Il caso della Svezia: perchè il coronavirus ha colpito di più

Pubblicato il 12 ottobre 2020 alle 15:52 in Europa Svezia

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A causa del coronavirus, la Svezia ha registrato 5 volte più morti pro-capite rispetto alla vicina Danimarca e circa 10 volte di più della Finlandia o della Norvegia. Cosa è successo e cosa è stato fatto. 

Allo scoppio della pandemia, la Svezia ha attirato l’attenzione internazionale per aver condotto un esperimento ritenuto da molti “non ortodosso”. Ha permesso al mondo di esaminare cosa succede quando un governo permette ai suoi cittadini di continuare a vivere, in gran parte senza restrizioni, nonostante l’emergenza sanitaria. La Svezia ha puntato molto sulla responsabilità della sua popolazione, evitando di imporre rigidi divieti governativi in numerosi settori. Nonostante l’aumento dei casi e le rigorose quarantene applicate in Danimarca e Norvegia ad aprile, i confini, i ristoranti, le palestre, i negozi, i parchi giochi svedesi sono rimasti aperti.

Circa tre mesi dopo, il coronavirus ha causato 5.420 morti in Svezia, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il dato può non sembrare critico, rispetto ai numeri registrati a luglio dagli Stati Uniti, che contavano oltre 129.000 decessi. Tuttavia, la Svezia è un paese di soli 10 milioni di abitanti, quindi, ogni milione di persone, il Paese ha registrato il 40% di decessi in più rispetto agli Stati Uniti, 12 volte di più della Norvegia, 7 volte di più della Finlandia e 6 volte di più della Danimarca. Secondo i dati aggiornati al 10 ottobre, la Svezia era al quinto posto per numero di morti, ogni milione di abitanti, contandone ben 573. La prima in questa classifica è la Spagna, con 699 decessi per milione di abitanti, poi vengono gli Stati Uniti, con 653 morti ogni milione di abitante, il Regno Unito, che ne conta 640, ed infine l’Italia, con 599 decessi ogni milione di abitanti. 

Tuttavia, la Svezia ha imposto alcune misure e non si è rifiutata di prendere atto della pandemia in corso. Ha chiuso le scuole per studenti dai 16 anni in su e ha incoraggiato i propri cittadini a mantenere le distanze e vietato i grandi raduni. Tuttavia, rispetto ad altri virus, il nuovo coronavirus tende a diffondersi in cluster e questa caratteristica ha svantaggiato i Paesi che hanno scelto misure meno rigorose. Una sola persona infetta ha un alto tasso di diffusione della malattia, generando rischi enormi in caso di libera circolazione dell’individuo. Secondo gli esperti, dal 10 al 20% delle persone infette può essere responsabile dell’80-90% della trasmissione del coronavirus.

Nel complesso, la decisione della Svezia di lasciare che la maggior parte delle attività continuassero senza restrizioni e la sua speranza che la crescente immunità al virus potesse proteggere gli abitati non ha portato i risultati attesi. I funzionari svedesi si sono preoccupati della “sostenibilità” della pandemia e hanno temuto le imposizioni troppo rigide, a causa dei costi elevati per la società. Considerando che non sarà possibile avere un vaccino ancora per mesi, le aziende hanno bisogno di capire come mantenere le proprie attività, riducendo al minimo il rischio. I leader svedesi non sembrano aver trovato la strategia ideale, ma si sono preoccupati di un problema reale e pressante per tutti gli Stati. “Siamo di fronte ad una malattia che dovremo gestire per molto tempo”, ha dichiarato Anders Tegnell, il principale epidemiologo svedese, “e dobbiamo costruire nuovi sistemi per farlo”, ha aggiunto. 

Al 12 ottobre, con l’Europa interessata da una seconda ondata di contagi, la Svezia registra un totale di 97.532 casi e oltre 5.892 decessi. L‘Agenzia per la Sanità Pubblica sta studiando misure locali più rigorose in risposta ai focolai. Le nuove norme, ancora al vaglio, saranno limitate a un periodo di tempo specifico e a specifiche regioni. Gli eventi pubblici con più di 50 persone sono già stati banditi in Svezia. Questo vale, ad esempio, per concerti, manifestazioni e spettacoli teatrali, ma non si applica ai luoghi di lavoro, ai centri commerciali o agli eventi privati. Tuttavia, anche in circostanze in cui questa norma non si applica, è necessario evitare di incontrarsi in grandi gruppi. L’Agenzia di Sanità Pubblica ha chiesto a tutti i cittadini di evitare di organizzare o partecipare a “grandi eventi”, comprese feste, matrimoni e funerali. Nei ristoranti, bar e discoteche si applicano altre regole. Sebbene sia consentito l’ingresso a più di 50 persone, dovrebbe essere garantito il distanziamento ed evitato l’affollamento. Non sono solo i proprietari dei locali ad essere responsabili del rispetto di queste restrizioni, ma anche i singoli, a cui le autorità chiedono di non entrare in luoghi affollati.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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