ONU: catastrofi naturali peggiori del coronavirus

Pubblicato il 12 ottobre 2020 alle 17:27 in Africa Asia Europa

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Secondo un nuovo report delle Nazioni Unite, negli ultimi 20 anni si sono verificati il doppio dei disastri naturali, rispetto ai 20 anni precedenti. Il cambiamento climatico è la causa principale dell’aumento e la pandemia è la prova che non siamo pronti. 

Nel periodo dal 2000 al 2019, ci sono stati 7.348 gravi eventi catastrofici che hanno causato 1.23 milioni di vittime, colpendo 4.2 miliardi di persone, con conseguenti perdite economiche globali per circa 2.97 trilioni di dollari. Si tratta di un forte aumento rispetto ai vent’anni precedenti. Tra il 1980 e il 1999, le catastrofi naturali erano state 4.212 in tutto il mondo, provocando circa 1.19 milioni di morti e colpendo 3.25 miliardi di persone. I danni provocati ammontavano a circa 1.63 trilioni di dollari. Gran parte della differenza è spiegata dai cambiamenti climatici e, in particolare, dagli eventi meteorologici estremi. Ben 6.681 degli eventi catastrofici del 2000-2019 sono legati al clima. Nel ventennio precedente, erano 3.656. 

Le inondazioni e le tempeste sono stati gli eventi più problematici. Negli ultimi vent’anni il numero delle inondazioni è più che raddoppiato, da 1.389 a 3.254, mentre l’incidenza dei temporali è cresciuta da 1.457 a 2.034. Sono stati registrati anche importanti aumenti della siccità, degli incendi e si sono registrate temperature estreme. C’è stato anche un aumento degli eventi geofisici, inclusi terremoti e tsunami, che hanno ucciso più persone di qualsiasi altra catastrofe naturale esaminata nel rapporto. Mami Mizutori, rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio di Catastrofi, ha dichiarato, il 12 ottobre: “Siamo intenzionalmente distruttivi. Questa è l’unica conclusione a cui si può giungere quando si esaminano gli eventi catastrofici degli ultimi vent’anni”.

“Il COVID-19 non è che l’ultima prova che ci mostra che i leader della politica e dell’economia devono ancora sintonizzarsi con il mondo che li circonda”, ha aggiunto. “Possono realizzare che se il COVID-19 è così terribile, l’emergenza climatica può essere anche peggio”, ha aggiunto Mizutori, durante la conferenza stampa. Per il prossimo decennio, le Nazioni Unite stimano che il problema peggiore saranno le ondate di caldo. La regione più colpita è l’Asia, dove si trovano 8 dei primi 10 Paesi con il maggior numero di catastrofi naturali. Subito dopo, viene il continente americano e poi quello africano. Tuttavia, sono la Cina e gli Stati Uniti ad aver registrato il maggior numero di disastri naturali, seguiti da India, Filippine e Indonesia. Questi Paesi hanno una densità di popolazione relativamente elevata nelle aree a maggiore rischio. Gli anni 2004, 2008 e 2010 sono stati i più devastanti, con oltre 200.000 morti ad anno. Lo tsunami nell’Oceano Indiano del 2004 è stato l’evento più letale, che ha causato la morte di oltre 220.000 persone. 

La “catastrofe” del 2020, invece, rimane il coronavirus e l’emergenza globale che ne è derivata. Per quanto ora noto, la pandemia è iniziata nella città cinese di Wuhan, nella provincia di Hubei, dove sono stati registrati i primi casi nel mese di dicembre 2019. Il 7 gennaio, è stato identificato un nuovo virus, denominato provvisoriamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il nome: “2019-nCoV”. Il 30 gennaio, l’OMS ha dichiarato il virus un’emergenza mondiale e poi una pandemia l’11 marzo successivo.  Al momento, a livello globale 37.6 milioni di persone hanno contratto il coronavirus e 1.08 milioni ne sono morte. Sembra impossibile immaginare dati ancora peggiori di questi, causati da un progressivo peggioramento della crisi climatica. Tuttavia, le Nazioni Unite stanno cominciando a preparare la popolazione mondiale a tale eventualità. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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