Il Libano verso nuove consultazioni

Pubblicato il 7 ottobre 2020 alle 17:06 in Francia Libano

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Il presidente del Libano, Michel Aoun, ha fissato la data del 15 ottobre come giorno di inizio per le consultazioni parlamentari volte a nominare un nuovo primo ministro. Nel frattempo, anche Parigi si impegna a mobilitare la comunità internazionale.

L’annuncio di Aoun giunge a circa due settimane di distanza dalle dichiarazioni del premier designato, Mustapha Adib, il quale, il 26 settembre, ha riferito di non essere riuscito nella missione affidatagli, ovvero formare una squadra governativa apartitica ed indipendente, così come richiesto da Parigi e da diversi donatori internazionali. Questa volta, ad essere ritenuto tra i principali responsabili del perdurante stallo politico di Beirut è il duo sciita, composto da Hezbollah e Amal. Tali partiti hanno insistito per la nomina di esponenti sciiti a capo dei Ministeri dell’esecutivo e specialmente a capo di quello delle Finanze. I due partiti temevano che Adib, essendo un musulmano sunnita, li avrebbe relegati ad un ruolo marginale. Parallelamente, come affermato dall’ex premier Fouad Siniora, sarebbe l’Iran, sostenitore di Hezbollah, ad essere dietro al fallimento e alle regole imposte per la formazione del nuovo esecutivo.

Il 7 ottobre, il capo di Stato libanese si è impegnato ancora una volta ad incontrare i protagonisti del mondo politico libanese, tra cui esponenti di blocchi parlamentari e rappresentanti indipendenti, in modo che ciascuno di loro possa nominare il proprio candidato alla presidenza del governo di Beirut. In Libano, la scelta di un primo ministro si è spesso rivelata complessa, in quanto è richiesto il consenso delle forze politiche principali prima della nomina ufficiale, e lo stesso vale per la squadra governativa successivamente proposta.

La Francia, dal canto suo, ha più volte provato ad incoraggiare i partiti libanesi a mobilitarsi. In particolare, Parigi si è detta disposta a sostenere finanziariamente Beirut solo in cambio di un nuovo governo in grado di attuare le riforme di cui necessita il Paese. “Le forze politiche libanesi devono scegliere tra la riforma e il crollo” aveva affermato il Ministero degli Esteri francese, il primo settembre, precisando come Beirut corre il rischio di collassare se non si impegna a formare un governo nel minor tempo possibile. Dal Paese europeo è giunta una vera e propria road map, secondo cui il nuovo governo libanese dovrà altresì adottare misure per contrastare la corruzione, in cambio di miliardi di dollari in aiuti internazionali per risanare un’economia gravata da enormi debiti.

In tale quadro, il ministro degli Esteri francese, Jean Yves Le-Drian, il 7 ottobre, ha dichiarato che il proprio Paese è disposto ad organizzare una conferenza tra i diversi donatori internazionali, che si terrà, presumibilmente, nel mese di novembre prossimo, mentre il cosiddetto “Gruppo di contatto” internazionale si riunirà nei prossimi giorni per mettere in luce la necessità per Beirut di formare una squadra governativa. Il sostegno francese era stato annunciato in precedenza dal presidente francese, Emmanuel Macron, che, dopo la violenta esplosione che ha colpito, il 4 agosto, il porto di Beirut, ha promesso aiuti in cambio di un governo formato da specialisti e figure indipendenti.

Si tratta di un sostegno necessario a risanare una delle peggiori crisi del Paese mediorientale dalla guerra civile del 1975-1990. Il debito sovrano di Beirut ammonta a 87 miliardi di dollari, ovvero il 170% del PIL, mentre la moneta locale è in crescente svalutazione, e il tasso di povertà è vicino al 55%, pari a circa 2.3 milioni di individui. Di questi, il 25%, ovvero circa un milione di cittadini, vive al di sotto della soglia di povertà e non è in grado di acquistare beni alimentari in quantità sufficienti per soddisfare i propri bisogni. Il 30%, invece, sebbene al di sopra della soglia di povertà, non può procurarsi un alloggio o capi di abbigliamento adeguati. 

Le dimissioni dell’ex primo ministro, Hassan Diab, risalgono al 10 agosto, e hanno fatto seguito ad una forte ondata di mobilitazione popolare, in cui gruppi di manifestanti hanno accusato il governo di essere responsabile dell’incidente presso il porto di Beirut, del 4 agosto. Il governo di Diab aveva ottenuto la fiducia del Parlamento l’11 febbraio scorso, dopo essere stato incaricato di risanare una situazione economica, sociale e politica sempre più fragile. Negli ultimi mesi, l’esecutivo di Beirut non è riuscito, però, ad adempiere alla propria missione, ulteriormente compromessa dalla pandemia di coronavirus. L’esplosione del 4 agosto è stata considerata dai cittadini “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” in un quadro di perdurante crisi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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