Malesia: Anwar incontra il sovrano per far cadere il governo

Pubblicato il 13 ottobre 2020 alle 11:00 in Asia Malesia

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Il leader dell’opposizione malese, Anwar Ibrahim, ha presentato una documentazione che prova l’esistenza di una maggioranza parlamentare a suo sostegno al sovrano della Malesia, Yang di-Pertuan Agong, il 13 ottobre. Il sovrano dovrà quindi decidere sulle sorti del governo nei prossimi giorni.

Anwar, presidente del Parti Keadilan Rakyat (PKR), sostiene di essere appoggiato da una solida maggioranza, composta da 120 tra i 222 membri totali del Parlamento malese, che gli consentirebbe di formare un nuovo governo che vada a sostituire quello del primo ministro in carica, Muhyiddin Yassin. Il 13 ottobre, durante una conferenza stampa successiva all’incontro con il sovrano malese, Anwar ha affermato che sarebbe “appropriato” per l’attuale premier dimettersi, visto che ha perso la maggioranza. Anwar ha affermato che con i documenti presentati al sovrano è stato reso ampliamente palese che adesso è il PKR ad aver radunato una maggioranza “convincente e formidabile”. Anwar ha quindi esortato i malesi a dare al sovrano il tempo necessario per esercitare il proprio potere discrezionale, per studiare i documenti ricevuti e per consultarsi con i capi di partito.

In seguito all’incontro tra il sovrano e Anwar, il controllore del palazzo reale, Ahmad Fadil Shamsuddin, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che durante il meeting, durato circa 25 minuti, il presidente del PKR ha presentato il numero totale di parlamentari a suo sostegno ma non ha fornito i loro nomi. Il sovrano ha chiesto ad Anwar di rispettare la Costituzione federale malese e ha indetto un’udienza con i capi dei partiti in Parlamento per verificare le dichiarazioni di Anwar.

Al momento, si è già recato al palazzo reale un leader dall’United Malays National Organisation (UMNO), Tengku Razaleigh Hamzah, il quale, però, non ha ancora rilasciato dichiarazioni riguardo l’incontro avuto con il sovrano. Inoltre, secondo alcuni media locali, anche il segretario del Democratic Action Party, Lim Guan Eng, e il presidente del Malaysian Indian Congress, S.A. Vigneswaran, hanno ricevuto un invito per recarsi a palazzo.

Anwar aveva affermato per la prima volta di essere appoggiato da una solida maggioranza che gli avrebbe consentito di formare un nuovo governo lo scorso 23 settembre e aveva da subito richiesto un incontro con il sovrano, il quale, al tempo, si trovava però in ospedale. Come leader dell’opposizione, gli attuali sostenitori di Anwar si compongono di 38 parlamentari appartenenti al suo stesso partito, 42 legislatori del Democratic Action Party e 11 membri del Parti Amanah Negara. Per ottenere la maggioranza, Anwar avrebbe bisogno di almeno 112 legislatori.

Lo scorso 23 settembre, il premier in carica Muhyiddin aveva da subito ribattuto che “fino a prova contraria” il governo della coalizione Perikatan Nasional, da lui guidata, fosse saldo e aveva affermato di esserne il legittimo primo ministro. La sua posizione era stata poi rafforzata lo scorso 26 settembre, in occasione delle elezioni nello Stato di Sabah, nell’isola del Borneo, dalle quali la Perikatan Nasional era uscita vincitrice.

Al momento, la stabilità politica della Malesia versa in una condizione di fragilità. L’attuale governo di Muhyiddin aveva assunto la leadership della Malesia dopo che, lo scorso 24 febbraio, era caduto l’esecutivo guidato dall’alleanza Pakatan Harapan, con a capo l’ex-premier, Mahathir Mohamad, quando molti dei suoi membri si erano uniti ad altri partiti dell’opposizione portando l’ex-primo ministro alle dimissioni. Quest’ultimo, a sua volta, era al potere dalle elezioni dell’8 maggio 2018, che aveva vinto contro la coalizione del Barisan Nasional, il Fronte Nazionale, dominata dall’United Malays National Organisation (UMNO), che aveva governato la Malesia per 6 decenni.

Secondo gli avversari di Muhyiddin, il suo governo sarebbe il frutto di un “furto di potere”, in quanto sarebbe stato istituito grazie ad uno spostamento di alleanze avvenuto a seguito delle dimissioni del suo predecessore e non attraverso il processo elettorale. Al contempo, i suoi sostenitori hanno chiesto ripetutamente al premier malese di indire una votazione nazionale che gli consenta di assicurarsi una maggioranza e un mandato solidi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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