Mali: rilasciati i prigionieri del colpo di Stato

Pubblicato il 8 ottobre 2020 alle 20:32 in Africa Mali

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La Giunta Militare che ha preso il potere in Mali, il 18 agosto, ha annunciato il rilascio di 11 persone arrestate durante il colpo di Stato. Tra questi figurano l’ex primo ministro ed alcuni generali. 

“Il vicepresidente della transizione informa il pubblico del rilascio di personalità politiche e militari arrestate in seguito agli eventi del 18 agosto 2020”, si legge in un comunicato stampa del 7 ottobre della Giunta Militare del Mali, che si autodefinisce Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP). Il vicepresidente in questione è anche uno dei leader dei golpisti, il colonnello Assimi Goïta, che ha guidato la rivolta che ha rovesciato l’ex presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keïta. I rilasciati sono: l’ex primo ministro, Boubou Cissé, l’ex presidente dell’Assemblea nazionale, Moussa Timbiné, i generali Ibrahima Dahirou Dembélé, M’bemba Moussa Keïta, Oumar Dao, Ouahoun Koné, Boukary Kodio, Abdramane Baby, Abdoulaye Coulibboaly, Moustapha e il colonnello maggiore Faguimba Kansaye. 

“Tuttavia, le parti interessate restano a disposizione della giustizia per tutti gli scopi utili”, aggiunge il comunicato della Giunta Militare. Si tratta di una svolta importante per il Paese africano, che aveva già festeggiato un grande risultato, il 6 ottobre. In tale data, prendendo atto dei “progressi significativi verso la normalizzazione costituzionale”, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) aveva revocato le sanzioni imposte al Mali. I leader dell’Africa Occidentale hanno accolto con favore la nomina di un presidente di transizione, Bah Ndaw, un colonnello in pensione, e quella di un ex ministro degli Esteri, Moctar Ousmane, come primo ministro. Il blocco regionale, mediatore nella crisi del Mali, aveva insistito sulla necessità di rilasciare i funzionari militari e civili arrestati durante il colpo di stato del 18 agosto. Per soddisfare i leader dei paesi vicini, l’esercito maliano deve ancora compiere un passo importante: lo “scioglimento” dello stesso Consiglio Nazionale per la Salvezza del Popolo.

Prima del colpo di Stato,  in Mali erano in corso da mesi manifestazioni e proteste che chiedevano le dimissioni dell’ormai ex-presidente per casi di corruzione e per il progressivo peggioramento delle condizioni di sicurezza in molte aree del Paese. Il malessere popolare era stato poi esacerbato il 5 giugno dalla diffusione dei risultati elettorali delle votazioni del precedente 19 aprile, che avevano assegnato al partito del presidente in carica, il Raggruppamento per il Mali (Rpm), la vittoria, nonostante le votazioni fossero state organizzate in condizioni dubbie e precarie, portando così la popolazione a scendere in strada.

L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto, che ha rovesciato il presidente Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso dall’emittente nazionale ORTM, intorno a mezzanotte del 19 agosto scorso, presumibilmente dalla base militare di Kati, appena fuori Bamako, a 3 anni di distanza dalla scadenza del suo mandato. L’ormai ex-presidente ha anche dichiarato lo scioglimento del governo e dell’Assemblea Nazionale, sostenendo di non avere scelta difronte all’intervento delle forze armate e ha poi precisato di non voler assistere a spargimenti di sangue in difesa della sua posizione.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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