Afghanistan: scontri con i talebani nella provincia di Helmand

Pubblicato il 12 ottobre 2020 alle 12:01 in Afghanistan Asia

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Almeno 71 talebani sono stati uccisi in una serie di combattimenti nella provincia di Helmand, secondo quanto ha riferito un portavoce del Ministero dell’Interno Afghano, il 12 ottobre. 

Il numero delle possibili vittime tra le forze di sicurezza afghane non è stato reso noto. Lo stesso giorno, una sottostazione elettrica di Helmand è stata danneggiata nei combattimenti, causando un’interruzione dell’energia elettrica nelle province di Kandahar e Helmand. I dipendenti della compagnia che si occupa di quella postazione sono stati fatti prigionieri dai talebani. La notte dell’11 ottobre, un’operazione militare che ha coinvolto commandos e supporto aereo è stata condotta in varie parti della provincia di Helmand, tra cui l’area di Babaji e il distretto di Nad Ali. 

Un membro del Consiglio Provinciale di Helmand ha reso noto che una serie di posti di blocco di sicurezza intorno alla città di Lashkargah, capitale della provincia, sono caduti in mano ai talebani. Il vice governatore designato dai talebani per Helmand, Mawlawi Ghafoor, che ha guidato i recenti combattimenti contro le forze governative nella provincia, è stato arrestato. Ghafoor era tra i prigionieri recentemente rilasciati dal governo afghano come parte del processo di pace. Inoltre, lo stesso 11 ottobre, nella periferia di Lashkargah, si sono verificati scontri che hanno portato alla caduta del distretto di polizia della città in mano ai talebani. I funzionari locali, tuttavia, hanno dichiarato che si trattava di una ritirata tattica.

Il capo del consiglio provinciale di Helmand, Ataullah Afghan, ha affermato che anche alcune parti dell’autostrada 601, che collega Lashkargah con la provincia di Kandahar, sono a loro volta state conquistate dai militanti islamisti. L’autostrada è rimasta chiusa al traffico negli ultimi tre giorni dopo altri scontri. Altre aree che hanno assistito a combattimenti tra le forze afghane e talebane includono la zona di Chah Anjir di Lashkargah e il distretto di Nad Ali. Le violenze si verificano mentre sono in corso dei negoziati di pace per l’Afghanistan a Doha, in Qatar. Tuttavia, gli scontri sono aumentati invece di diminuire, nonostante gli appelli da parte di funzionari afgani e stranieri per una riduzione immediata della violenza. 

Intanto, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che i soldati statunitensi in Afghanistan torneranno a casa, entro Natale. “Il piccolo numero che rimane di nostri coraggiosi uomini e donne che servono in Afghanistan dovrebbero essere a casa entro Natale!”, ha scritto il presidente, il 7 ottobre, in un post su Twitter. Ore dopo l’annuncio di Trump, il suo consigliere per la Sicurezza Nazionale, Robert O’Brien, ha dichiarato che Washington ridurrà le sue forze in Afghanistan a 2.500, entro l’inizio del prossimo anno. I progressi diplomatici sono arrivati anche grazie al supporto degli Stati Uniti.

L’apertura di un dialogo intra-afghano, inaugurata il 12 settembre, è stata resa possibile da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato lo scorso 29 febbraio, anche questi a Doha. In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, posta come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. 

L’Afghanistan subisce ancora le gravi divisioni derivanti dalla sua travagliata storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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