Etiopia: almeno 12 persone uccise a Metakal

Pubblicato il 13 ottobre 2020 alle 18:57 in Africa Etiopia

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Almeno 12 persone sono state uccise in Etiopia, nella zona di Metakal, compresa nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz. È quanto ha riferito, martedì 13 ottobre, il portavoce del governo regionale, Melese Beyene.

Le uccisioni, avvenute lunedì notte, hanno fatto seguito a due attacchi nella stessa zona avvenuti il mese scorso, precisamente tra il 6 e il 13 settembre, quando circa 45 persone erano state uccise da uomini armati non identificati. L’episodio sottolinea gli ostacoli in termini di sicurezza per il governo di Addis Abeba. 

Le uccisioni sono iniziate come vendetta in seguito all’assassinio del fratello di un funzionario locale, ha spiegato il portavoce. Tra le vittime di lunedì 12 ottobre sono state identificate diverse donne e bambini, molti massacrati nelle loro case. “Ho visto una bambina di sei mesi che era stata uccisa nella sua abitazione e il suo corpicino gettato in un campo”, hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters un membro anziano del Movimento Nazionale di Amhara (NAMA) e un sopravvissuto locale, che hanno chiesto entrambi di rimanere anonimi per paura di ripercussioni.

Il vice primo ministro etiope, Demeke Mekonnen, ha invitato le persone nella zona di Metakal ad armarsi e a difendersi, dal momento che la situazione della sicurezza nella regione risulta essere “tragica”. Benishangul-Gumuz si trova al confine con il Sudan. A settembre, la Commissione etiope per i diritti umani ha dichiarato che centinaia di civili sono rimasti sfollati a causa delle violenze e ha chiesto alle autorità regionali di avviare un’indagine approfondita sugli avvenimenti.

Il 24 giugno dello scorso anno, un gruppo di uomini in uniforme mimetica aveva ucciso più di 50 persone nella stessa zona. Per il capo della sicurezza locale, gli aggressori erano le stesse persone coinvolte nel fallito colpo di stato di due giorni prima. Il 22 giugno, si era verificato a Bahir Dar, capitale regionale dello Stato di Amhara, un tentativo di golpe. I cospiratori avevano intenzione di rovesciare Ambachew Mekonnen, il capo del governo regionale di Amhara, che si trova a Nord della capitale. Mekonnen rimase ucciso nel tentato golpe, insieme a un suo consigliere. Il 24 giugno, le autorità etiopi avevano dichiarato di aver ucciso il leader del fallito colpo di Stato. Si sarebbe trattato del generale Asamnew Tsige. 

Il primo ministro etiope è il leader più giovane del continente africano. Nell’arco del suo mandato, Abiy è stato promotore di una serie di riforme sociali, economiche e di sicurezza che hanno portato sia a una svolta nella politica interna ed estera del Paese, il più popoloso dell’Africa dopo la Nigeria, sia a un nuovo equilibrio diplomatico nella regione del Corno d’Africa. La sua azione riformatrice è talmente determinata che l’Etiopia sembra essere a un bivio tra dittatura e democrazia. 

Secondo vari analisti, una delle conseguenze della linea dura del premier è stata quella di ampliare le divisioni etniche del Paese. In questo modo, partiti etnocentrici, come il NAMA, stanno guadagnando un crescente sostegno e la loro retorica sta alimentando una forte violenza interetnica. Dalla sua fondazione, avvenuta nel 2018, il NAMA si è imposto come principale rivale della coalizione di governo, che detiene il potere in Etiopia dal 1991.

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Chiara Gentili

di Redazione

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