Le nuove sanzioni USA sull’Iran spaventano le banche europee

Pubblicato il 11 ottobre 2020 alle 6:45 in Europa Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni al settore finanziario iraniano, prendendo di mira 18 banche nel tentativo di soffocare ulteriormente le entrate di Teheran. Tali misure potrebbero dissuadere ulteriormente le banche europee e altri istituti finanziari stranieri dal lavorare con il governo iraniano, anche per quanto riguarda le transazioni umanitarie consentite.

La mossa di Washington, annunciata l’8 ottobre, prevede l’inserimento delle banche iraniane nella cosiddetta lista nera statunitense e impone indirettamente sanzioni agli istituti finanziari esteri che intrattengono relazioni e affari con gli enti iraniani sanzionati. In questo modo, le banche iraniane sono state tagliate fuori dal sistema finanziario internazionale. 

Il Dipartimento del Tesoro USA ha specificato in una dichiarazione che i divieti non si applicano alle transazioni per la vendita di prodotti agricoli, cibo, medicine o dispositivi sanitari, classificati, soprattutto alla luce della pandemia di coronavirus, come beni umanitari. Tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha accusato Washington di voler prendere di mira proprio le capacità dell’Iran di pagare i beni di prima necessità durante l’attuale emergenza sanitaria. “Il regime statunitense vuole far saltare in aria i canali che ci sono rimasti per pagare il cibo e le medicine”, ha scritto Zarif in un post su Twitter. “Cospirare per far morire di fame una popolazione è un crimine contro l’umanità“, ha aggiunto.

Il governatore della Banca centrale iraniana, Abdolnaser Hemmati, ha condannato le sanzioni definendole “propaganda politica” e minimizzandone l’impatto pratico. “Piuttosto che per avere un effetto economico, la mossa americana è stata fatta per la propaganda interna e per scopi politici, mostrando la falsità del rispetto dei diritti umani e delle rivendicazioni umanitarie dei leader statunitensi”, ha affermato Hemmati in una dichiarazione.

Parlando degli effetti delle sanzioni sulle relazioni tra Iran e Paesi europei, la ricercatrice del think tank New American Security, ha dichiarato: “È come un pugno in faccia agli europei, che hanno fatto di tutto per indicare agli americani come le sanzioni potrebbero essere estremamente minacciose per l’assistenza umanitaria o il commercio umanitario diretto all’Iran”. “Gli USA stanno anche cercando di rendere molto difficile per qualsiasi futuro presidente riuscire a smantellare queste misure e ad impegnarsi nella diplomazia nucleare”, ha aggiunto Rosenberg, alludendo alla possibilità che il candidato democratico Joe Biden possa vincere le prossime elezioni presidenziali americane del 3 novembre sconfiggendo Donald Trump. Biden, che era vicepresidente quando l’amministrazione Obama aveva negoziato, il 14 luglio 2015, l’accordo sul nucleare, altresì detto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), ha affermato che potrebbe riprendere le trattative sull’intesa qualora Teheran decidesse di tornare a rispettarla.

Le tensioni tra USA e Iran sono aumentate vertiginosamente da quando Trump si è ritirato, unilateralmente, l’8 maggio 2018, dall’accordo sul nucleare iraniano concluso dal suo predecessore, insieme a Teheran, ai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e all’Unione Europea. Da quel momento, Washington ha ricominciato a imporre le sanzioni statunitensi allentate durante il periodo di validità dell’accordo. Le misure che Trump ha ripristinato colpiscono una moltitudine di settori, dalle vendite di petrolio alle attività marittime e finanziarie. Sebbene esentino cibo, medicine e altre forniture umanitarie, molte banche straniere, per via delle sanzioni, sono scoraggiate dal fare affari con l’Iran, anche per questioni umanitarie.

L’ultima mossa degli Stati Uniti ha preso di mira quelle che il Tesoro ha descritto come le 18 maggiori banche iraniane, designate in base all’Ordine esecutivo 13902, che consente al Dipartimento di colpire interi settori dell’economia iraniana. Sono stati inseriti nella lista nera i seguenti istituti: Amin Investment Bank, Bank Keshavarzi Iran, Bank Maskan, Bank Refah Kargaran, Bank-e Shahr, Eghtesad Novin Bank, Gharzolhasaneh Resalat Bank, Hekmat Iranian Bank, Iran Zamin Bank, Karafarin Bank, Khavarmianeh Bank, Mehr Iran Credit Union Bank, Pasargad Bank, Saman Bank, Sarmayeh Bank, Tosee Taavon Bank, Tourism Bank e Islamic Regional Cooperation Bank.

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Chiara Gentili

di Redazione

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