Argentina, fuga di notizie: servizi segreti nel caos

Pubblicato il 8 ottobre 2020 alle 6:27 in America Latina Argentina

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Il caso di presunto spionaggio illegale in Argentina di politici – sia liberali e radicali sia peronisti -, sindacalisti, giornalisti e sacerdoti durante il governo di Mauricio Macri (2015-19) è aggravato da una grande fuga di notizie. La scorsa settimana sono state rilasciate quasi 4.000 risoluzioni dell’Agenzia Federale di Intelligence (AFI) con i nomi e i numeri dei documenti d’identità di centinaia di spie attive e in pensione. Nei giorni scorsi sono venuti alla luce dati personali dell’ex presidente Macri estranei all’indagine. Le fughe di notizie hanno messo ancora una volta i servizi segreti argentini nell’occhio del ciclone. Coinvolti in numerosi scandali sotto diversi governi che si sono succeduti dalla dittatura (1976-83) a oggi, i servizi segreti argentini sono tornati al centro dell’attenzione dopo la denuncia per fuga di notizie presentata dell’attuale direttrice ad interim, Cristina Caamaño, a cui l’opposizione chiede di comparire dinanzi al Congresso per dare spiegazioni.

La pubblicazione del contenuto di un libro di verbali con delibere AFI tra il 2016 e il 2018 ha rivelato i nomi di oltre mille spie, di cui almeno una dozzina destinate all’estero, che sono state smascherate. Secondo il quotidiano Clarín, una delle spie la cui identità è stata resa nota era un agente con base in Libano che lavorava da 15 anni in Medio Oriente, dove opera Hezbollah, l’organizzazione accusata dell’attacco contro la Associazione Mutualità Israelita Argentina nel 1994, che provocò la morte di 85 persone. La maggior parte degli agenti all’estero era in Argentina quando i loro dati sono stati diffusi, ma almeno uno è ancora all’estero e la AFI sta lavorando per rimpatriarlo, secondo la fonte dell’intelligence citata dal quotidiano bonaerense. Tra i dati divulgati ci sono anche i congedi di maternità che le spie hanno usufruito in quegli anni, indennità di viaggio o premi per attività rischiosa.

Il libro dei verbali è stato richiesto all’AFI dal tribunale federale di Lomas de Zamora, che sta indagando sulla dirigenza dell’AFI durante l’amministrazione Macri nel caso di presunto spionaggio illegale. Le informazioni richieste sono state declassificate, scansionate e inviate al tribunale, con una lettera in cui si affermava che erano ancora protette dalla legge sull’intelligence e potevano essere consultate solo personalmente in tribunale dagli interessati. Tuttavia, le risoluzioni sono state caricate su un sistema informatico a cui gli 80 ricorrenti nel caso hanno accesso con una password personale. Alla fine di settembre, le informazioni digitalizzate sono state rese pubbliche. Dall’AFI accusano i pubblici ministeri del caso; questi ultimi attaccano le parti coinvolte nel processo giudiziario.

A seguito della denuncia di Caamaño, è stata aperta un’indagine per scoprire quali misure sono state prese presso il tribunale di Lomas de Zamora e quale trattamento è stato riservato al materiale fornito dal revisore dell’AFI. Il giudice Juan Pablo Auge aveva ripreso il caso dopo che il suo predecessore, Federico Villena, era stato ricusato”per mancanza di imparzialità”. Ora, le difese richiedono la ricusazione anche di Auge.

La fuga di questo materiale di intelligence si è aggravata sabato scorso con la diffusione dei dati personali di Macri come il suo numero di passaporto, le sue carte di credito e le sue password di piattaforme come Netflix, Facebook e Mercado Libre. Nelle dichiarazioni al portale Periodismo y punto, che hanno rivelato il nuovo leak, Macri si è dichiarato vittima di una persecuzione giudiziaria nei suoi confronti e nei confronti dei suoi collaboratori. Il suo segretario privato, Darío Nieto, ha denunciato dinanzi alla giustizia gravi irregolarità nel caso di presunto spionaggio illegale e chiede che sia il giudice che i pubblici ministeri siano rimossi per il loro “procedimento incostituzionale”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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