Istituto Gamaleya: “nessun volontario vaccinato con Sputnik V è stato infettato”

Pubblicato il 13 ottobre 2020 alle 6:11 in Russia

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Nessuno dei 2.000 volontari vaccinati il vaccino russo Sputnik V ha contratto la malattia. A dichiararlo in un’intervista a RIA Novosti nella giornata di ieri è il direttore dell’Istituto di ricerca di epidemiologia e microbiologia Gamaleya, Alexander Gintsburg, confutando le notizie di alcuni media.

“Negli ultimi giorni stanno circolando affermazioni secondo le quali alcuni volontari a cui è stato iniettato il vaccino Sputnik V sarebbero state infettate dopo il contatto con persone positive al nuovo coronavirus, nonostante la formazione degli anticorpi”, ha dichiarato Gintsburg.

“Che cosa significa ‘si sono ammalati’? Va detto che non si è considerati vaccinati dopo la prima somministrazione. Gli anticorpi cominciano a formarsi il quarto o il quinto giorno e raggiungono il plateau il quindicesimo giorno nei casi migliori, oppure al ventunesimo, ma può accadere anche al ventottesimo giorno in alcuni casi. Infatti si considerano vaccinati solo dopo aver ricevuto la seconda dose di vaccino, ovvero il 42° giorno dopo aver ricevuto la prima somministrazione. Qualcuno si è ammalato al 42° giorno?”, ha detto Alexander Gintsburg, sottolineando che una persona può considerarsi vaccinata solo dal 21° giorno successivo alla seconda dose del vaccino.

“Posso affermare che circa 2.000 persone hanno ricevuto la prima e la seconda dose del vaccino e non ci sono infetti tra loro”, ha concluso il direttore dell’Istituto Gamaleya.

L’11 agosto il Ministero della Salute russo ha registrato il primo vaccino al mondo contro il COVID-19, sviluppato dall’Istituto Gamaleya e prodotto insieme al Fondo Russo per gli Investimenti Diretti. Tale preparato ha ricevuto il nome di Sputnik V. Il vaccino prevede l’iniezione di 2 dosi con un intervallo di tre settimane.

I test clinici post-registrazione del vaccino contro il coronavirus sono iniziati a Mosca il 7 settembre ed i primi volontari sono stati vaccinati il 9 settembre.

Complessivamente 40mila volontari hanno preso parte allo studio, di cui 10mila hanno ricevuto un placebo, necessario per testare l’efficacia del vaccino. Alla fine di settembre, il direttore regionale europeo dell’OMS, Hans Kluge, ha ringraziato la Russia per i suoi “eccellenti sforzi profusi nella creazione di un vaccino sicuro ed efficace per la comunità internazionale”.

Il funzionario aveva espresso fiducia circa il fatto che i test clinici post-registrazione avrebbero avuto successo e ha ringraziato tutti i volontari che hanno dato il proprio consenso per prendere parte alle sperimentazioni. Nei giorni scorsi, il ministro della Salute della Federazione Russa Mikhail Murashko ha definito “incoraggianti” i test post-registrazione del vaccino russo anti-Covid Sputnik V.

Nel frattempo, l’OMS ha reso noto che la Federazione Russa ha messo a disposizione i dati preliminari delle prime due fasi dei test clinici svolti sul vaccino Sputnik V.

Mosca ha condiviso con l’OMS i dati relativi alle prime due fasi dei test clinici sul vaccino Sputnik V. A riferirlo è stato il consigliere dell’Ufficio Regionale del Pacifico Occidentale dell’OMS, Socorro Escalante.

“Per quanto riguarda il vaccino russo Sputnik V, abbiamo un aggiornamento dall’ultimo briefing. Al tempo ci trovavamo ad una fase molto preliminare della discussione tra l’OMS e l’autorità regolatoria della Russia, ora sappiamo che la Russia ha già condiviso i propri dati relativi alla fase I e alla fase II dei test clinici con l’OMS, e l’autorità regolatoria stessa ha già fornito l’approvazione condizionata per il vaccino. Al momento non disponiamo di informazioni sulla fornitura del vaccino in altri paesi”, ha dichiarato Escalante.


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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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