Yemen: perdurante escalation a Ovest, 90.000 sfollati da Ma’rib

Pubblicato il 7 ottobre 2020 alle 11:45 in Medio Oriente Yemen

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Le regioni occidentali yemenite e, in particolare, il governatorato di Hodeidah, assistono da giorni a violenti tensioni tra le forze congiunte e i ribelli sciiti Houthi. Nel frattempo, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite ha riferito che 90.000 yemeniti sono stati costretti a fuggire da Ma’rib.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat mercoledì 7 ottobre, le battaglie sui fronti occidentali sono ormai giunte al quinto giorno consecutivo. A livello internazionale, più parti hanno espresso preoccupazione ed hanno esortato le parti coinvolte a porre fine all’escalation in corso, la cui responsabilità è da attribuirsi ai ribelli sciiti, i quali hanno lanciato attacchi e bombardamenti contro tali aree, violando la tregua imposta dalle Nazioni Unite. In particolare, la missione Onu a sostegno dell’Accordo di Hodeidah (UNMHA) ha invitato i combattenti a giungere ad “un cessate il fuoco immediato e a ritornare ai meccanismi congiunti che sono stati stabiliti negli ultimi due anni” con il fine ultimo di non creare ulteriori sofferenze per la popolazione yemenita e non compromettere l’erogazione di aiuti umanitari.

Fonti militari affiliate alle forze congiunte, composte da membri dell’esercito centrale yemenita e della coalizione internazionale a guida saudita, che, nella giornata del 6 ottobre, i ribelli Houthi hanno commesso 105 violazioni Unite in aree separate nel Sud del governatorato di Hodeidah, in meno di otto ore, come rappresaglia per le perdite subite il giorno precedente per mano delle forze congiunte. Tali violazioni hanno riguardato quartieri e distretti residenziali presso al-Durahymi, Hays, al-Jabaliya e Tuhayta, tra gli altri, colpiti da bombardamenti per mezzo di artiglieria e armi pesanti.

Hodeidah rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. Dal 19 ottobre 2019, la Missione delle Nazioni Unite ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio nella regione, con il fine ultimo di riportare la tregua nel governatorato.

Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

Come evidenziato da alcuni, l’escalation presso Hodeidah giunge dopo che i ribelli Houthi non sono riusciti, nelle ultime settimane, ad avanzare verso Ma’rib, né a liberare i propri combattenti nelle aree occidentali controllate dalle forze congiunte. In tale quadro, fonti militari ufficiali hanno affermato che l’esercito yemenita, affiancato da gruppi tribali, sono riusciti a liberare postazioni strategiche nell’area di Rahba e in altre zone nel Sud di Ma’rib, mentre gli scontri hanno provocato decine di morti e feriti tra le milizie Houthi. A tal proposito, il portavoce delle forze armate yemenite, il generale di brigata Abdo Majali, ha affermato che gli Houthi sono stati costretti a ritirarsi su più fronti, a seguito delle perdite subite in termini di vite umane e materiali, mentre l’esercito yemenita è passato da battaglie difensive a battaglie offensive, soprattutto presso Ma’rib, Sanaa e al-Jawf.

In tale quadro, il 6 ottobre, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite ha riferito che le battaglie tra le forze governative yemenite e i ribelli Houthi nella provincia di Ma’rib hanno causato lo sfollamento di 90.000 persone in dieci mesi. Si tratta di una regione ricca di petrolio, ultima roccaforte nel Nord dello Yemen ancora controllata dalle autorità riconosciute a livello internazionale.

Come spiegato dall’OIM, dal mese di gennaio scorso, gli Houthi hanno dato il via ad una violenta offensiva volta ad espellere le forze governative, sostenute dalla coalizione guidata dal Regno saudita, dalla città di Ma’rib, 120 km a Est della capitale yemenita Sana’a, così da completare la conquista dello Yemen settentrionale. Le battaglie in questa regione strategica hanno portato allo sfollamento di migliaia di famiglie e stanno minacciando soprattutto i 140 campi profughi, in cui, negli ultimi anni, hanno trovato rifugio tra 750.000 e un milione di yemeniti, provenienti dalle altre regioni del Paese. L’Organizzazione dell’Onu ha sottolineato che tale cifra equivale a più della metà di tutti gli sfollati provocati dal conflitto yemenita nell’ultimo anno, e la situazione “sta per peggiorare”, in quanto centinaia di migliaia di persone potrebbero essere costrette a fuggire, e molte di loro fuggiranno “per la seconda, terza o anche quarta volta”.

Più di 3.3 milioni di yemeniti vivono attualmente in scuole e campi, dove l’acqua potabile scarseggia e il rischio di diffusione di malattie, tra cui il colera, è elevato. Ma’rib, negli ultimi anni, aveva rappresentato un riparo sicuro e stabile. Fino all’inizio del 2020, la città era rimasta lontano da tensioni e conflitti, grazie alla presenza di risorse quali petrolio e gas e alla vicinanza con l’Arabia Saudita, oltre che al sostegno delle tribù locali. Ciò ha consentito alla regione di “fiorire” rispetto alle altre zone circostanti, consentendo altresì l’apertura di ristoranti e l’avvio di progetti di costruzione. La situazione è, però, notevolmente cambiata da quando gli Houthi hanno volto lo sguardo verso tale regione per completare i propri piani espansionistici. Ciò giunge in un momento in cui gli aiuti verso lo Yemen sono stati ridotti, a causa dello scoppio del coronavirus, che ha causato la sospensione di decine di programmi di soccorso.

Lo Yemen è tuttora testimone di un perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. In tale quadro, il 26 marzo 2015 l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere il presidente Hadi, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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