Nagorno-Karabakh: Putin invita armeni e azeri a Mosca per negoziare

Pubblicato il 9 ottobre 2020 alle 10:17 in Armenia Azerbaigian Russia

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Il presidente russo Vladimir Putin ha invitato i ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian a Mosca per consultazioni sullo scambio di prigionieri e corpi di coloro che sono stati uccisi durante il conflitto del Nagorno-Karabakh. Lo ha riferito giovedì 8 ottobre il servizio stampa del Cremlino, in un comunicato pubblicato alle 23:30 ora di Mosca.

“Dopo una serie di conversazioni telefoniche con il Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e con il Primo Ministro della Repubblica d’Armenia Nikol Pashinyan, il Presidente della Federazione russa chiede la fine delle ostilità nella zona di conflitto del Nagorno-Karabakh per motivi umanitari al fine di scambiare i corpi dei caduti e consentire il ritorno a casa dei prigionieri. Per tenere consultazioni su questi temi, con la mediazione del ministro degli Esteri russo, il 9 ottobre sono invitati a Mosca i ministri degli Esteri di Azerbaigian e Armenia” – si legge nel comunicato della Presidenza della Federazione.

La mattina di venerdì 9 ottobre Armenia e Azerbaigian hanno confermato la partecipazione dei loro ministri degli esteri alle consultazioni convocate dal presidente russo Vladimir Putin. Le consultazioni si terranno oggi stesso a Mosca. Lo ha riferito la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.

“Erevan e Baku hanno confermato la loro partecipazione alle discussioni a livello di ministri degli esteri a Mosca. Sono in corso i preparativi per il vertice” – ha riferito Zacharova alla stampa. 

In precedenza la stampa aveva chiesto al portavoce di Putin, Dmitry Peskov, come mai, sin dall’inizio degli scontri il 27 settembre scorso, il capo di stato russo avesse avuto numerose conversazioni con il premier armeno Pashinyan e nessuna con il capo dello stato azero Ilham Aliyev. Peskov aveva sottolineato che le conversazioni “ad alto livello” con Baku si svolgevano a livello di ministri degli esteri. Il 7 ottobre scorso, in occasione del sessantottesimo compleanno del leader del Cremlino, Aliyev aveva telefonato a Putin e i due presidenti avevano discusso della situazione nella regione contesa da armeni e azeri.

La situazione nel Nagorno-Karabakh è degenerata il 27 settembre scorso. Da quel giorno ci sono battaglie sulla linea di contatto. La legge marziale è stata introdotta in Azerbaigian e Armenia. La mobilitazione generale è stata decretata dai governi di Erevan e Stepanakert. L’Azerbaigian ha proclamato una mobilitazione parziale. Stapanakert, capitale della Repubblica di Artsakh (nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh sin dal 1992), è stata bombardata diverse volte dall’inizio del conflitto. Anche il 9 ottobre le autorità locali riferiscono di attacchi azeri alla città. Morti e feriti si contano anche tra la popolazione civile da entrambe le parti.

Il ministero degli esteri armeno ha denunciato l’8 ottobre il bombardamento della cattedrale di Ghazanchetsots.

“L’8 ottobre, le forze armate dell’Azerbaigian hanno lanciato attacchi aerei contro il capolavoro dell’architettura armena – il Santissimo Salvatore, Cattedrale di Ghazanchetsots situata nella capitale culturale dell’Artsakh, Shushi, causando danni significativi. Questo è un altro crimine della leadership politico-militare dell’Azerbaigian che rivela la sua natura disumana. Tuttavia, questa azione si inserisce pienamente nella sua politica di armenofobia sviluppata per decenni. L’Azerbaigian, che ha completamente annientato il patrimonio culturale armeno nel Nakhichevan e in altre parti della patria storica del popolo armeno, con l’attuale aggressione contro l’Artsakh sta cercando di privare gli armeni dell’Artsakh della loro patria e della loro memoria storica. Con queste azioni, l’Azerbaigian replica il comportamento dei suoi nuovi alleati, ovvero le famigerate organizzazioni terroristiche internazionali che sono responsabili della distruzione di numerosi monumenti storico-culturali in Medio Oriente” – si legge nella nota della diplomazia armena.

Armeni e azeri si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato dai tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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