Yemen: la comunità internazionale invoca una tregua

Pubblicato il 8 ottobre 2020 alle 15:48 in Medio Oriente Yemen

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Alla luce della perdurante escalation che da giorni caratterizza le regioni occidentali dello Yemen, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ha esortato le parti a porre fine ai perduranti scontri. Un appello simile è giunto anche dagli ambasciatori saudita, emiratino e britannico.

Le battaglie sui fronti occidentali sono ormai giunte al sesto giorno consecutivo, giovedì 8 ottobre. Queste interessano perlopiù il governatorato occidentale di Hodeidah, un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. A scontrarsi sui fronti di combattimento sono i ribelli sciiti Houthi, i quali controllano il porto strategico di Hodeidah, e le cosiddette “forze congiunte”, composte da membri appartenenti sia all’esercito centrale yemenita sia alla coalizione internazionale a guida saudita. In particolare, obiettivo dei ribelli è porre fine all’assedio imposto nell’area, da circa due anni, dalle forze governative. Le aree maggiormente colpite sono Durahymi, Hays, al-Jabaliya e Tuhayta, i cui quartieri residenziali sono stati colpiti da bombardamenti per mezzo di artiglieria e armi pesanti. Secondo quanto riferito da funzionari yemeniti, nelle ultime ore sono state registrate circa 52 vittime, tra cui anche civili.

Di fronte a tale scenario, l’inviato dell’Onu, Griffiths, ha affermato di seguire con grande preoccupazione la recente escalation militare nel governatorato di Hodeidah, e di aver ricevuto segnalazioni su una serie di vittime civili, tra cui anche donne e bambini. Tale escalation, ha evidenziato l’inviato speciale, rappresenta una violazione dell’accordo di cessate il fuoco stabilito per Hodeidah, e contrasta lo spirito dei negoziati, svoltisi sotto l’egida delle Nazioni Unite, volti a raggiungere un cessate il fuoco nel Paese e a riprendere il processo politico. Pertanto, Griffiths ha fatto appello a tutte le parti coinvolte affinché interrompano immediatamente i combattimenti, rispettino i loro impegni e sostengano gli sforzi profusi dalla Missione delle Nazioni Unite a sostegno dell’accordo di Hodeidah.

Dal 19 ottobre 2019, la Missione delle Nazioni Unite ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio nella regione, con il fine ultimo di riportare la tregua nel governatorato occidentale di Hodeidah. Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata. Non da ultimo, i residenti locali hanno dichiarato che gli scontri degli ultimi giorni sono i più violenti dalla firma dell’Accordo di Stoccolma nel 2018.

Come evidenziato da alcuni, l’escalation presso Hodeidah giunge dopo che i ribelli Houthi non sono riusciti, nelle ultime settimane, ad avanzare verso Ma’rib, né a liberare i propri combattenti nelle aree occidentali controllate dalle forze congiunte. Ma’rib è una regione ricca di petrolio, ultima roccaforte nel Nord dello Yemen ancora controllata dalle autorità riconosciute a livello internazionale, dove, dal mese di gennaio 2020, gli Houthi hanno dato il via ad una violenta offensiva volta ad espellere le forze governative, così da completare la conquista dello Yemen settentrionale.

In tale quadro, l’ambasciata USA in Yemen ha riferito che gli ambasciatori di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Gran Bretagna hanno condannato le perdurante offensiva degli Houthi contro Ma’rib, così come gli attacchi perpetrati dai ribelli contro i territori sauditi. Parallelamente, le parti hanno messo in luce le difficoltà economiche ed umanitarie vissute dal Paese, e si sono impegnate a sostenere gli sforzi profusi dalle Nazioni Unite per giungere ad una soluzione politica globale al perdurante conflitto. Parallelamente, sono stati elogiati gli sforzi profusi nell’attuazione dell’accordo di Riad del 5 novembre 2019.

Quest’ultimo è un accordo siglato dal governo yemenita centrale e dalle forze separatiste del Sud, sotto l’egida del Regno saudita. L’intesa è stata spesso considerata una tappa rilevante verso la risoluzione del perdurante conflitto, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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