Consiglio Affari Interni dell’UE: si discute di immigrazione e asilo

Pubblicato il 9 ottobre 2020 alle 17:05 in Europa Immigrazione Italia

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La ministra dell’Interno italiana, Luciana Lamorgese, ha partecipato all’incontro da remoto del Consiglio Affari Interni dell’Unione Europea, il 9 ottobre, durante il quale ha discusso del Patto Europeo su Asilo e Immigrazione della Commissione. 

Secondo quanto riferito dal sito ufficiale del Ministero dell’Interno italiano, la riunione ha visto la partecipazione del vicepresidente della Commissione Europea, Margaritis Schinas, e della commissaria per gli Affari Interni, Ylva Johansson, oltre i 27 ministri dell’Interno dell’Unione. Il gruppo ha avviato un primo esame del nuovo Patto Europeo su Asilo e Immigrazione, presentato il 23 settembre dalla Commissione Europea. A tale proposito, la Lamorgese ha dichiarato: “L’Unione Europea è chiamata, anche sull’immigrazione, a dare risposte chiare ed efficaci di fronte alle aspettative dei cittadini europei”. 

Pur apprezzando “gli elementi di discontinuità” del nuovo patto rispetto al passato, la ministra dell’interno ha affermato: “siamo all’inizio di un lungo percorso e di un negoziato assai complesso che, da parte dell’Italia, non può prescindere da un chiaro superamento del principio di responsabilità dello Stato membro di primo ingresso”. “Assieme ai colleghi di Spagna, Grecia, Cipro e Malta abbiamo riconosciuto l’esigenza di un approccio comune costruttivo che, tuttavia, valorizzi a livello negoziale la nostra specificità di Stati membri di frontiera esterna marittima”, ha aggiunto la Lamorgese. L’auspicio dell’Italia è quindi che “i negoziati entrino nelle realtà affrontate quotidianamente da questi Paesi per arrivare a nuove procedure che siano effettivamente applicabili”. 

Il nuovo piano per l’immigrazione è stato presentato a seguito del devastante incendio del 9 settembre nel campo profughi di Moria, il più vasto d’Europa, situato sull’isola greca di Lesbo. Tale evento ha lasciato circa 12.000 migranti e rifugiati senza un tetto, riportando i riflettori sulle politiche migratorie dell’UE. “Dobbiamo trovare soluzioni sostenibili sulla migrazione”, ha affermato la Von der Leyen, il 23 settembre. “Moria è un duro promemoria”, ha aggiunto. Prima dell’annuncio della nuova proposta per l’immigrazione, il 22 settembre, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNCHR) e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) hanno esortato l’UE a rispettare il diritto fondamentale di chiedere asilo. Queste hanno affermato che l’attuale approccio del blocco è “impraticabile, insostenibile e spesso comporta conseguenze umane devastanti”. 

In una proposta di 450 pagine, la Commissione Europea, che rappresenta l’organo esecutivo dell’UE, ha presentato cinque regolamenti nuovi e modificati. L’elemento più controverso del piano è l’imposizione ad ogni Stato di un obbligo legale di ospitare un numero assegnato di rifugiati e di avviare politiche di supporto, sulla base di una “solidarietà obbligatoria”. La Commissione ha affermato in precedenza che la solidarietà non significa solo accogliere i migranti, ma anche, ad esempio, inviare forniture mediche o attrezzature dove è necessario. In cambio, ogni Paese riceverebbe 10.000 € per ogni adulto accolto, finanziato dal bilancio del blocco. Lo screening all’ingresso viene consentito per ragioni sanitarie o relative alla sicurezza nazionale. In caso un individuo rappresenti una minaccia per quest’ultima ragione, la Germania ha proposto una valutazione preliminare in cui si possano escludere coloro che non hanno basi per presentare una domanda d’asilo.

La Commissione vuole anche accelerare le procedure di richiesta di asilo, per determinare rapidamente se una persona è ammissibile ed evitare ai richiedenti i prolungati periodi di incertezza nei campi. Inoltre, i Paesi dell’UE con frontiere esterne sarebbero sottoposti a un monitoraggio più attento per garantire il rispetto delle norme, a seguito delle molteplici segnalazioni di respingimenti illegali dall’Ungheria, Croazia, Grecia o Malta. Le persone soccorse in mare dovrebbero essere ricollocate nel blocco e non rimandate indietro. Inoltre, la Commissione ha raccomandato agli Stati membri di non criminalizzare gli enti coinvolti in tali salvataggi. In tempi di immigrazione regolare, tutti gli Stati dell’UE sarebbero obbligati ad intervenire ricollocando e rimpatriando persone, o offrendo assistenza materiale sul campo nei Paesi di arrivo. Nel caso un Paese fosse sottoposto ad una forte pressione migratoria, potrebbe attivare un meccanismo di crisi in base al quale gli Stati dell’UE sarebbero obbligati ad accogliere gli individui o, nella peggiore delle ipotesi, a rimandarle indietro. Per come è stato formulato, il piano presentato dalla Commissione potrebbe entrare in vigore entro il 2023, tuttavia, deve ancora essere approvato dal Parlamento Europeo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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