Accordi di Artemide: anche l’Italia nel patto internazionale per la Luna

Pubblicato il 13 ottobre 2020 alle 20:31 in Italia USA e Canada

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Il 13 ottobre, otto Paesi, tra cui l’Italia, hanno sottoscritto gli accordi per l’esplorazione della superficie lunare, noti come “Accordi di Artemide”, al fine di definire gli standard per la costruzione di insediamenti a lungo termine sulla superficie lunare. 

Gli accordi, che prendono il nome dal programma lunare Artemis della NASA, si sono ispirati alla legge spaziale internazionale esistente e hanno concordato la creazione di “zone di sicurezza” che circonderà le future basi lunari, per prevenire conflitti tra gli Stati che vi operano. Inoltre, sarà possibile per le società private possedere le risorse lunari che estraggono. Gli Stati Uniti, l’Australia, il Canada, il Giappone, il Lussemburgo, l’Italia, il Regno Unito e gli Emirati Arabi Uniti hanno firmato gli accordi durante una conferenza spaziale annuale, tenutasi il 12 ottobre, dopo mesi di colloqui. L’iniziativa è stata spinta dagli Stati Uniti che stanno cercando alleati nell’ambito del loro piano di ritorno sulla luna entro il 2024. 

“Quello che stiamo cercando di fare è stabilire norme di comportamento che ogni nazione possa accettare”, ha riferito ai giornalisti il capo della NASA, Jim Bridenstine. Secondo la sua opinione, gli accordi sono coerenti con un trattato del 1967 che stabilisce che la Luna e altri corpi celesti sono esenti da rivendicazioni nazionali di proprietà. “Stiamo rendendo operativo il Trattato sullo Spazio allo scopo di creare la più ampia, inclusiva e più vasta coalizione di voli spaziali umani nella storia”, ha aggiunto Bridenstine. L’amministrazione Trump e i governi di altri Paesi ugualmente impegnati nell’esplorazione spaziale vedono la Luna come una risorsa strategica, oltre che come un valore per la ricerca scientifica. Nel 2019, il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, ha dato alla NASA il compito di riportare gli esseri umani sulla Luna entro il 2024, dimezzando il tempo che l’agenzia aveva previsto per tale missione. Non solo, tra le indicazioni di Pence c’era quella di organizzare una presenza umana a lungo termine sulla superficie lunare. Il programma della NASA, che dovrebbe costare decine di miliardi di dollari, invierà rover robotici sulla superficie della luna prima di un eventuale atterraggio umano. La NASA prevede anche di costruire un Lunar Gateway, una stazione spaziale in orbita attorno alla Luna. 

Da parte sua, il magnate Elon Musk aveva già annunciato l’intenzione di avviare iniziative private per raggiungere la Luna. Il 17 settembre 2018, il fondatore di Paypal aveva tenuto una conferenza stampa con un magnate giapponese, Yusaku Maezawa, annunciando l’intenzione di viaggiare nello spazio con un equipaggio non convenzionale. “Ho scelto di andare sulla Luna, con alcuni artisti”, aveva dichiarato Maezawa, spiegando che avrebbe voluto essere il primo, ma non l’unico privato cittadino a visitare la Luna. Il signor Maezawa ha depositato un acconto per un volo a bordo di razzo di nuova generazione per raggiungere. “Un deposito molto significativo”, aveva specificato Musk. In un’intervista dopo la conferenza stampa, il signor Maezawa aveva raccontato di aver iniziato a pensare a un viaggio sulla Luna circa cinque anni prima. Inizialmente, aveva contemplato un’offerta russa, commercializzata dalla società di viaggi spaziali Space Adventures. Più tardi, aveva contattato la SpaceX di Musk, che si stava avvicinando al lancio del suo razzo Falcon Heavy. Secondo i piani iniziali, dovrebbero volerci ancora 3 anni prima che il progetto venga ultimato e il  magnate giapponese possa arrivare sulla Luna. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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