Cina: focolaio a Qingdao, modello per la gestione dell’epidemia

Pubblicato il 12 ottobre 2020 alle 15:59 in Asia Cina

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La città cinese di Qingdao, nello Shandong, ha riportato 6 nuovi casi di persone infette da coronavirus e 6 casi di asintomatici, il 12 ottobre. Secondo una prima analisi, tutti i casi sarebbero riconducibili al Qingdao Chest Hospital, che avrebbe un dipartimento adibito al trattamento di casi di coronavirus riportati dall’estero, ma questo dato resta ancora da confermare. Intanto, le autorità cittadine hanno intenzione di condurre test di massa sulla popolazione, che conta oltre 9 milioni di abitanti, entro cinque giorni.

Secondo il quotidiano cinese Global Times, specificando che non si tratta di un giudizio definitivo a riguardo, la situazione a Qingdao sembrerebbe rispecchiare il primo stadio di trasmissione del virus, tant’è vero che i casi positivi e asintomatici riscontrati sono stati individuati durante controlli ordinari e non in pazienti recatisi in ospedale perché avevano riscontrato alcuni sintomi. Dal punto di vista nazionale, la situazione a Qingdao potrebbe essere definita localizzata e non dovrebbe avere un impatto di larga scala sul Paese. Sebbene l’allerta rimanga alta, tuttavia, il controllo dell’epidemia in Cina è stabile e la situazione a Qingdao non dovrebbe quindi causare allarmismo a livello sociale o indebolire la fiducia della popolazione sull’efficacia del sistema di prevenzione e controllo nazionale.

I test di massa a Qingdao non saranno un unicum, in precedenza, anche a Wuhan, dove si è originata la pandemia, sono stati eseguiti controlli su tutta la popolazione e altre milioni di analisi erano state condotte anche nelle città di Pechino e Urumqi. Oltre alla campagna di controlli, la città di Qingdao ha rimandato un incontro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, previsto per i prossimi 16 e 18 ottobre e ha messo in isolamento preventivo il Qingdao Chest Hospital, il pronto soccorso del principale ospedale della città e i palazzi dove risiedono i positivi riscontrati.

Per Global Times, se paragonate a quelle del resto del mondo, le misure di contrasto all’epidemia della Cina hanno quattro caratteristiche evidenti. Innanzitutto, il sistema di prevenzione e controllo cinese è estremamente solido e, a livello scientifico, è diventato una prassi in tutto il Paese. In secondo luogo, la Cina ha adottato standard altissimi in base ai quali ogni situazione di contagio è stata contrastata fino alla sua totale estinzione, tali disposizioni sono state accettate e implementate tanto dai governi locali, tanto dalla popolazione, dimostrando  un alto livello di accettazione e cooperazione popolare. In terza istanza, le buone pratiche di prevenzione e controllo hanno permesso all’attività socio-economica di ogni luogo del Paese di riprendersi, così che sempre più località sono tornate o sono sul punto di ripristinare lo stato di normalità. Infine, coadiuvati dal fatto che la ricerca di vaccini sia all’avanguardia in Cina, pur continuando con le normali attività socio-economiche, il Paese ha sviluppato una diffusa capacità di impedire che l’epidemia si diffonda nuovamente su larga scala. Per la testata, la Cina, ad oggi, sa come dover combattere ogni nuovo insorgere dell’epidemia a livello locale, ampliare l’accuratezza delle misure di prevenzione e controllo e ridurre il costo di tali processi.

Di fronte ad uno scenario in cui il coronavirus potrebbe continuare ad esistere per molto, errori di percorso saranno inevitabili ma sarà la capacità di porvi rimedio tempestivamente a determineranno il quadro generale della lotta all’epidemia in Cina. Per tali ragioni, secondo Global Times, non serve fare considerazioni relative al breve periodo, in quanto i fatti valgono più delle parole. Se la Cina riuscirà ad affrontare l’autunno e l’inverno senza una ricomparsa dell’epidemia su larga scala, mantenendo un buon ritmo della crescita economica, tutto ciò potrà contribuire a far cambiare la percezione di molti nel mondo rispetto alla gestione cinese della pandemia. Per il Global Times, la Cina è destinata ad essere ricordata come un esempio positivo della lotta alla pandemia.

Le infezioni a Qingdao sono state riscontrate poco dopo la conclusione della cosiddetta golden week, una settimana di vacanze nazionali per celebrare l’anniversario della fondazione della Repubblica Popolare cinese, avvenuta il primo ottobre 1949, e durante la quale la popolazione è solita viaggiare. Per tale motivo, l’allerta resta ancora molto alta.

Il coronavirus si è originato in Cina dalla città di Wuhan, nella provincia di Hubei, dove sono stati registrati i primi casi nel mese di dicembre 2019. Il 7 gennaio, è stato identificato un nuovo virus, denominato provvisoriamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il nome: “2019-nCoV” e poi chiamato ufficialmente: “Covid-19”, l’11 febbraio. Il 30 gennaio, l’OMS ha dichiarato il virus un’emergenza mondiale e poi una pandemia l’11 marzo successivo. Al momento, in Cina, sono stati registrati in totale 85.578 casi di coronavirus e le vittime causate dall’epidemia sono state 4.634.  

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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