Naufragio a largo della Tunisia: almeno 11 morti

Pubblicato il 12 ottobre 2020 alle 18:01 in Immigrazione Tunisia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 11 persone sono morte, di cui 8 donne e 3 bambini, quando una barca che trasportava un gruppo di migranti verso l’Europa è affondata al largo della Tunisia meridionale. 

La notizia è stata resa pubblica dalle autorità tunisine, l’11 ottobre, ma il naufragio è avvenuto precedentemente, sebbene non sia stato specificato quando. Almeno 7 altre persone sono state salvate, secondo una fonte interna alla polizia tunisina, che ha dichiarato che l’imbarcazione aveva a bordo 27 persone, tutte di nazionalità africana, quando è affondata al largo della città portuale di Sfax. I Paesi del Nord Africa, specialmente Tunisia e Libia, sono un punto di partenza per migranti e rifugiati, molti dei quali in fuga da guerre e fame, che vogliono raggiungere l’Europa attraverso il Mar Mediterraneo. Le stime del 2020 contano oltre 620 persone decedute in mare, durante il pericoloso viaggio verso le coste europee, nelle mani di trafficanti di esseri umani. Dal 2014, si stima che oltre 20.000 persone siano decedute in questo modo, secondo i dati raccolti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

Quando i migranti rimangono intrappolati in Nord Africa, la situazione rimane però altrettanto pericolosa. Un report di Amnesty International, intitolato “Tra la vita e la morte”, evidenzia le violazioni dei diritti umani subite dalle persone che vengono soccorse nel Mediterraneo e poi riportati in Libia. Il documento sottolinea che questi individui, in Libia, “sono intrappolati in un ciclo di gravi violazioni dei diritti umani e abusi tra cui detenzioni arbitrarie prolungate e altre privazioni illegali della libertà”. In 58 pagine, il report analizza la crisi nel Paese Nordafricano e si conclude con una serie di raccomandazioni per le autorità locali, i gruppi che di fatto controllano il territorio, per il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, per l’Unione Europea e per i suoi Stati membri. “Per interrompere il ciclo di abusi, l’UE e i suoi Stati membri devono riconsiderare la loro cooperazione con la Libia sulla migrazione, subordinando qualsiasi ulteriore sostegno all’azione immediata per fermare orribili abusi contro rifugiati e migranti”, ha scritto Amnesty.

Il documento è stato diffuso in seguito all’annuncio da parte della Commissione Europea della nuova proposta per superare il sistema di Dublino e garantire una ridistribuzione dei migranti all’interno dell’Unione Europea. Il piano prevede un meccanismo di “solidarietà obbligatoria” e una conseguente divisione degli oneri in tale ambito. Tuttavia, la proposta è stato fortemente criticata poiché prevede anche il rimpatrio di alcuni soggetti, sopratutto in periodi di emergenza migratoria. Il documento deve ancora essere approvato dal Parlamento Europeo e alcuni Stati membri, sopratutto nell’Est Europa, si sono già opposti alla proposta della Commissione. Il nuovo piano per l’immigrazione era stato presentato a seguito del devastante incendio del 9 settembre nel campo profughi di Moria, il più vasto d’Europa, situato sull’isola greca di Lesbo. Tale evento ha lasciato circa 12.000 migranti e rifugiati senza un tetto, riportando i riflettori sulle politiche migratorie dell’UE. 

La stessa Italia, ha mostrato l’intenzione di attuare dei cambiamenti nel settore. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto sull’immigrazione, il 6 ottobre, che prevede il superamento dei cosiddetti “decreti sicurezza” dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. La misura estende la protezione per i migranti e diminuisce i rischi per le navi di soccorso che effettuano salvataggi nel Mediterraneo. Il nuovo decreto vuole sancire il ritorno a un “sistema di accoglienza e integrazione”. Il documento è intitolato: “Misure urgenti nel campo della migrazione, protezione internazionale e complementare, nonché nel campo del diritto penale”. Il testo non fa riferimento al tema della “sicurezza” ed è il risultato del lavoro coordinato dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.