Norland, l’ambasciatore USA che prova a mettere pace in Libia

Pubblicato il 10 ottobre 2020 alle 6:45 in Libia USA e Canada

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Richard Norland, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, è tra i promotori principali di un processo politico, volto a raggiungere un accordo che porti alla formazione di una nuova autorità esecutiva, in grado di porre fine alle divergenze e scongiurare una guerra per il controllo del petrolio nella regione Nord-africana.

Ad affermarlo, è il quotidiano al-Arab, alla luce dei recenti meeting che hanno visto Norland dialogare con diversi attori regionali e internazionali interessati al dossier libico. In una recente intervista, il 7 ottobre, l’ambasciatore statunitense ha ribadito che il proprio Paese si oppone a qualsiasi escalation militare in Libia e ha messo in guardia dai pericoli che potrebbero derivare dal perpetuarsi del conflitto. A tal proposito, Washington considera il dialogo tenuto e da tenersi sotto l’egida delle Nazioni Unite l’unica strada perseguibile per una soluzione che garantisca la “sovranità libica”. Per tale ragione, anche gli USA si stanno impegnando in tal senso, mettendo in campo gli strumenti diplomatici a loro disposizione, con il fine ultimo di salvaguardare i propri interessi e quelli dei propri alleati. Al momento, Norland si è detto ottimista, vista la recente mobilitazione regionale ed internazionale ed i progressi raggiunti, ma ha sottolineato come il pericolo non sia del tutto scampato, vista altresì la presenza di gruppi armati e mercenari stranieri, che potrebbero minare l’intero processo politico.

Per al-Arab, Norland sembra essersi trasformato in un “secondo ministro degli Esteri statunitense”, a cui è stato assegnato il compito di occuparsi a tempo pieno di Libia, considerata da Washington la porta verso l’Africa, e di Mediterraneo orientale, dove è tuttora in corso una disputa che vede coinvolta anche la Turchia. Tale considerazione trova giustificazione nelle molteplici visite condotte da Norland e nel recente “tour diplomatico” che ha avuto inizio in Francia, per poi proseguire in Egitto e in Turchia, dove l’ambasciatore è arrivato l’8 ottobre. Ad Ankara, ha riferito lo stesso Norland, sono state avviate consultazioni sulle modalità per incoraggiare una de-escalation ed il dialogo politico in Libia, in modo da ripristinare la piena sovranità del Paese.

Tale ultima visita, riferisce al-Arab, è giunta in un momento in cui alcuni Paesi, Egitto e Francia in primis, contano su un ruolo statunitense per porre fine all’intervento turco in Libia. Si tratterebbe di un gesto dettato dalla “buona volontà”, volto a portare avanti i negoziati, e basato sull’idea secondo cui sarebbe stata Washington ad aver autorizzato Ankara a intervenire nel Paese Nord-africano, con l’obiettivo di contrastare la crescente influenza russa e rispondere ai mercenari della cosiddetta Compagnia Wagner, i quali sono giunti in Libia per affiancare le truppe dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar. La visita al Cairo aveva avuto inizio il 3 ottobre ed è durata tre giorni. In Egitto, Norland ha incontrato il capo dei Servizi di Intelligence Generali egiziani, Abbas Kamel, e il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh. Il viaggio a Parigi si era tenuto, invece, poco prima. In entrambi i casi si è trattato di discussioni sulla crisi libica e sulle probabili soluzioni.

Alla luce di tutto ciò, secondo al-Arab, Norland è riuscito nella missione di avvicinare l’Europa, e in particolare la Francia, alla visione degli Stati Uniti, i quali mirano ad ostacolare le ambizioni della Russia in Nord Africa e a stabilire un punto di appoggio in Libia. Tale idea, riferisce al-Arab, è stata espressa implicitamente dal ministro degli Esteri francese, Jean Yves Le-Drian, il quale ha recentemente accusato Mosca e Ankara di ostacolare il processo politico.

Il successo di Norland nel rassicurare gli europei sembra essere legato principalmente al recente sostegno degli Stati Uniti verso Francia e Grecia, a scapito della Turchia, per quanto riguarda la questione del Mediterraneo orientale, in un momento in cui Parigi e Atene sperano che il futuro governo libico annulli gli accordi siglati con Ankara il 27 novembre 2019, relativi altresì alla definizione dei confini marittimi. Secondo il quotidiano al-Arab, la posizione di Washington ha costretto la Turchia a porre fine alle sue provocazioni nel Mediterraneo orientale, come dimostrato dal ritiro di una nave al largo di Cipro, una mossa che potrebbe portare a calmare le acque.

Norland ha ricevuto il mandato all’ambasciata USA in Libia il primo agosto 2019, circa quattro mesi dopo che l’esercito di Haftar aveva iniziato un’offensiva per il controllo della capitale Tripoli. A detta di al-Arab, la nomina di Norland era volta a colmare il vuoto lasciato dall’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, in Libia, che, prima di allora, sembrava non prestare particolare attenzione al dossier libico. Parallelamente, la posizione di Washington è divenuta più chiara solo dopo l’entrata in campo di Norland. Si tratta, secondo il quotidiano, di una posizione in linea con le indicazioni dell’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il quale “scommetteva sugli islamisti e simpatizzava con milizie e gruppi armati”. Nonostante le scoperte di Norland, da quando ha assunto l’incarico, e il suo impegno nel favorire il processo politico, per al-Arab il successo dei suoi sforzi resta legato alla capacità di convincere la Russia della visione statunitense sulla soluzione della crisi libica, soprattutto alla luce delle minacce di Haftar, alleato di Mosca.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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