Indonesia: studenti e gruppi islamici si uniscono alle proteste

Pubblicato il 13 ottobre 2020 alle 16:36 in Asia Indonesia

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Gruppi studenteschi e associazioni islamiche sono scesi in strada il 13 ottobre per protestare contro un nuovo disegno di legge per l’Indonesia che potrebbe apportare importanti modifiche alle norme sul lavoro, così come alla protezione ambientale. Durante quest’ultima giornata di proteste, la polizia ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere le folle radunatesi in più località.

Il 13 ottobre, sono stati oltre 1.000 i manifestanti appartenenti a gruppi islamici e studenteschi che si sono uniti alle dimostrazioni contro il governo, sventolando le bandiere rosse e bianche del Paese. Tra questi, vestiti di bianco, vi erano anche membri di gruppi conservatori islamici, a testimonianza della loro presa di posizione. Sempre il 13 ottobre, anche la maggiore organizzazione islamica dell’Indonesia, Nahdlatul Ulama, ha quindi espresso sostegno per i gruppi di manifestanti, sostenendo che la nuova legge “calpesterà” i diritti della classe operaia indonesiana.

Le proteste sono iniziate lo scorso 6 ottobre, ad un giorno di distanza dall’approvazione in Parlamento della legge di stimolo all’economia, nota come Legge Omnibus. Da allora, le manifestazioni di dissenso sono state organizzate in vari luoghi del Paese e hanno attratto migliaia di indonesiani. In alcuni casi, si sono verificati episodi di violenza che hanno visto le folle scagliare pietre e pneumatici infiammati contro le forze dell’ordine. Ad oggi, in totale sarebbero circa 6.000 le persone arrestate in connessione a tali proteste.

Nonostante l’accrescersi del movimento di dissenso popolare, il 13 ottobre, il vice presidente della Camera dei Rappresentanti indonesiana, Azis Syamsyuddin, ha rivelato a Reuters che quello che adesso è soltanto un disegno di legge sarà inviato al presidente indonesiano, Joko Widodo, e sarà poi reso pubblico il 14 ottobre. Il governo e il presidente dell’Indonesia sostengono il progetto che si appresta a diventare legge e hanno accusato i manifestanti di essere disinformati, riconducendo le manifestazioni ad “interferenze straniere”, senza però indirizzare tali accuse.

La legge Omnibus, che prevede ampie revisioni per 79 leggi in settori chiave quali il lavoro e la tassazione, è stata elaborata con lo scopo di attrarre investimenti, abbattendo regolamenti e adempimenti burocratici, accelerando il ritmo delle riforme economiche e migliorano l’ambiente degli investimenti indonesiano in generale. Il disegno di legge è un elemento centrale dell’amministrazione del presidente dell’Indonesia Widodo, il quale ha affermato che la legge prevede un cambiamento necessario per promuovere la crescita economica e per attrarre nel Paese quei segmenti della catena di approvvigionamento globale che si stanno spostando dalla Cina.

Secondo le unioni sindacali indonesiane, però, alcune disposizioni contenute nel progetto della Legge Omnibus consentiranno ai datori di lavoro di tagliare più diritti dei lavoratori, tra i quali il congedo obbligatorio e la liquidazione. Quest’ultima, in particolare, potrebbe essere ridotta da una cifra che prevede 32 volte lo stipendio a 19. Inoltre, sempre secondo i sindacati, con le nuove disposizioni saranno incoraggiate le assunzioni a contratto e part-time, ai danni di quelle a tempo pieno. Dal punto di vista di più manifestanti, con la nuova legge, la popolazione indonesiana potrebbe essere destinata ad avere solamente lavori a contratto. Oltre che dai sindacati, la legge Omnibus è stata criticata anche dagli ambientalisti in quanto le nuove regole prevedranno studi ambientali solamente nel caso di investimenti “ad alto rischio”, aumentando, a loro detta, la possibilità che la legge possa accelerare la distruzione di “ciò che resta” delle foreste pluviali indonesiane.

Al momento, l’Indonesia, che è la prima economia del Sud-Est Asia, necessita di adottare misure che promuovano la sua competitività. Tuttavia, questo potrebbe essere un momento delicato per apportare cambiamenti in quanto il Paese si trova in una situazione di fragilità determinata dalla diffusione del coronavirus all’interno dei suoi confini. Al momento, il Paese ha confermato un totale di 340.622 positivi e 12.207 vittime, posizionandosi al secondo posto per contagi nella regione del Sud-Est Asia.

Secondo stime redatte dal Fondo monetario internazionale (IMF), il peso economico della crisi sanitaria a livello globale si è riversato specialmente sulle fasce più povere della popolazione. Per tale ragione, secondo un’analisi di The Diplomat, andare a tagliare tutele ai lavoratori, come previsto dalla Legge Omnibus, porterà solamente a maggiore precarietà tra la popolazione indonesiana e tale problema potrebbe riversarsi anche sulla politica del Paese.

Di recente, l’Indonesia ha assistito ad una crescita del nazionalismo e dell’” esclusivismo islamico”, soprattutto in seguito alla condanna a due anni di carcere dell’ex governatore di Jakarta, Basuki Tjahaja Purnama, di etnia cinese, per accuse di blasfemia, nel 2017. L’arresto era arrivato dopo proteste di massa organizzate da gruppi islamici che accusavano il governatore di aver profanato il Corano. In tale circostanza, sebbene la campagna contro il governatore si fondasse su questioni etniche e settarie, il movimento aveva ottenuto grande appoggio e aveva coinvolto anche le comunità più povere di Jakarta che erano state colpite da politiche di sgombero ed eliminazione delle baraccopoli promosse dall’allora governatore. Tale episodio, sempre a detta di The Diplomat, dimostrerebbe come l’insicurezza economica possa alimentare il populismo e come la decisione di rivedere le politiche sul lavoro mentre il Paese affronta la pandemia possa essere quanto mai rischioso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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