Armenia-Azerbaigian: la tregua non regge

Pubblicato il 11 ottobre 2020 alle 12:51 in Armenia Azerbaigian

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Un assistente del presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha reso noto che, nel corso della notte tra il 10 e l’11 ottobre, bombardamenti sulla seconda maggiore città azera di Ganja, collocata a Ovest del Paese, hanno distrutto 3 abitazioni e provocato la morte di almeno 7 persone e il ferimento di altre 33, tra cui ci sarebbero anche alcuni bambini. L’Ufficio del Procuratore Generale azero ha poi aggiunto che le forze armate armene hanno bombardato anche la centrale idroelettrica di Mingachevir, la quarta città azera.

Entrambi i bombardamenti potrebbero essere stati una violazione del cessate il fuoco tra Baku ed Erevan, attivo dalle 12:00, orario di Mosca, del 10 ottobre e concordato da Armenia e Azerbaigian con la mediazione della Russia, dopo quasi due settimane di scontri armati nella regione contesa tra i due Paesi di Nagorno-Karabakh.

Secondo il Ministero della Difesa azero, i bombardamenti su Ganja sarebbero da imputare alle forze armate dell’autoproclamata Repubblica di Nagorno-Karabakh, anche detta Repubblica di Artsakh. La portavoce del Ministero della Difesa dell’Armenia, Shushan Stepanyan, ha però respinto in toto tali affermazioni definendole bugie e sostenendo che l’Esercito di Difesa dell’Artsakh si sia attenuto alla tregua mentre, al contrario, quello azero avrebbe continuato a bombardare la principale città del Nagorno-Karabach, Stepanakert, e molti altri luoghi come Gadrut e Martuni. 

Per quanto riguarda invece l’attacco a Mingachevir, invece, l’operazione sarebbe stata condotta intorno alle 04:00 del mattino dell’11 settembre dalle forze armene ma non avrebbe prodotto danni, in quanto l’Esercito azero sarebbe riuscito ad intercettare da subito i missili. La centrale idroelettrica e la diga di Mingachevir sul fiume Kua sono fondamentali per l’approvvigionamento energetico e idrico dell’Azerbaigian e il luogo rappresenta una delle priorità azere in termini di sicurezza.

Il 10 ottobre, già da poco dopo l’entrata in vigore della tregua le parti si erano da subito accusate reciprocamente di aver violato l’intesa. Nelle prime ore dell’11 ottobre, Stepanakert è stata colpita da un bombardamento aereo che ha fatto seguito ad un primo attacco nella sera del 10 ottobre.

Nonostante la denuncia azera dei due bombardamenti, l’11 ottobre, Aliyev ha comunque accolto con favore l’esito dei dialoghi avvenuti tra Armenia e Azerbaigian grazie alla Russia che hanno prodotto un cessate il fuoco umanitario per consentire lo scambio di prigionieri e caduti tra le parti. Oltre a questo, l’incontro tra i ministri degli Esteri dei tre Paesi coinvolti del 9 ottobre aveva prodotto anche altre decisioni tra le quali l’avvio di dialoghi mediati dal Gruppo di Minsk dell’OSCE, co-presieduto da Russia, Stati Uniti e Francia, con l’obiettivo primario di raggiungere un accordo di pace e la conferma riguardo l’immutabilità della configurazione dei negoziati.

La situazione nel Nagorno-Karabakh è degenerata il 27 settembre scorso. Da quel giorno ci sono state battaglie sulla linea di contatto, un’area fortemente militarizzata e che separa le forze armate azere e armene impiegate nella regione. La legge marziale è stata introdotta in Azerbaigian e Armenia e la mobilitazione è stata annunciata. Nei 13 giorni di conflitto, sia l’Armenia, sia l’Azerbaigian hanno riportato morti e feriti tra le proprie fila e hanno denunciato l’uccisione di civili.

Armeni e azeri si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992, sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato dai tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Camilla Canestri

di Redazione

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