Prigionieri dei jihadisti: italiani e francesi liberati in Mali

Pubblicato il 9 ottobre 2020 alle 16:10 in Francia Italia Mali

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Il Mali ha annunciato la liberazione di un’operatrice umanitaria francese, di due prigionieri italiani e di un politico maliano, tutti detenuti da gruppi militanti jihadisti. 

La notizia è stata diffusa l’8 ottobre e, nella stessa giornata, l’operatrice francese, Sophie Petronin, 75 anni, e Soumaila Cisse, 70 anni, erano in viaggio per la capitale Bamako. L’annuncio è arrivato dopo diversi giorni di incertezza sul rilascio della coppia, che era prigioniera di un gruppo di militanti affiliati ad al-Qaeda. La Petronin è stata rapita da uomini armati il 24 dicembre 2016, nella città settentrionale di Gao, dove lavorava per un ente di beneficenza. Era l’ultima cittadina francese tenuta in ostaggio nel mondo. Cisse, un ex leader dell’opposizione maliana, tre volte candidato alla presidenza, è stato rapito il 25 marzo di quest’anno, durante una campagna elettorale nella sua regione natale, Niafounke, nel Mali centrale. 

In uno sviluppo inaspettato, è stata annunciata anche la liberazione di due cittadini italiani: Nicola Chiacchio e Don Pier Luigi Maccalli. Il governo del Mali non ha fornito indicazioni sulle circostanze del rilascio degli ostaggi, né ha datp informazioni sulla salute degli stessi. Tuttavia, il 9 ottobre tutti gli ex prigionieri sono rientrati nei propri Paesi, dopo essere passati per la capitale del Mali, Bamako. Uno degli intermediari coinvolti nelle trattative per il rilascio, che ha chiesto di mantenere l’anonimato, ha detto che il processo per la liberazione “non è stato facile”. 

Il rilascio dei prigionieri è stato assicurato quando le autorità maliane hanno accettato di liberare un gruppo di sospetti militanti islamisti. Tuttavia, non è chiaro quanti prigionieri saranno rilasciati. L’unico dato certop è che un aereo ha portati 70 di questi a Tessalit, secondo una fonte citata da Reuters. Le autorità non si sono rese disponibili ad un commento. Lo stesso Ministero degli Esteri francese ha rifiutato di commentare la notizia, il 5 ottobre. Non è stato possibile raggiungere i rappresentanti degli ostaggi per confermare la liberazione. Il Mali è uno dei Paesi del Sahel, una striscia territoriale che comprende Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Algeria, Niger, Nigeria, Ciad, Sudan, Eritrea ed Etiopia settentrionale, e che è caratterizzata dalla grande presenza di militanti jihadisti e traffico di esseri umani. Nel Mali centrale, una moltitudine di gruppi armati lotta per il controllo sfruttando la povertà delle comunità emarginate e infiammando le tensioni tra gruppi etnici. 

Inoltre, il Paese ha vissuto la recente deposizione del presidente Ibrahim Boubacar Keita, il 19 agosto, ad opera di una giunta militare. Il colpo di Stato ha sorpreso i partner internazionali del Mali, che temono che tale mossa possa destabilizzare ulteriormente l’ex colonia francese e l’intera regione. A seguito del colpo di Stato, gli USA e l’Unione Europea hanno sospeso le loro missioni di addestramento in Mali. Le missioni prevedono l’addestramento dell’esercito e della polizia del Mali come parte degli sforzi internazionali per stabilizzare il Paese. Queste sono congelate temporaneamente perché erano progettate per sostenere “le legittime autorità nazionali”, secondo quanto ha riferito un funzionario dell’UE, il 26 agosto. La Francia, invece, ha mantenuto le proprie truppe sul territorio. 

La Francia ha dispiegato circa 5.100 soldati in Mali e, in generale, nella più ampia regione del Sahel. Il numero di truppe francesi nell’area è stato aumentato a febbraio, quando Parigi decise di inviare altri 600 soldati a sostegno del contingente di 4.500 uomini facenti parte della cosiddetta Operazione Barkhane. Il cuore della missione si svolge nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger. La forza francese Barkhane coopera dal 2014 con le forze maliane, per cercare di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, in particolare Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dalla branca del Sahara di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM), al-Murabitoun, Ansar al-Dine e il Fronte di liberazione della Macina. Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo del G5 Sahel

A sua volta, il G5 Sahel è una task force internazionale creata nel febbraio 2017 da Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. Il contingente lavora a stretto contatto con la forza francese in Mali. Oltre ai 600 uomini, la Francia ha inviato anche 100 carri armati nella regione per fornire supporto alle operazioni di terra. Ad oggi, Parigi ha perso oltre 41 soldati durante la sua missione di addestramento delle forze locali e lotta al terrorismo. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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