Mar Cinese Meridionale: Giappone e USA provocano Pechino

Pubblicato il 10 ottobre 2020 alle 11:00 in Cina Giappone USA e Canada

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Il Ministero della Difesa giapponese ha rivelato che la Forza marittima di autodifesa del Giappone ha organizzato esercitazioni militari anti-sommergibile, nel Mar Cinese Meridionale, il 9 ottobre, con lo scopo di avanzare la propria capacità tattica, nell’ambito del programma “Schieramento nell’Indo-Pacifico 2020”.

Durante l’esercitazione, Tokyo ha dispiegato tre imbarcazioni, la portaelicotteri Kaga di tipo Izumo, che è la nave da combattimento più avanzata delle forze giapponesi, un sottomarino di classe Soryu e una fregata. Dopo aver condotto l’esercitazione, le tre navi stazioneranno presso la Baia di Cam Ranh, in Vietnam, il 10 e l’11 ottobre per fare rifornimento. Prima del 9 ottobre, il 5 settembre scorso, altre navi giapponesi erano state inquadrate da immagini satellitari avevano avvistato un’altra portaelicotteri giapponese nelle acque del Mar Cinese Meridionale. Il 10 ottobre, il quotidiano cinese Global Times, citato da Straits Times, ha commentato le esercitazioni giapponesi sostenendo che le frequenti attività militari nel Mar Cinese meridionale minino alla sicurezza e alla stabilità dell’area e ribadendo che sono fermamente osteggiate da Pechino.

L’esercitazione giapponese è giunta ad un giorno di distanza tra un incontro del ministro della Difesa giapponese, Nobuo Kishi, con il generale dell’Esercito statunitense in Giappone, Kevin Schneider, a Tokyo, durante il quale le parti hanno espresso preoccupazione per le crescenti attività di Pechino nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale. Il 6 ottobre, poi, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva incontrato i ministri degli Esteri di India, Australia e Giappone, i membri del cosiddetto gruppo Quad, e aveva chiesto loro una maggiore cooperazione per contrastare le crescente influenza regionale della Cina.

Parallelamente alle esercitazioni giapponesi, nella stessa giornata del 9 ottobre, il portavoce del Comando meridionale del dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) di Pechino, il colonnello Zhang Nandong, ha denunciato l’ingresso del cacciatorpediniere statunitense John McCain nelle acque che cingono le isole Xisha senza aver ricevuto autorizzazione dal governo cinese. Il portavoce dell’EPL ha esortato gli USA ad interrompere tali provocazioni per evitare possibili incidenti e ha rassicurato sulla prontezza d’intervento delle proprie forze a protezione della sovranità cinese. Le Xisha sono anche note come Paracelso e la Cina le ritiene di propria sovranità, tant’è vero che, dal 1974, parte delle isole sono controllate da Pechino che vi ha istituito anche un aeroporto, ma l’arcipelago è conteso anche da Vietnam e Taiwan.

La Cina rivendica la propria sovranità sulla quasi totalità del Mar Cinese Meridionale, secondo presupposti storici e, in particolare, in base ad una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti di tali acque. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In tali acque passano ricche rotte commerciali e nel loro sottosuolo sono presenti ricche risorse energetiche.

In tale contesto, Washington ha ripetutamente accusato Pechino di aver militarizzato le acque del Mar Cinese Meridionale e di aver adottato un atteggiamento aggressivo nei confronti degli altri Paesi che vi si affacciano. Secondo gli USA, la Cina avrebbe approfittato dell’emergenza legata al dilagare del coronavirus per avanzare nel proprio tentativo di trasformare il Mar Cinese Meridionale nel proprio “impero marittimo”. Per tali ragioni, gli USA conducono esercitazioni e pattugliano tali acque nell’ambito di quelle che sono state definite “Esercitazioni di libera navigazione”, volte a garantire “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”. Lo scorso 13 luglio, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva rivolto un appello ufficiale ai Paesi partner e alleati degli USA nel Mar Cinese Meridionale affermando che Washington sarà dalla loro parte nella protezione dei loro diritti di sovranità sulle risorse off-shore respingendo la “legge del più forte” portata avanti da Pechino.

Sia gli USA, sia la Cina hanno di recente incrementato la propria presenza militare nel mar cinese meridionale. Lo scorso 28 settembre, Pechino ha condotto due esercitazioni simultanee che si sono svolte entrambe nelle acque circostanti le isole Paracelso, suscitando le critiche del Vietnam che ha  affermato che tali mosse potrebbero inficiare gli sforzi per redigere il Codice di Condotta (COC) del Mar Cinese Meridionale, per il quale sono in corso negoziati tra Pechino e i Paesi dell’ Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), della quale Hanoi, al momento, detiene la presidenza di turno.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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