Indonesia: le proteste sfociano in violenza, 400 arresti

Pubblicato il 8 ottobre 2020 alle 9:25 in Asia Indonesia

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In Indonesia, le proteste contro un nuovo disegno di legge che potrebbe modificare anche le disposizioni riguardanti il lavoro sono sfociate in scontri tra polizia e manifestanti e hanno portato all’arresto di almeno 400 persone, il 7 ottobre. La popolazione è scesa in strada in dodici località diverse del Paese, dove le forze dell’ordine hanno schierato mezzi con cannoni ad acqua e hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla.

Alle manifestazioni, oltre ai lavoratori, hanno partecipato anche gli studenti. Il 6 ottobre, sono state proprio le organizzazioni studentesche e i sindacati ad organizzare attività di protesta nei pressi del palazzo del governo a Jakarta e, anche in tale occasione, la polizia aveva predisposto cannoni ad acqua. Il 7 ottobre, il movimento si è propagato a dodici luoghi diversi e, dei 400 detenuti, più di 200 sono stati arrestati a Jakarta, mentre 183 persone sono state fermate davanti alla sede del governo provinciale di Palembang, il capoluogo della provincia di Sumatra Meridionale, altri 14 sono stati poi arrestati a Giava Occidentale e altri 9 a Bandung. A Semarang, nell’isola di Giava, i manifestanti hanno abbattuto la recinzione della sede del governo provinciale, mentre a Jakarta gli studenti hanno lanciato pietre e pneumatici in fiamme contro la polizia.

Data la veemenza delle proteste, alcuni politici hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche. Il ministro coordinatore per gli Affari Economici dell’Indonesia, Darmin Nasution, ha affermato che le persone scese in strada sono state mobilitate dalla disinformazione, assicurando ai lavoratori che i loro salari non potranno essere ridotti. Allo stesso modo, altri funzionari statali hanno rassicurato gli agricoltori, sostenendo che non verranno tolte loro le terre e che non sarà ridotto il livello di protezione ambientale. La ministra per le Finanze, Sri Mulyani, il 7 ottobre, ha poi annunciato la creazione di un fondo sovrano dal valore di circa 7 miliardi di dollari per la gestione degli investimenti del governo indonesiano e per attrarre finanziamenti che si chiamerà Investment Authority Indonesia (IAI).

Le proteste sono iniziate lo scorso 6 ottobre, ad un giorno di distanza dall’approvazione in Parlamento della legge di stimolo all’economia, nota come Legge Omnibus. Già prima del voto in parlamento, le unioni sindacali indonesiane avevano annunciato tre giorni di sciopero nazionale, previste dal 6 all’8 ottobre, sostenendo che alcune disposizioni contenute nel progetto consentiranno ai datori di lavoro di tagliare più diritti dei lavoratori, tra i quali il congedo obbligatorio e la liquidazione. Quest’ultima, in particolare, potrebbe essere ridotta da una cifra che prevede 32 volte lo stipendio a 19. Inoltre, secondo i sindacati, con le nuove disposizioni saranno incoraggiate le assunzioni a contratto e part-time, ai danni di quelle a tempo pieno. Dal punto di vista di più manifestanti, con la nuova legge, la popolazione indonesiana potrebbe essere destinata ad avere solamente lavori a contratto.

La legge Omnibus, che prevede ampie revisioni per 79 leggi in settori chiave quali il lavoro e la tassazione, è stata elaborata con lo scopo di attrarre investimenti, abbattendo regolamenti e adempimenti burocratici, accelerando il ritmo delle riforme economiche e migliorano l’ambiente degli investimenti indonesiano in generale. Il disegno di legge è un elemento centrale dell’amministrazione del presidente dell’Indonesia, Joko Widodo, il quale ha affermato che la legge prevede un cambiamento necessario per promuovere la crescita economica e attrarre nel Paese quei segmenti della catena di approvvigionamento globale che si stanno spostando dalla Cina.

Oltre che dai sindacati, la legge Omnibus è stata criticata anche dagli ambientalisti in quanto le nuove regole prevedranno studi ambientali solamente nel caso di investimenti “ad alto rischio” , aumentando, a loro detta, la possibilità che la legge possa accelerare la distruzione di ciò che resta delle foreste pluviali indonesiane. Ad avvallare tali timori sono intervenute anche 35 aziende di investimenti che hanno indirizzato una lettera a Widodo, affermando che la legge potrebbe porre nuovi rischi per le foreste tropicali indonesiane contravvenendo agli standard internazionali di buona pratica, dissuadendo, così, gli investitori internazionali dall’operare nel mercato indonesiano.

Al momento, l’Indonesia, che è la prima economia del Sud-Est Asia, necessita di adottare misure che promuovano la sua competitività. Tuttavia, questo potrebbe essere un momento delicato per apportare cambiamenti in quanto il Paese si trova in una situazione di fragilità determinata dalla diffusione del coronavirus all’interno dei suoi confini. Per oltre due settimane, l’Indonesia ha assistito ad un tasso di contagi giornalieri dell’ordine di 4.000 nuovi casi al giorno. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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