Il Kuwait consegna all’Egitto tre membri della Fratellanza

Pubblicato il 13 ottobre 2020 alle 11:41 in Egitto Kuwait

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Le autorità kuwaitiane hanno consegnato all’Interpol tre cittadini egiziani residenti nel Golfo, sospetti membri della Fratellanza Musulmana.

Quest’ultima è un’organizzazione islamista dichiarata fuorilegge, in quanto considerata terroristica, da parte dei governi di alcuni Paesi, tra cui Egitto, Bahrein, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (UAE). La consegna dei tre cittadini residenti in Kuwait è giunta dopo un periodo di detenzione, a sua volta conseguenza di un’intensa campagna condotta dal Paese del Golfo contro la comunità egiziana, ritenuta responsabile di violare l’ordine pubblico e di protestare contro il governo del Cairo attraverso i social media. In particolare, sono stati i servizi kuwaitiani per le indagini di sicurezza ad arrestare i tre cittadini nel governatorato di Farwaniya, nel Sud di Kuwait City, e a consegnarli successivamente all'”Interpol egiziano”. I tre imputati avrebbero incoraggiato la popolazione egiziana a manifestare contro il governo e a chiedere la caduta del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi.

In Egitto, la Fratellanza Musulmana è stata classificata come fuorilegge dopo la caduta del presidente Mohammed Morsi, membro dell’organizzazione, nel 2013. Da allora, migliaia di membri dei Fratelli Musulmani sono stati arrestati, molti dei quali sottoposti a torture e maltrattamenti. Alcuni sono stati condannati a morte o a lunghe pene detentive, dopo essere stati sottoposti a processi definiti “gravemente ingiusti” da gruppi per i diritti umani.

Sin dalla sua istituzione, l’organizzazione dei Fratelli Musulmani ha assunto diversi nomi in Kuwait. Attualmente, viene rappresentata dal Movimento Costituzionale Islamico (ICM), ovvero un partito politico di minoranza che cerca di introdurre la Sharia, la legge islamica, come fonte primaria per la legislazione del Paese. I Fratelli Musulmani in Kuwait dispongono, poi, di un’organizzazione di beneficenza non governativa, nota come Società per la Riforma Sociale (SRS), sanzionata e accusata, in quanto organizzazione terroristica, da Russia e Kazakistan. Quest’ultimo, in particolare, ha affermato che la SRS è stata fautrice di operazioni terroristiche, tra cui jihad armato e finanziamento al terrorismo.

Sebbene inizialmente il governo kuwaitiano abbia tollerato il ramo dei Fratelli Musulmani attivo nel Paese, negli ultimi anni le tensioni tra l’esecutivo e l’ICM si sono inasprite, in particolare in seguito alla predominanza dell’organizzazione in Egitto tra il 2012 ed il 2013. In questi anni, inoltre, il Movimento ha boicottato le elezioni parlamentari in Kuwait, e tale opposizione è durata fino al 2016, quando alcuni candidati del partito sono riusciti a conquistare seggi in Parlamento.

Il passaggio di consegne dei tre egiziani è da includersi nel quadro di “uno stretto coordinamento tra le autorità di sicurezza kuwaitiane e le loro controparti egiziane per quanto riguarda lo scambio di criminali”. Già il 12 luglio 2019, il Kuwait aveva arrestato e consegnato al Cairo otto presunti membri dei Fratelli Musulmani. La mossa era stata condannata da Human Rights Watch, che aveva messo in guardia da “gravi rischi di tortura e persecuzione”. Inoltre, secondo HRW, l’espulsione dei cittadini egiziani rappresentava una violazione degli obblighi del Kuwait ai sensi del diritto internazionale.

Il Kuwait, rispetto agli altri Stati della regione, è stato meno colpito dall’ideologia estremista. Dal 1952, una branca della Fratellanza Musulmana ha tentato di diffondere la propria interpretazione della legge islamica, mentre dagli anni ’70, l’emirato è stato teatro di attacchi terroristici da parte di gruppi palestinesi e sciiti legati ad Hezbollah. A partire dagli anni ’90, invece, il Kuwait ha iniziato ad essere teatro dell’attività di al-Qaeda e da altri gruppi estremisti sunniti, come l’ISIS. L’attentato terroristico più mortale subito dal Kuwait si è verificato il 26 giugno 2015, quando un attentatore suicida dell’ISIS si è fatto esplodere presso una moschea sciita della capitale, causando la morte di 27 fedeli.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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