Malesia: arrestati 60 cinesi entrati in acque malesi

Pubblicato il 11 ottobre 2020 alle 11:02 in Cina Malesia

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La Malaysian Maritime Enforcement Agency (MMEA) ha reso noto, il 10 ottobre, di aver sequestrato sei pescherecci cinesi entrati illegalmente in acque malesi e di aver arrestato le 60 persone a bordo, a Est delle coste dello Stato di Johor.

Il direttore della MMEA della regione di Tanjung Sedili, il capitano Mohd Zulfadli Nayan, ha specificato che i pescherecci, provenienti dalla città portuale cinese di Qinhuangdao, nella provincia di Hebei, erano stati dapprima avvistati dell’Autorità portuale di Johor e poi intercettati dalle squadre della MMEA in due siti distinti già dalle 9:00, ora locale, del 9 ottobre.

Sedili ha specificato che le 60 persone a bordo sono tutte di nazionalità cinese e hanno un età compresa tra i 31 e i 60 anni. Il loro arresto è avvenuto in quanto non avevano i permessi rilasciati dal Dipartimento per la Pesca della Malesia per condurre attività o sostare nelle proprie acque. Al momento, il caso è stato preso in carico dalle autorità malesi che stanno indagando su i 60 cinesi per aver violato la Legge sulla Pesca, non avendo notificato il proprio ingresso in acque malesi e potrebbero quindi ricevere una multa fino a 2 milioni di dollari, in totale. Oltre a questo, i cittadini cinesi sono sotto accusa anche per aver sostato in acque malesi illegalmente in base all’Ordinanza per la navigazione mercantile. Per tale accusa, oltre ad una sanzione economica, è prevista anche una pena da scontare in carcere.

Un portavoce dell’ambasciata cinese in Malesia ha comunicato al quotidiano cinese Global Times che l’istituzione sta prestando grande attenzione alla vicenda e che ha già contattato le autorità malesi competenti, ovvero la MMEA, per comprendere e verificare la situazione. L’ambasciata di Pechino a Kuala Lumpur ha chiesto alla Malesia di tutelare i diritti e gli interessi legittimi dell’equipaggio cinese e ha inviato il proprio personale a Johor per una visita consolare ai connazionali coinvolti. L’ambasciata fornirà poi assistenza alla compagnia che gestisce i sei pescherecci.

I confini marittimi del Mar Cinese Meridionale sono oggetto di disputa tra Pechino e la quasi totalità dei Paesi che si affacciano su tali acque. In merito alla Malesia, dal 2016 al 2019, le autorità di Kuala Lumpur hanno segnalato 89 casi di incursione da parte della Guardia Costiera di Pechino nelle proprie acque e anche i casi di violazione da parte dei pescherecci sono frequenti. In totale, la Malesia ha inviato a Pechino 6 proteste diplomatiche legate a casi di sconfinamento.

L’ultimo episodio di tensione tra le parti in merito risale allo scorso 17 aprile, quando, la nave da ricognizione cinese Haiyang Dizhi 8 era stata avvistata in acque malesi, scortata da 10 navi militari della Marina dell’Esercito popolare di Liberazione (EPL) e della Guardia costiera cinesi, mentre osservava la nave perforatrice West Capella che stava eseguendo trivellazioni nell’area per conto di un’azienda malese.

La Cina rivendica la propria sovranità sulla quasi totalità del Mar Cinese Meridionale, secondo presupposti storici e, in particolare, in base ad una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti di tali acque. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In tali acque passano ricche rotte commerciali e nel loro sottosuolo sono presenti ricche risorse energetiche.

Nelle dispute del Mar Cinese Meridionale si sono aggiunti anche gli USA, presenti militarmente nell’area. Il 13 luglio scorso, Washington ha dapprima rivolto un appello ufficiale ai Paesi partner e alleati degli USA nel Mar Cinese Meridionale, affermando che Washington sarà dalla loro parte nella protezione dei loro diritti di sovranità sulle risorse off-shore respingendo la “legge del più forte” portata avanti da Pechino. Successivamente, il 26 agosto, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha sanzionato 24 aziende cinesi colpevoli, a suo giudizio, di aver avuto un ruolo attivo nell’aiutare l’Esercito cinese a costruire e a militarizzare alcune isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale.

Al momento, la Malesia è tra i Paesi del Sud-Est asiatico che ha scelto di non schierarsi dalla parte di nessuna delle due potenze rispetto alla questione del Mar Cinese Meridionale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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