Libia: per il presidente algerino, la vera soluzione è nelle elezioni

Pubblicato il 8 ottobre 2020 alle 10:26 in Algeria Libia

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Il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, ha evidenziato che la sola mobilitazione diplomatica internazionale non basta a risolvere la crisi libica. La vera soluzione, secondo Tebboune, consiste nell’indire elezioni e nell’elaborazione di una nuova Costituzione, a prescindere dalle sfide attuali.

Le parole del capo di Stato algerino giungono in un momento in cui diversi attori regionali ed internazionali si sono impegnati in sessioni di dialogo volte a trovare una soluzione alla perdurante crisi libica. L’Algeria, insieme alla Tunisia, si è spesso fatta promotrice di una soluzione politica, da realizzare attraverso un dialogo intra-libico e l’allontanamento di forze e mercenari stranieri dalla regione Nord-africana. In particolare, il 20 luglio, il presidente Tebboune aveva annunciato il lancio di una nuova iniziativa in collaborazione con Tunisi, volta a cercare di risolvere il conflitto libico attraverso la mediazione di Paesi africani neutrali. Secondo la prospettiva algerino-tunisina, la risoluzione della guerra in Libia deve passare esclusivamente attraverso il dialogo. In tal senso, il presidente di Algeri aveva sottolineato che il vantaggio dei due Paesi promotori dell’iniziativa era quello di essere equidistanti dalle parti in conflitto.

In interviste a quotidiani francesi rilasciate il 7 ottobre, il presidente Tebboune ha paragonato la Libia a un corpo gravemente malato che i medici provano a curare somministrando sedativi. In particolare, ha affermato il capo di Stato algerino, nel corso dei nove anni di crisi, la comunità internazionale ha più volte provato a proporre soluzioni che, però, non hanno portato ad alcun risultato concreto. Pertanto, la semplice mobilitazione diplomatica equivale semplicemente a sedare una crisi che può essere risolta, concretamente e in modo durevole, solo attraverso una nuova Costituzione ed elezioni, che portino alla formazione di istituzioni in grado di ristabilire equilibrio a livello politico.

Tale soluzione, ha riferito Tebboune, si basa sulla volontà popolare e richiederà dai tre ai quattro anni per essere portata a compimento. In particolare, si prevede che, attraverso nuove elezioni, possa essere formato un nuovo Parlamento, eletto un nuovo primo ministro o anche un nuovo capo di Stato. Parallelamente, la redazione di un nuovo testo costituzionale mira a garantire buoni rapporti tra le istituzioni libiche. In linea con le idee espresse negli ultimi anni, il presidente algerino ha infine affermato che il processo di ricostruzione politica in Libia si basa sulla legittimità popolare e sull’esclusione di attori esterni.

Le parole di Tebboune sono giunte a seguito del secondo round dei cosiddetti colloqui di Bouznika, svoltisi in Marocco dal 4 al 6 ottobre. I partecipanti sono delegati dell’Alto Consiglio di Stato libico, affiliato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e del Parlamento di Tobruk, legato all’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Il focus delle discussioni è stato l’articolo 15 degli accordi di Skhirat, siglato il 17 dicembre 2015, e, nello specifico, la nomina delle cosiddette “posizioni sovrane”, tra cui il governatore della Banca Centrale della Libia, il presidente della Corte dei Conti, il capo dell’Autorità di controllo amministrativo, il capo dell’Autorità anticorruzione, presidenti e membri dell’Alta Commissione elettorale, il presidente della Corte suprema e il procuratore generale.

Al termine degli ultimi colloqui, le parti coinvolte hanno riferito di aver siglato un accordo in merito alla nomina di tali ruoli, e, nello specifico, sui criteri e i meccanismi da seguire per la loro selezione e il loro mantenimento in futuro, e la distribuzione delle personalità incaricate all’interno del Paese. Sia il Qatar sia le Nazioni Unite hanno accolto con favore l’intesa raggiunta, in quanto elemento che contribuirà a sostenere gli sforzi verso una soluzione politica in Libia e verso la ricostruzione dello Stato, in modo da salvaguardare i diritti della popolazione e lo stato di diritto.

Al momento si è in attesa di dialoghi intra-libici. Questi giungeranno dopo che, il 16 settembre, il primo ministro del GNA, Fayez al-Sarraj, ha annunciato che è disposto a dimettersi entro la fine del mese di ottobre, ovvero una volta che verrà nominato un nuovo premier e formato un nuovo organo esecutivo. Obiettivo della mobilitazione regionale e internazionale presente e futura è proseguire sulla strada di Berlino, raggiungendo un cessate il fuoco duraturo e garantendo il rispetto dell’embargo sulle armi. Il fine ultimo è porre fine alla situazione di grave instabilità in Libia, che ha avuto inizio il 15 febbraio 2011.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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