Egitto-Russia: prima esercitazione navale congiunta nel Mar Nero

Pubblicato il 12 ottobre 2020 alle 11:35 in Egitto Russia

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Russia ed Egitto condurranno, per la prima volta, un’esercitazione navale congiunta nel Mar Nero. È quanto ha annunciato il Ministero della Difesa di Mosca, senza tuttavia specificare quando inizieranno le attività.

Una delegazione della Marina egiziana ha discusso dell’esercitazione con i funzionari della Marina russa durante una visita di tre giorni avvenuta la settimana scorsa a Novorossiysk, sul Mar Nero. Come specificato dal quotidiano al-Monitor il 9 ottobre, è stato stabilito che le due Marine verranno accompagnate nelle operazioni da aerei da combattimento ed “elaboreranno strategie congiunte per proteggere le rotte marittime da varie minacce”. L’esercitazione sarà sotto il comando russo-egiziano ed includerà lancio di missili e fuoco di artiglieria dalle navi partecipanti. Le operazioni includeranno anche ispezioni simulate di “navi sospette”.

La missione, denominata “Ponte dell’amicizia 2020”, sarà la prima esercitazione navale congiunta nel Mar Nero tra i due Paesi. La Russia sta cercando di posizionarsi come un partner più favorevole rispetto agli Stati Uniti per i Paesi del Medio Oriente e, per perseguire questo obiettivo, ha puntato gli occhi sull’Egitto.

Il colpo di stato del 3 luglio 2013, guidato dal presidente Abdel Fattah al-Sisi, ha portato ad una ripresa delle relazioni militari egiziane con Mosca. I due Paesi hanno tenuto la loro prima esercitazione navale congiunta nel 2015, nelle acque del Mediterraneo.

L’annessione della Crimea da parte di Mosca, nel 2014, ha contribuito a posizionare la Russia come un attore ancora più potente nel Mar Nero, una frontiera strategica con la NATO che può offrire al Cremlino accesso alle riserve di gas naturale e ad una maggiore influenza sui vicini dell’Europa orientale. L’annessione ha anche esteso la portata del radar e della difesa aerea russa, provocando una maggiore attività e presenza navale degli Stati Uniti nel Mar Nero. L’annuale esercitazione multinazionale Sea Breeze, guidata dagli USA, si è conclusa nella regione a luglio. L’evento aveva riunito 27 navi e 19 aerei provenienti da Stati Uniti, Ucraina, Romania, Turchia, Bulgaria, Georgia, Spagna e Norvegia.

La Russia, al momento, è seriamente preoccupata per la situazione sull’asse Caspio-Mar Nero. Le sue relazioni con l’Armenia sono state messe a dura prova dalla Turchia, che è venuta fermamente in aiuto dell’Azerbaigian in seguito allo scoppio del conflitto per la regione del Nagorno-Karabakh. Ankara sta cercando di cementare il proprio posto nel Caucaso e il dispiegamento di militanti siriani ha catturato l’attenzione di Mosca.

La situazione tra Armenia e Azerbaigian nel Nagorno-Karabakh è degenerata il 27 settembre. Da quel giorno ci sono battaglie continue sulla linea di contatto. È stata introdotta, in entrambi i Paesi, la legge marziale. La mobilitazione generale è stata decretata dai governi di Erevan e Stepanakert, mentre l’Azerbaigian ha proclamato una mobilitazione parziale. Stapanakert, capitale della Repubblica di Artsakh (nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh sin dal 1992), è stata bombardata diverse volte dall’inizio del conflitto. Morti e feriti si contano anche tra la popolazione civile da entrambe le parti.

Armeni e azeri si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato dai tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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