Giordania: nominato il nuovo premier, un “diplomatico veterano”

Pubblicato il 8 ottobre 2020 alle 9:12 in Giordania Medio Oriente

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Il sovrano del Regno hashemita giordano, il re Abdullah II, il 7 ottobre ha nominato un nuovo primo ministro per il governo di Amman, Bisher al-Khasawneh, un consigliere di Palazzo definito un “diplomatico veterano”.

La nomina di al-Khasawneh alla presidenza dell’esecutivo giordano giunge dopo che, il 3 ottobre, l’ex premier Omar al-Razzaz ha presentato le sue dimissioni. Queste ultime, a loro volta, sono state conseguenza dello scioglimento del Parlamento giordano, avvenuto tramite un decreto reale del 27 settembre, al termine di un mandato durato quattro anni. Secondo quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 74 della Costituzione, una volta sciolto il Parlamento, l’esecutivo di Amman è costretto a dimettersi entro una settimana e il premier in carica potrebbe non essere nuovamente designato per la formazione del nuovo esecutivo. Questo è quanto accaduto con il primo ministro Razzaz, a cui il monarca del Regno hashemita aveva inizialmente chiesto di rimanere in carica fino a quando non sarebbe stata nominata una nuova personalità in grado di monitorare e supervisionare alle prossime elezioni legislative, previste per il 10 novembre.

Al-Khasawneh è stato consigliere reale nell’ambito della comunicazione dall’aprile 2019 al 17 agosto scorso, dopodiché è stato nominato consigliere del re in ambito politico presso la Corte reale hashemita. In precedenza, il premier neoeletto ha lavorato come ambasciatore in Egitto, Kenya, Etiopia e Francia, come rappresentante permanente della Giordania presso la Lega degli Stati arabi tra il 2012-2016, come ministro di Stato per gli affari esteri, tra il 2016 e il 2017, e come ministro di Stato per gli affari legali, tra il 2017 e il 2018. Tra i titoli accademici figurano un dottorato in giurisprudenza presso la “London School of Economics” e un master in relazioni internazionali, diplomazia ed economia presso il “SOAS” College dell’Università di Londra, nonché un master in diritto internazionale presso la “London School of Economics”.

Al-Khasawneh, è stato evidenziato, è stato un diplomatico e mediatore di pace anche con Israele. Ora, il primo ministro dovrà volgere lo sguardo soprattutto alle sfide interne del Paese e, in particolare, alle elezioni parlamentari del 10 novembre, i cui risultati, secondo alcuni, saranno probabilmente influenzati da una legge elettorale che limita l’opposizione islamista, a favore di partiti filogovernativi. Parallelamente, la Giordania è ancora alle prese con la pandemia di coronavirus, che ha altresì provocato maggiore malcontento tra la popolazione giordana, che ha criticato misure di emergenza, a suo parere, troppo restrittive, che hanno esacerbato il quadro economico e limitato la propria libertà.

Il blocco causato dalla pandemia di coronavirus ha paralizzato le imprese giordane e ha ridotto le entrate di decine di milioni di dollari, provocando la contrazione economica più acuta degli ultimi venti anni. Il governo prevede che l’economia subirà un calo di almeno il 3,5% nel 2020, allontanandosi dalle stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il quale aveva previsto una crescita del 2% prima dello scoppio dell’emergenza coronavirus. Al momento, il debito di Amman supera i 40 miliardi di dollari, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 23%, mentre quello di povertà supera il 15%. Ad essere ritenuto responsabile di tale situazione è il governo, accusato di corruzione finanziaria e amministrativa.

A livello politico, la principale opposizione nel Paese proviene da un partito affiliato alla Fratellanza Musulmana, al centro di dissidi negli ultimi mesi. In particolare, il 15 luglio, la Corte di Cassazione, considerata la massima autorità giudiziaria del Regno hashemita, ha sciolto l’organizzazione dei Fratelli Musulmani, a causa della “incapacità di correggere il suo status giuridico in conformità con le leggi giordane”. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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