Afghanistan: attacchi dei talebani a Helmand e Kunduz

Pubblicato il 9 ottobre 2020 alle 12:57 in Afghanistan Asia

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Almeno 11 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi la sera dell’8 ottobre, in attacchi separati effettuati dai talebani nelle province di Kunduz e Helmand.

I talebani hanno attaccato gli avamposti di sicurezza nel distretto di Ali Abad, nella provincia settentrionale di Kunduz, la sera dell’8 ottobre, secondo quanto ha riferito una fonte della sicurezza, aggiungendo che 8 membri delle forze di sicurezza, di cui 4 poliziotti e 4 soldati dell’esercito, sono stati uccisi. La fonte ha reso noto, inoltre, che 5 soldati dell’esercito e 2 poliziotti sono rimasti feriti nell’attacco. Altri 4 agenti sono stati catturati. I talebani hanno rivendicato l’attacco e hanno pubblicato le foto degli ostaggi.

La stessa sera, il gruppo ha attaccato due zone di Helmand: un’area nei pressi dell’autostrada e il distretto di Nahri Saraj. Almeno 3 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi e altri tre sono rimasti feriti. Tuttavia, una fonte della sicurezza ha riferito che circa 10 soldati sono stati uccisi negli attacchi. I talebani hanno anche attaccato un avamposto delle forze afghane situato nei pressi dell’autostrada Mazar-Shibirghan, nella zona di Alamkhil, nella provincia di Balkh. Nel frattempo, il Ministero degli Interni in una dichiarazione ha affermato che 23 membri dei talebani sono stati uccisi e altri 13 sono rimasti feriti in uno scontro con le forze di sicurezza nel distretto di Qaisar, nella provincia di Faryab. 

L’aumento della violenza arriva mentre sono in atto gli sforzi di pace del governo afghano e i negoziati in corso a Doha, in Qatar. Il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione dell’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, e il generale statunitense, Scott Miller, comandante delle forze statunitensi e della NATO in Afghanistan, hanno visitato Islamabad, in Pakistan, dove hanno incontrato il capo di Stato Maggiore dell’esercito pakistano, il generale Qamar Javed Bajwa. Khalilzad, Miller e Bajwa hanno ribadito la necessità di una significativa riduzione della violenza in Afghanistan mentre i negoziati di pace tra le due parti vanno avanti, secondo una dichiarazione dell’ambasciata degli USA a Islamabad.

Il Paese subisce ancora le gravi divisioni derivanti dalla sua travagliata storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata resa possibile da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato lo scorso 29 febbraio, anche questi a Doha. In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, posta come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Fino a tale intesa, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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