Trump: ritiro totale dall’Afghanistan entro Natale

Pubblicato il 8 ottobre 2020 alle 12:40 in Afghanistan USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che i soldati statunitensi in Afghanistan torneranno a casa, entro Natale. 

“Il piccolo numero che rimane di nostri coraggiosi uomini e donne che servono in Afghanistan dovrebbero essere a casa entro Natale!”, ha scritto il presidente, il 7 ottobre, in un post su Twitter. Ore dopo l’annuncio di Trump, il suo consigliere per la Sicurezza Nazionale, Robert O’Brien, ha dichiarato che Washington ridurrà le sue forze in Afghanistan a 2.500, entro l’inizio del prossimo anno. “Alla fine, gli stessi afgani dovranno elaborare un accordo, un accordo di pace”, ha affermato. “Sarà un processo lento, sarà un processo difficile, ma pensiamo che sia un passo necessario – pensiamo che gli americani debbano tornare a casa”, ha dichiarato O’Brien, in un evento all’Università del Nevada, Las Vegas. 

Trump e altri funzionari hanno già affermato che gli Stati Uniti diminuiranno il numero delle proprie truppe ad un numero compreso tra 4.000 e 5.000, intorno a novembre. I funzionari hanno specificato che la riduzione dipenderà dalle condizioni sul campo in Afghanistan. Non è chiaro se Trump stesse dando un ordine o se stesse mettendo per iscritto un’aspirazione, con il suo post su Twitter del 7 ottobre. Nonostante il ritiro statunitense, le violenze continuano a scuotere il Paese. Almeno 3  civili sono stati uccisi, la mattina del 7 ottobre, dall’esplosione di un ordigno lungo una strada nella provincia afghana Nord-orientale di Kapisa. 

Solo due giorni prima, il 5 ottobre, il convoglio di Rahmatullah Yarmal, governatore della provincia afghana di Laghman, è stato attaccato da un kamikaze. Il politico è sopravvissuto, secondo quanto riferito dal suo portavoce. L’attentato è stato effettuato da un kamikaze mentre il governatore, in auto, si recava da casa all’ufficio. Il Ministero dell’Interno ha confermato che 4 delle guardie del corpo del governatore di Laghman sono state uccise dall’attentatore, insieme a 4 civili. Inoltre, altri 38 civili sono rimasti feriti nell’attacco suicida, secondo il Ministero dell’Interno. Nessun gruppo, compresi i talebani, ha rivendicato l’attacco.

I progressi diplomatici sono arrivati anche grazie al supporto degli Stati Uniti. L’apertura di un dialogo intra-afghano, inaugurata il 12 settembre, è stata resa possibile da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato lo scorso 29 febbraio, anche questi a Doha. In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, posta come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. 

Tuttavia, un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato il 29 maggio aveva reso noto che i talebani non stavano rispettando una delle parti fondamentali dell’accordo, che prevedeva proprio la fine dei legami con al-Qaeda. Secondo le UN, Al-Qaeda dispone di un numero di agenti attivi che va da 400 a 600 individui in 12 province afghane e sta organizzando campi di addestramento nell’Est del Paese. “I talebani si sono consultati regolarmente con al-Qaeda durante i negoziati con gli Stati Uniti e hanno offerto garanzie che avrebbe onorato i loro legami storici”, afferma il rapporto. Inoltre, secondo il documento, un nuovo gruppo, chiamato Hizb-e-Wilayat-e-Islami, è stato creato al di fuori dell’Afghanistan e comprende i membri dei talebani che si oppongono all’accordo di pace tra Stati Uniti e talebani. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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