Repubblica Ceca: il coronavirus cresce “al ritmo più veloce d’Europa”

Pubblicato il 7 ottobre 2020 alle 17:02 in Europa Repubblica Ceca

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La Repubblica Ceca ha segnalato un aumento record di 4.457 nuovi casi di coronavirus in un solo giorno, dati che confermano come le infezioni nel Paese stiano crescendo al ritmo più veloce d’Europa. L’incremento dei nuovi positivi, registrato martedì 6 ottobre, ha superato il record precedente di 3.794, portando il numero totale di casi registrati da marzo a 90.022, un aumento quadruplo dal 25 agosto scorso. Anche i ricoveri sono aumentati di dieci volte in questo lasso di tempo, aggiungendo pressione sul sistema sanitario nazionale.

Nelle ultime due settimane, la Repubblica Ceca ha segnalato 326,8 casi ogni 100.000 abitanti, superando per la prima volta la Spagna, che ha registrato un tasso massimo di 302,4 casi ogni 100.000 persone, secondo i dati raccolti dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo (ECDC), martedì 6 ottobre.

Il governo ceco, come altri in Europa, sta lottando per contenere un aumento dei contagi che è più forte rispetto ai livelli di marzo e aprile. Tuttavia, le autorità vogliono evitare gli stessi blocchi rigidi dei mesi primaverili, che avevano costretto negozi, ristoranti e scuole a chiudere e molte fabbriche a restare inattive, producendo un forte calo dell’economia nel secondo trimestre.

Il ministro della Salute ceco, Roman Prymula, ha annunciato che venerdì 9 ottobre sarà comunicato un inasprimento delle misure esistenti. “Supponiamo che quasi tutti i settori saranno colpiti da restrizioni per i prossimi 14 giorni”, ha dichiarato Prymula. Il governo ha già introdotto regole più severe sull’utilizzo delle mascherine e sugli orari di apertura di bar e ristoranti. L’obiettivo, hanno riferito le autorità, è quello di evitare di mettere a dura prova gli ospedali, dove sono ancora disponibili posti letto a sufficienza. Negli ultimi giorni, il numero di persone ricoverate per il COVID-19 è salito a 1.387, di cui 326 in terapia intensiva, più di tre volte il picco registrato quando l’epidemia aveva colpito per la prima volta il Paese europeo.

Lunedì 5 ottobre, è iniziato in Repubblica Ceca un nuovo stato di emergenza, approvato nel tentativo di contenere il virus. Ha una durata di almeno 30 giorni e impone un rigoroso allontanamento fisico. Stabilisce che le scuole secondarie nelle aree con un gran numero di infezioni chiudano, che gli spettatori agli eventi sportivi siano vietati e che venga limitato il numero di persone che possono partecipare ai matrimoni. “La situazione sfugge dal nostro controllo, non riusciamo a rintracciare i positivi e gli ospedali raggiungeranno presto il loro limite”, ha rivelato al quotidiano Al Jazeera Jan Paces, virologo dell’Accademia ceca delle scienze.

La corsa per arginare questa seconda ondata contrasta con la gestione, ampiamente elogiata, della prima fase dell’epidemia, nel marzo di quest’anno, quando il governo aveva dichiarato lo stato di emergenza già prima che fosse registrata la prima morte per COVID-19. “Essendo severi sin dall’inizio, siamo riusciti a superare la primavera senza che il sistema sanitario si bloccasse”, ha riferito Adam Vojtech, ex ministro della Salute, sostituito il 21 settembre da Prymula.

A fine giugno, mentre i cechi tenevano una festa di addio al coronavirus sul Ponte Carlo, a Praga, il Paese aveva registrato solo 12.000 infezioni. Il basso numero di casi aveva portato a un allentamento delle restrizioni, consentendo festival e viaggi illimitati per tutta l’estate. Il premier ceco ha ammesso di recente che “forse le mascherine avrebbero dovuto restare obbligatorie per tutta l’estate”, specificando di aver revocato le restrizioni perché “non sapeva” come avrebbero reagito i cittadini se fossero state mantenute durante i mesi estivi. “Se alcune misure fossero rimaste in vigore durante l’estate, non saremmo di fronte alla crescita esponenziale cui assistiamo oggi”, ha affermato il virologo Paces.

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Chiara Gentili

di Redazione

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