Coronavirus in Iran: mezzo milione di contagi, nuovo record di decessi

Pubblicato il 12 ottobre 2020 alle 9:46 in Iran Medio Oriente

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L’Iran ha registrato il numero più elevato di decessi giornalieri da Covid-19, pari a 251, in un momento in cui i contagi hanno raggiunto il mezzo milione.

A riferirlo è stato il Ministero della Sanità iraniano, domenica 11 ottobre, e, nello specifico, il suo portavoce, Sima Sadat Larry, il quale ha dichiarato che, con gli ultimi 251 decessi registrati nelle 24 ore precedenti, la pandemia di coronavirus ha provocato 28.544 vittime sino ad ora, su un totale di 500.075 casi positivi. Inoltre, in un giorno sono stati riportati 3.822 nuovi contagi. Prima dell’11 ottobre, il record di morti giornalieri era pari a 239, registrato il 7 ottobre. Tali cifre rendono l’Iran il Paese mediorientale più colpito nella regione, oltre ad essere stato considerato, sin da marzo, il focolaio di coronavirus in Medio Oriente. Tra i pazienti infetti continuano ad esservi anche funzionari di governo e di istituzioni, tra cui l’assistente del presidente Rouhani, Mohammad Baqir Nobakht, e il direttore dell’Organizzazione Iraniana per l’Energia Atomica, Ali Akbar Salehi.

I primi contagi erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta meta di pellegrinaggio religioso dalla comunità musulmana sciita. Da allora, il virus si è diffuso negli altri governatorati, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan, e diversi Paesi mediorientali hanno riferito di aver registrato casi legati proprio a tale Paese. Ad oggi, 12 ottobre, la situazione non sembra essere cambiata, nonostante uno stato di allerta e preoccupazione sollevato già da settimane.

Di fronte a tale scenario, il governo di Teheran, precedentemente restio a imporre nuove restrizioni per non aggravare ulteriormente l’economia iraniana, è stato costretto a rivedere la propria posizione. In particolare, la capitale è attualmente interessata da una chiusura parziale, ulteriormente estesa, il 10 ottobre, fino al 16 ottobre prossimo. Teheran è stata inclusa tra le aree “rosse”, ovvero a più alto rischio contagio. La chiusura include bar, università, scuole, musei, cinema, centri e circoli sportivi, mentre eventi pubblici e mostre sono state vietate, accanto alla preghiera del venerdì, tradizionalmente tenuta in moschea.

Nella capitale, inoltre, è obbligatorio indossare la mascherina anche all’aperto e per chi viola tale disposizione è prevista una multa pari a 500.000 rial. Il presidente, Hassan Rouhani, ha inoltre riferito che i pazienti infetti che non rispettano il periodo di quarantena, pari a due settimane, saranno puniti con un’ammenda del valore di 2 milioni di rial. Il portavoce del governo, Ali Rabiei, ha dichiarato che i casi infetti verranno rintracciati e tracciati attraverso diversi strumenti, tra cui il loro telefono cellulare.

In precedenza, il Ministero aveva messo in luce come la situazione di escalation fosse da attribuirsi ad un mancato rispetto dei protocolli emanati e dall’aumento degli spostamenti e dei viaggi della popolazione. In particolare, dal 29 agosto 2020, hanno avuto luogo i festeggiamenti dell’Ashura, una ricorrenza del mondo islamico. Pochi giorni dopo la conclusione delle celebrazioni, più di 14 milioni di studenti iraniani sono tornati a scuola, vista l’insistenza del governo di Teheran per la ripresa delle attività, nonostante gli avvertimenti degli esperti, i quali avevano riferito che una terza ondata della pandemia si stava già verificando in diverse regioni. Parallelamente, a Teheran i dipendenti di dipartimenti governativi sono stati chiamati nuovamente in ufficio, mettendo fine al periodo di smart working. Nel frattempo, però, il virus ha continuato e continua tuttora a diffondersi, colpendo, ancora una volta, anche deputati del Parlamento.

L’economia di Teheran risente delle conseguenze scaturite dall’emergenza coronavirus e dal crollo dei prezzi di petrolio, considerato un duro colpo imprevisto. Le entrate petrolifere rappresentano circa il 10% del bilancio dell’Iran e il budget per il 2020 era stato inizialmente calcolato sulla base della vendita di un milione di barili di petrolio al giorno a circa 50 dollari al barile. Tuttavia, le perduranti sanzioni imposte dagli Stati Uniti, la riduzione della domanda di petrolio e il calo dei prezzi hanno determinato cambiamenti per il piano di bilancio iraniano. Già il 7 aprile, il ministro delle Finanze e dell’Economia iraniano, Farhad Dejpasand, aveva confermato che la pandemia di corona avrebbe influenzato il 15% del PIL del Paese.

Secondo quanto affermato da Amin Mohseni-Cheraghlou, economista dell’Università americana di Washington, il mercato del lavoro iraniano soffriva già di alti tassi di disoccupazione prima della pandemia, in particolare tra i giovani istruiti. “Nel migliore dei casi, la contrazione economica stimata nel 2020 metterà a rischio 3-4 milioni di posti di lavoro, portando potenzialmente i tassi di disoccupazione effettivi da circa il 20% a oltre il 35% in solo pochi mesi”, ha aggiunto.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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