Germania: sanzioni UE contro la Bielorussia troppo “blande”, inserire anche Lukashenko

Pubblicato il 12 ottobre 2020 alle 16:01 in Bielorussia Europa Germania

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La Germania ha dichiarato che intende inserire il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, in un nuovo elenco di sanzioni europee. È quanto ha reso noto, lunedì 12 ottobre, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, prima di incontrare i suoi omologhi europei nell’ambito del Consiglio Affari Esteri, a Lussemburgo.

“Dobbiamo riconoscere che dal nostro ultimo incontro nulla è migliorato. Il regime di Lukashenko continua a esercitare la violenza, vediamo ancora arresti di manifestanti pacifici”, ha affermato Maas. “Ho proposto di aprire la strada ad un altro pacchetto di sanzioni e Lukashenko dovrebbe essere inserito in questa lista”, ha aggiunto.

Nella giornata di domenica 11 ottobre, circa 586 persone, di cui almeno 40 giornalisti, sono state arrestate dalle forze di sicurezza bielorusse mentre manifestavano per chiedere nuove elezioni presidenziali. Filmati riprodotti dalle tv locali hanno mostrato la polizia che, con addosso passamontagna neri, trascinava gli attivisti all’interno di furgoni neri non contrassegnati e li picchiava con manganelli. In una sequenza, appare anche un van delle forze di polizia che inizia a lanciare contro la folla potenti getti d’acqua da un cannone. Le violenze di domenica giungono dopo che Lukashenko ha tenuto un incontro con i leader dell’opposizione detenuti in carcere, sabato 10 ottobre. L’evento, alquanto insolito, ha spinto i manifestanti a credere che il presidente si stesse preparando a fare concessioni. Dopo la visita nel carcere di Minsk, Lukashenko ha addirittura concesso la scarcerazione a due detenuti, l’uomo d’affari Yuri Voskresensky e il direttore dell’ufficio bielorusso del produttore di software PandaDoc, Dmitry Rabtsevich.

I leader dell’Unione Europea hanno accettato, il 2 ottobre, di sanzionare 40 individui bielorussi responsabili della falsificazione dei risultati delle elezioni del 9 agosto e dei violenti attacchi e arresti illegali di manifestanti. Sebbene la mossa fosse stata decisa ad agosto, la tanto attesa unanimità in seno al Consiglio europeo è stata raggiunta solo qualche giorno fa, poiché Cipro si rifiutava di dare l’ok alle misure contro Minsk senza la garanzia che anche Ankara sarebbe stata punita in questa maniera se avesse continuato con le sue attività unilaterali nel Mediterraneo orientale.

L’elenco delle sanzioni europee, tuttavia, esclude il presidente Lukashenko. Questo nonostante i crescenti appelli da parte dei gruppi per la difesa dei diritti umani, dei politici e dei leader dell’opposizione bielorussa, come Svetlana Tikhanovskaya, che ha sfidato il presidente bielorusso alle elezioni del 9 agosto. L’UE, dopo il vertice straordinario del Consiglio, ha specificato che varie modifiche potrebbero essere apportate all’elenco e che il blocco continuerà a “seguire e monitorare la situazione”. Alcune fonti interne, riportate dall’agenzia di stampa italiana Ansa, hanno riferito che si sarebbe già arrivati ad un accordo sulle sanzioni contro Lukashenko alla riunione di oggi, lunedì 12 ottobre, a Lussemburgo.

Nel frattempo, la leader dell’opposizione bielorussa, Tikhanovskaya, ha fatto sapere, attraverso una dichiarazione pubblicata sul suo canale Telegram, che non arresterà la sua protesta: “Continueremo a marciare pacificamente e con insistenza e chiederemo ciò che è nostro: nuove elezioni libere e trasparenti”. La donna è attualmente rifugiata in Lituania, dopo essere stata costretta ad abbandonare il suo Paese. Il governo di Vilnius, ritenendo troppo blandi i provvedimenti di Bruxelles, ha deciso di varare sanzioni contro lo stesso presidente Lukashenko ed è stato seguito pochi giorni dopo da Estonia e Lettonia. Anche la Gran Bretagna e il Canada hanno imposto sanzioni ai danni del presidente della Bielorussia, di suo figlio e di altri alti funzionari del Paese, a seguito delle violazioni sistematiche dei diritti dei cittadini bielorussi. Gli Stati Uniti, invece, similmente all’UE, hanno punito solo 8 funzionari giudicati responsabili delle frodi elettorali e delle violenze nella repressione delle manifestazioni.

Proteste di massa senza precedenti hanno scosso la Bielorussia sin dalle elezioni presidenziali del 9 agosto, che hanno attribuito la vittoria, per il sesto mandato consecutivo, al presidente Alexander Lukashenko. Secondo il conteggio ufficiale, il capo di Stato avrebbe ottenuto l’80,1% dei voti. La candidata dell’opposizione unita, che è proprio Sviatlana Tichanovskaja, avrebbe guadagnato invece il 10,12% dei consensi. L’opposizione ha contestato i risultati e ha affermato che le votazioni sono state segnate da gravi brogli elettorali.

Il voto non è riconosciuto né dall’opposizione bielorussa né dall’Unione Europea, e la Russia, storica alleata di Minsk, ha definito le elezioni “non ottimali”. Nei primi giorni di protesta, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa. A seguito della pressione popolare e internazionale, la polizia ha smesso di usare la forza per disperdere i manifestanti, ma le proteste sono continuate nelle strade e si sono estese anche ad alcune reti televisive e imprese pubbliche, che hanno deciso di scioperare.

Il 7 settembre, una leader delle proteste in Bielorussia, Maria Kolesnikova, è scomparsa improvvisamente e alcuni testimoni hanno dichiarato che la donna sarebbe stata rapita, da persone non identificate, nel centro di Minsk. 

Putin, dal canto suo, il 27 agosto ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso in cui “la situazione degeneri”. Il leader del Cremlino, tuttavia, ha invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste. Una posizione ribadita lo scorso 14 settembre, quando il presidente bielorusso è volato a Sochi, per un vertice bilaterale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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