultima riveste per il governo e il popolo pakistano. Il fatto che il Pakistan abbia richiesto azioni più concrete sul Kashmir da parte di uno dei suoi partner più affidabili è un’indicazione che il Paese è disposto a intensificare i suoi sforzi per la regione, indipendentemente dai potenziali costi futuri. Vista la rilevanza della questione, dunque, il Pakistan potrebbe aver deciso di alzare i toni con l’Arabia Saudita per via degli interessi nazionali del Paese e delle aspirazioni della sua gente.

Questo messaggio si riflette nelle dichiarazioni del ministro degli Esteri pakistano che, chiedendo all’OIC di impegnarsi di più per il Kashmir, ha dimostrato pubblicamente che la questione è essenziale per Islamabad e che l’aiuto di Riad, in quanto Paese arabo, è un obbligo fondamentale che non può essere trascurato, qualunque cosa accada.

A tale riguardo, il tono e il tenore del Pakistan devono essere valutati insieme all’ultima mossa del primo ministro Khan, il quale ha deciso, il 4 agosto 2020, di pubblicare la nuova cartina politica del Kashmir. La mappa ha inglobato parte del territorio conteso con l’India connettendo la Linea di Controllo, ovvero il confine de facto tra India e Pakistan nel Kashmir, al confine con la Cina, così da includere nel territorio pakistano anche il ghiacciaio Siachen, che si trova al confine fra Cina, India e Pakistan ed è controllato da Nuova Delhi. Spiegando il significato della sua decisione, Khan ha voluto sottolineare come la mappa sia stato solo il primo passo verso l’integrazione del Kashmir al Pakistan. Pertanto, i toni contro l’Arabia Saudita devono essere innanzitutto considerati alla luce delle azioni che Islamabad sta prendendo per proteggere un suo interesse vitale.  

Il secondo fattore che potrebbe aver spinto il Pakistan ad esortare l’Arabia Saudita a “fare di più” è l’approvazione della Cina, che sostiene la posizione di Islamabad sulla questione del Kashmir. Il giorno in cui il governo pakistano ha espresso le sue riserve contro Riad, Pechino ha spinto per ottenere una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che discutesse della situazione nella regione. L’incontro, effettivamente avvenuto, è stato il terzo di questo tipo dall’inizio del 2020.

La posta in gioco della Cina nella questione del Kashmir è aumentata anche in seguito ai recenti scontri di frontiera tra Pechino e Nuova Delhi. Cina e India hanno dispiegato migliaia di soldati lungo la Linea di Controllo Effettivo (LAC), soprattutto nel suo settore occidentale, dove il territorio indiano di Ladakh confina con la regione autonoma cinese del Tibet. L’incremento della presenza militare è iniziato in seguito allo scorso 5-6 maggio, quando si sono verificati i primi scontri fisici tra i rispettivi eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro è culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Nonostante la Cina non abbia fornito un numero esatto di caduti, l’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967.

La questione della sovranità cinese, insieme al riconoscimento pakistano della posizione di Pechino nella sua nuova mappa, potrebbe far germogliare un solido sostegno diplomatico cinese al Pakistan, un qualcosa su cui quest’ultimo potrebbe fare affidamento nella sua lunga e ardua guerra con l’India nelle sedi internazionali.

Questo cuscino diplomatico e finanziario potrebbe servire tanto di più per esercitare pressione sull’Arabia Saudita, che si è rivelata carente nel prestare soccorso ad Islamabad nella questione del Kashmir. Va notato che Pechino ha depositato 1 miliardo di dollari nella Banca di Stato del Pakistan il giorno in cui il Paese ha restituito lo stesso importo all’Arabia Saudita. Questo riflesso tempestivo, forte e diretto è stato una testimonianza dell’impegno cinese nei confronti del Pakistan.

Islamabad può trarre conforto dai suoi rapporti con Pechino anche per via di due fattori concomitanti. In primo luogo, è stato resuscitato il corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), l’incarnazione dei crescenti interessi cinesi nel vicino Paese asiatico, con entrambi gli Stati che hanno firmato di recente alcuni accordi per andare avanti con il progetto. In secondo luogo, c’è la strada del Karakorum, che, costruita sui percorsi dell’antica via della seta, collega la Cina al Pakistan e conferma l’importanza della regione del Gilgit-Baltistan, sotto l’amministrazione pakistana, per il CPEC e la Cina. Pertanto, sono molte le ragioni per cui la Cina ha interesse a raddoppiare il suo sostegno al Pakistan. Similmente, anche quest’ultimo ha intuito che può trarre maggiori vantaggi dalla cooperazione con Pechino piuttosto che da quella, sempre più sterile, con Riad.

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macroaree, tutte oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle rispettive aree. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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