Montenegro: il presidente nomina il nuovo premier designato

Pubblicato il 8 ottobre 2020 alle 18:08 in Balcani Europa

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Il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, seguendo le indicazioni della nuova alleanza di governo, ha proposto come primo ministro designato, Zdravko Krivokapic. L’uomo, leader della coalizione filo-serba “Per il futuro del Montenegro”, è stato incaricato di formare il nuovo esecutivo che, come annunciato dal presidente, porrà fine a tre decenni di governo socialista.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, l’annuncio è stato rilasciato al termine di una riunione, avvenuta giovedì 8 ottobre, a Podgorica, fra Djukanovic e i leader delle tre coalizioni che costituiscono la nuova maggioranza del Paese. Oltre a “Per il futuro del Montenegro”, fanno parte della nuova alleanza di governo anche la coalizione centrista filo-europea “La pace è la nostra nazione” e la piattaforma civica “Nero su bianco”, guidata dal movimento verde URA.

Questi tre cartelli, tra loro molto differenti, dopo essersi assicurati congiuntamente, in seguito alle elezioni del 30 agosto, una sottile maggioranza parlamentare di 41 deputati su 81, si sono uniti in un fronte anti-Djukanovic e hanno deciso di formare il nuovo gabinetto. Insieme, hanno inviato, giovedì 8 ottobre, una richiesta firmata al presidente del Montenegro per conferire a Krivokapic il mandato di premier incaricato della composizione del nuovo esecutivo. Il leader della coalizione Per il futuro del Montenegro è un professore di Ingegneria dell’Università di Podgorica, una figura estranea alla politica, non proveniente da nessun partito, ma vicina alla Chiesa serba ortodossa.

Il capo dello Stato ha sottolineato, dopo le consultazioni, che durante i 30 anni di governo della sua forza politica, il Partito democratico dei socialisti, il Montenegro è riuscito a “ripristinare la sua indipendenza e a diventare membro della Nato”. “Non dobbiamo permettere a nessun governo di mettere a repentaglio gli interessi vitali del Montenegro. L’esecutivo precedente ha approvato misure importanti e spero che il nuovo governo continuerà a lavorare per creare le condizioni necessarie ad attrarre investimenti stranieri”, ha affermato Djukanovic. “Questo dimostra la maturità della nostra società. Il Montenegro è riconosciuto come un fattore chiave per la stabilità regionale”, ha aggiunto. La coalizione “Per il futuro del Montenegro” ha promesso che il Paese manterrà la sua richiesta di ingresso nell’UE e l’adesione alla NATO.

Krivokapic ha dichiarato che i colloqui con Djukanovic “sono stati un segno di miglioramento della cultura politica” e che lui e gli altri leader della sua alleanza invieranno al Parlamento una proposta per la composizione del nuovo gabinetto entro l’8 novembre. “La cosa più importante per noi è un futuro diverso per il Montenegro”, ha detto il premier designato ai giornalisti.

Le coalizioni che si sono unite nel fronte anti-Djukanovic e diverse organizzazioni a sostegno della democrazia e dei diritti umani hanno a lungo accusato il capo di Stato e il suo Partito Democratico dei Socialisti (DPS) di gestire il Montenegro come un proprio feudo, fatto di profonda corruzione e collegato alla criminalità organizzata. Il DPS e Djukanovic, tuttavia, negano le accuse nei loro confronti e affermano di aver portato avanti varie iniziative rilevanti per il bene del Paese.

I montenegrini che si identificano come serbi rappresentano circa un terzo della popolazione nazionale. Gran parte dei due popoli condividono la stessa lingua e la fede cristiana ortodossa e molti dei cittadini serbi hanno radici e famiglie in Montenegro. La Chiesa ortodossa serba è la più grande istituzione religiosa del Paese.

Alle elezioni parlamentari del 30 agosto, “Per il futuro del Montenegro” ha ottenuto il 32,55% dei voti, mentre “La pace è la nostra nazione” si è guadagnato il 12,53%. L’affluenza alle urne è stata calcolata al 75,9%, una percentuale leggermente superiore alle elezioni parlamentari del 2016, che avevano registrato una partecipazione del 73,4%.

La sottile maggioranza detenuta in Parlamento dal Partito Democratico dei Socialisti è stata messa a dura prova quest’anno dalla coalizione capeggiata da Krivokapic che ha sostenuto le proteste guidate dalla Chiesa ortodossa serba contro una controversa legge sulla religione. La norma, approvata dal Parlamento di Podgorica lo scorso 27 dicembre, prevede che le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 debbano dimostrarne la legittima proprietà, pena la riappropriazione da parte dello Stato. In tale clima, la misura è considerata dagli esperti in grado di compromettere le relazioni con la Serbia, la quale, lo scorso 14 gennaio, ha denunciato la discriminazione subita in Montenegro dai cittadini di etnia serba e dichiarato di voler tutelare la minoranza. Dal canto suo, il presidente Djukanovic ha sottolineato che la legge non intende compromettere la libertà religiosa dei cittadini di etnia serba che vivono in Montenegro, né ha come obiettivo il divieto di utilizzo dei propri luoghi di culto. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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