Guerra in Nagorno-Karabakh: rottura diplomatica tra Azerbaigian e Grecia

Pubblicato il 9 ottobre 2020 alle 9:59 in Armenia Azerbaigian Grecia

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Il governo dell’Azerbaigian ha annunciato la sera di giovedì 8 ottobre il ritiro del proprio ambasciatore da Atene in seguito alla presunta partecipazione di alcuni cittadini greci a fianco degli armeni negli scontri in atto nella regione contesa del Nagorno-Karabakh. Il 7 ottobre la Grecia aveva richiamato il proprio ambasciatore a Baku in seguito alle accuse lanciate dall’Azerbaigian e relative al fatto che il governo di Atene avrebbe ignorato dei presunti tentativi di reclutamento di guerriglieri da inviare nel Nagorno-Karabakh avvenuti nel Paese ellenico. L’ambasciatore Piperigos è rientrato nella capitale greca dove è stato ricevuto dal capo della diplomazia ellenica Nikos Dendias.

“Nell’ambito del nuovo atto di aggressione, perpetrato dalle forze armate armene contro la Repubblica di Azerbaigian il 27 settembre di quest’anno, abbiamo notificato al Ministero degli Esteri greco la notizia dell’arrivo di cittadini di origine armena da Paesi stranieri, tra cui la Grecia, nei territori occupati dell’Azerbaigian. Al fine di fornire tali informazioni alla seconda parte coinvolta, è stata fatta richiesta per un’indagine corrispondente. In seguito alla decisione della Grecia di richiamare il proprio ambasciatore per delle consultazioni, l’ambasciatore della Repubblica di Azerbaigian nella Repubblica Ellenica è stato richiamato per consultazioni” – si legge nella nota diffusa dall’ufficio stampa del Ministero degli Esteri di Baku.

In precedenza il Ministero degli Esteri di Atene aveva definito inaccettabili le affermazioni del governo azero in merito alla presunta tolleranza da parte del governo greco rispetto a supposti tentativi reclutamento di terroristi da inviare a combattere nel conflitto nel Nagorno-Karabakh a fianco degli armeni e aveva annunciato l’intenzione di richiamare il proprio ambasciatore per delle consultazioni.

Le tensioni tra Atene e Baku hanno iniziato a salire sin dai primi giorni di scontri nel Nagorno-Karabakh. Fra i paesi europei, la Grecia è stato tra i più attivi nel denunciare l’aiuto turco all’Azerbaigian e a esprimere il suo sostegno all’Armenia. 

I governi di Atene e di Erevan lasciano intendere che la denuncia di “reclutamento di terroristi” in Grecia, da parte delle autorità della Repubblica di Artsakh (nome ufficiale della Repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh) sia una “scusa” per il governo di Baku per rispondere alle accuse di avere sul proprio territorio terroristi islamici provenienti da Siria e Libia, addestrati e trasportati sulla linea del fronte dalla Turchia.

La situazione nel Nagorno-Karabakh è degenerata il 27 settembre scorso. Da quel giorno ci sono battaglie sulla linea di contatto. La legge marziale è stata introdotta in Azerbaigian e Armenia e la mobilitazione è stata annunciata. Morti e feriti si contano anche tra la popolazione civile. 

Qualche settimana prima dell’inizio delle ostilità in Karabakh, il governo armeno si era schierato con Grecia, Cipro ed Egitto nella disputa con la Turchia sui diritti di prospezione nel Mediterraneo Orientale. La disputa tra Baku e Atene si inserisce secondo gli analisti in questo intreccio di tensioni nell’area. 

Armeni e azeri si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato dai tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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