Iraq, Sinjar: raggiunto un accordo con il Kurdistan

Pubblicato il 12 ottobre 2020 alle 12:08 in Iraq Medio Oriente

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Il governo iracheno di Baghdad e quello regionale del Kurdistan, in coordinamento con la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Iraq (UNAMI), hanno raggiunto, il 9 ottobre, un accordo volto a far fronte alle sfide politiche e in materia di sicurezza legate alla regione di Sinjar.

Per le Nazioni Unite si è trattato di un primo passo rilevante verso un “futuro migliore”, con il fine ultimo di favorire la ricostruzione della regione e rafforzare le relazioni tra Baghdad ed Erbil. L’amministrazione di Sinjar, situata in un’area contesa nella provincia settentrionale di Ninive, è stata una delle questioni su cui i due governi hanno faticato a lungo per trovare un punto di incontro. Nel 2014, i combattenti dello Stato Islamico entrarono nella regione commettendo crimini atroci contro la minoranza yazida, considerata eretica. Secondo le Nazioni Unite, si sarebbe trattato di un vero e proprio genocidio, dal momento che almeno 3.000 yazidi sarebbero stati uccisi dall’ISIS e 6.000 ridotti in schiavitù, tra cui anche bambini. Inoltre, stando a quanto riferito dall’Onu, circa 3.000 donne e ragazze rapite risultano essere ancora disperse. Nonostante la sconfitta militare dell’ISIS, la regione ha poi continuato ad essere testimone di instabilità, visti i dissidi su questioni di sicurezza, e la mancanza di un’amministrazione unificata.

La Rappresentante speciale delle Nazioni Unite per l’Iraq, Jeanine Hennis-Plasschaert, il 9 ottobre, si è detta speranzosa circa il nuovo accordo, credendo che questo possa inaugurare una nuova fase per Sinjar, in cui siano gli interessi della popolazione a prevalere, così da consentire il ritorno degli abitanti locali presso le loro abitazioni, da accelerare le operazioni di ricostruzione e migliorare i servizi pubblici.  Idee simili sono giunte anche dal governo di Baghdad, così come riferito dal portavoce del premier, Ahmed Mulla Talal, il quale ha affermato che il primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, ha incoraggiato un accordo “storico” che rafforzerà l’autorità federale di Sinjar in termini di governance e sicurezza.

Circa i dettagli del nuovo patto, questo prevede la scelta di una nuova amministrazione locale per il distretto di Sinjar, mentre la sicurezza della regione verrà affidata alle forze locali, al cui interno si prevede un ampliamento di 2.500 nuove unità e l’allontanamento di fazioni esterne. L’erogazione dei servizi, è stato specificato, sarà responsabilità di un comitato congiunto composto da membri del governo centrale, di quello del Kurdistan e del governatorato di Ninive. Il governo federale, in coordinamento con l’esecutivo regionale, svolgerà un ruolo centrale, in quanto dovrà garantire l’attuazione ed il rispetto dell’accordo, collaborando altresì con la popolazione locale stessa.

L’accordo, ha riferito Talal, pone fine all’ingerenza di gruppi esterni. Il riferimento va, in particolare, al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), la cui presenza non è ben vista dal governo di Erbil, che ha più volte esortato tale organizzazione ad abbandonare Sinjar. Il PKK aveva preso il controllo del distretto nel 2014, quando aveva iniziato a sostenere la comunità yazida contro lo Stato Islamico. Ciò è stato visto da alcuni come un semplice pretesto per stabilire una base logistica, da cui effettuare le proprie operazioni. Il PKK è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica.

Partiti politici iracheni hanno descritto l’accordo dell’8 ottobre una soluzione ideale per ripristinare la stabilità a Sinjar e un esperimento che potrebbe essere applicato in altre regioni del Paese, sebbene alcuni parlamentari si siano chiesti quali sono i benefici che questo potrà effettivamente portare alla comunità yazida. In tale quadro, anche il presidente del governo regionale del Kurdistan, Masrour Barzani, ha accolto con favore l’accordo, definendolo un punto di inizio per l’attuazione dell’articolo 140 della costituzione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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