Kuwait: dopo il nuovo emiro, eletto un nuovo principe ereditario

Pubblicato il 8 ottobre 2020 alle 12:27 in Kuwait Medio Oriente

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Il nuovo emiro del Kuwait, Nawaf al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, ha conferito a Sheikh Meshaal al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, vicecapo della Guardia Nazionale, il titolo di principe ereditario.

La nomina è avvenuta il 7 ottobre, a pochi giorni di distanza dall’elezione di Nawaf a capo dello Stato del Golfo. In particolare, Nawaf al-Sabah è salito al trono il 30 settembre, in seguito alla morte del suo predecessore, Sabah al-Ahmad al-Jaber al-Sabah. Nella giornata dell’8 ottobre, il nuovo principe ereditario ha ottenuto altresì l’approvazione dell’Assemblea nazionale, l’organo legislativo del Kuwait, dinanzi alla quale ha prestato giuramento. Nel suo discorso, Meshaal ha affermato che il Kuwait continuerà ad adempiere agli impegni assunti a livello arabo, regionale ed internazionale e continuerà a richiedere il bene e la pace.

La designazione del nuovo principe ereditario è stata ben vista dalla famiglia al-Sabah, così come dal premier e dal governo kuwaitiano. Lo sceicco Meshaal Al-Sabah è il fratello minore dell’emiro del Kuwait defunto, nonché il settimo figlio dello sceicco Ahmad Al-Jaber Al-Mubarak Al-Sabah, che ha governato il Kuwait dal 1921 al 1951. Nato, nel 1940, e cresciuto nel Golfo, Meshaal si è successivamente recato in Gran Bretagna, dove si è laureato nel 1960 all’Hendon Police College di Londra. Ritornato in Kuwait, il principe ereditario neoeletto ha ricoperto diversi incarichi nel settore della sicurezza, seppur rimanendo fuori dai riflettori. Tra le varie posizioni, vi è stata quella a capo del Dipartimento di Investigazione Generale, dal 1967 al 1980, apparato da lui trasformato nel Dipartimento della “Sicurezza di Stato”. Meshaal ha poi lavorato presso il Ministero dell’Interno, prima di assumere, nel 2004, il ruolo di vicecapo della Guardia Nazionale, carica assunta fino al giorno della nomina a principe ereditario.

Diplomatici e analisti affermano che, a causa del suo stile e della sua età, lo sceicco Nawaf, emiro di 83 anni, potrebbe delegare maggiori responsabilità al principe ereditario, rispetto ai suoi predecessori, in un momento in cui il Kuwait richiede un intervento rapido per risanare alcune problematiche interne. Dania Thafer, direttrice del Gulf International Forum, ha affermato che, a differenza di altri presunti candidati, lo sceicco Meshaal non è stato coinvolto in nessun scandalo né in situazioni che né danneggerebbero l’immagine. Al contrario, il principe ereditario neoeletto intratterrebbe buone relazioni a livello sia interno, con l’emiro Nawaf, sia esterno, con alcuni vicini come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Era stato Meshaal, inoltre, ad accompagnare l’emiro defunto negli Stati Uniti per ricevere cure mediche.

A livello interno, l’emiro Nawaf ed il principe Meshaal sono chiamati a ristabilire buone relazioni tra il governo e il Parlamento. Nelle ultime settimane, il potere legislativo e quello esecutivo hanno minacciato di porre fine alla propria collaborazione, essenziale per la stabilità interna del Kuwait. Ad esacerbare tale clima vi sono state accuse di corruzione e scandali che hanno riguardato membri della famiglia al potere. Questi non solo destano preoccupazione, ma hanno anche danneggiato la reputazione del Paese a livello internazionale e alimentato richieste di riforme radicali.

Tra i casi più rilevanti, vi è “il caso del Fondo malese”, iniziato nel 2015, quando l’allora primo ministro della Malesia, Najib Razak, è stato accusato di furto di miliardi di dollari dal fondo statale 1Malaysian Development Berhad (1MDB), fino ad essere dichiarato colpevole il 28 luglio scorso. Un finanziere malese fuggitivo, Jho Low, è il principale sospettato nel caso. In tale quadro, all’inizio di luglio, la magistratura kuwaitiana ha aperto le proprie indagini, esaminando il ruolo del figlio dell’ex primo ministro kuwaitiano, Sheikh Jaber al-Mubarak al-Sabah, e del suo partner, l’uomo d’affari Hamad Al-Wazzan. Il pubblico ministero ha emesso l’ordine di trattenere i due imputati per completare le indagini, in quanto si pensa che questi, oltre ad altri figli di funzionari governativi e uomini d’affari, siano coinvolti in operazioni di riciclaggio di denaro connesse sia a Low sia a Razak.

Parallelamente, l’economia kuwaitiana ha subito uno shock non solo per le misure di lockdown, ma anche per il forte calo dei prezzi del petrolio e delle entrate petrolifere, conseguenza della pandemia. Di fronte a uno scenario simile, il Paese è stato costretto ad approvare nuovi tagli alla spesa pubblica, pari a circa 3.1 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2020-2021. L’obiettivo è far fronte ad un deficit pari a circa 46 miliardi di dollari. A tal proposito, la Deutsche Bank stima che l’economia del Kuwait subirà una contrazione del 7,8% nel corso del 2020. 

A tal proposito, un compito urgente della autorità kuwaitiane è la legge sul debito, che consentirebbe al Kuwait di bussare alle porte dei mercati internazionali per chiedere gli aiuti necessari a risanare il proprio deficit. L’Assemblea nazionale, la cui approvazione e cooperazione è essenziale, ha, però, mostrato resistenza.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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