Armenia-Azerbaigian: concordata una tregua

Pubblicato il 10 ottobre 2020 alle 9:01 in Armenia Azerbaigian Russia

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L’Armenia e l’Azerbaigian hanno concordato un’intesa per il cessate il fuoco a partire dalle 12:00, ora di Mosca, del 10 ottobre, a seguito di un incontro trilaterale organizzato dal Cremlino. Dopo quasi due settimane di scontri armati nella regione contesa di Nagorno-Karabakh, i due Paesi avvieranno anche negoziati per raggiungere un accordo di pace sotto l’egida del Gruppo di Minsk dell’OSCE.

Il 10 ottobre, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, dopo essersi incontrato con i suoi omologhi azero e armeno, Jeyhun Bayramov e Zohrab Mnatsakanyan, ha annunciato: “Si dichiara un cessate il fuoco a partire dal 10 ottobre alle 12:00, orario di Mosca, con lo scopo umanitario di scambiare prigionieri di guerra, altre persone che sono state catturate e i corpi delle rispettive vittime, il tutto avverrà  tramite la facilitazione del Comitato internazionale della Croce Rossa e in linea con i sui regolamenti”. Lavrov ha poi aggiunto che: “I parametri specifici del cessate il fuoco saranno presto concordati”, senza però fornire dettagli in merito.

I tre ministri hanno quindi rilasciato una dichiarazione congiunta nella quale si afferma altresì che l’Armenia e l’Azerbaigian hanno deciso di avviare dialoghi pragmatici con la mediazione dei rappresentanti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, co-presieduto da Russia, Stati Uniti e Francia, con l’obiettivo primario di raggiungere un accordo di pace. Quest’ultima disposizione ha lasciato intravedere una possibilità della ripresa dei negoziati di pace tra Baku ed Erevan sebbene, secondo alcuni osservatori, ciò potrebbe non avvenire nel breve-periodo.

Infine, Russia, Armenia e Azerbaigian hanno anche stabilito l’immutabilità della configurazione dei negoziati. Tale decisione è stata giudicata particolarmente significativa, alla luce dei crescenti tentativi di ambo le parti belligeranti per invalidare il Gruppo di Minsk, ritenuto un organo ormai incapace di mediare negoziati di pace, dopo oltre un decennio di tentativi.

L’intesa è stata raggiunta grazie ad un incontro mediato dalla Russia, iniziato a Mosca alle 16:30, ora locale, del 9 settembre e terminato alle 02:00 del 10 ottobre. Prima dell’evento, l’Armenia aveva affermato che l’agenda dell’incontro avrebbe previsto solamente un dialogo per lo scambio di salme e prigionieri, mentre l’Azerbaigian aveva annunciato che sarebbe stato possibile raggiungere una risoluzione, sebbene ciò dipendesse dai dialoghi.

Quelli organizzati a Mosca sono stati i primi negoziati diplomatici tra Baku ed Erevan dal riaccendersi delle ostilità nel Nagorno-Karabakh, lo scorso 27 settembre. L’evento è stato reso possibile dai dialoghi intrattenuti dal presidente russo, Vladimir Putin, con entrambi i leader di Armenia e Azerbaigian, rispettivamente il premier Nikol Pashinyan e il presidente Ilham Aliyev, organizzati l’8 ottobre e a seguito dei quali Putin ha invitato i ministri degli Esteri azero e armeno per negoziare il cessate il fuoco raggiunto.

Prima del 10 ottobre, il presidente azero Aliyev aveva posto come condizioni per una tregua il ritiro delle truppe di Erevan da tutti i territori in cui è in atto il conflitto e un programma definito della loro smobilitazione. Al momento, però, non è chiaro se tali richieste siano state accontentate o meno.

Secondo alcuni osservatori, il fatto che l’accordo sia stato raggiunto a Mosca è particolarmente significativo e testimonia l’influenza russa nella regione. Nelle due settimane di ostilità, la Russia ha dimostrato un atteggiamento cauto rispetto al conflitto armato, richiamando l’attenzione sul fatto che Mosca è legata all’Armenia da un trattato di difesa, noto come Collective Security Treaty Organization, che la obbligherebbe ad intervenire nel conflitto solamente nel caso in cui fosse l’Armenia ad essere attaccata ma, al momento, il conflitto si è limitato al Nagorno-Karabakh, riconosciuto internazionalmente come territorio azero. La Turchia, invece, si è schierata con l’Azerbaigian, suo alleato, ed è stata accusata dall’Armenia e dal presidente francese, Emmanuel Macron, di aver rifornito le forze azere di mezzi, armi e uomini. In particolare, Macron, il 2 ottobre, ha accusato Ankara di aver portato in Azerbaigian militanti jihadisti reclutati in Siria.

La situazione nel Nagorno-Karabakh è degenerata il 27 settembre scorso. Da quel giorno ci sono state battaglie sulla linea di contatto, un’area fortemente militarizzata e che separa le forze armate azere e armene impiegate nella regione. La legge marziale è stata introdotta in Azerbaigian e Armenia e la mobilitazione è stata annunciata. Nei 13 giorni di conflitto, sia l’Armenia, sia l’Azerbaigian hanno riportato morti e feriti tra le proprie fila e hanno denunciato l’uccisione di civili.

Armeni e azeri si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992, sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato dai tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Camilla Canestri

di Redazione

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