Kazakistan: preoccupa il debito privato

Pubblicato il 7 ottobre 2020 alle 6:27 in Asia Kazakistan

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Un numero crescente di creditori in Kazakistan sta lottando per tenere il passo con i rimborsi dei prestiti a causa del crollo economico causato dall’epidemia di coronavirus.

Secondo i dati delineati in un rapporto del 24 settembre pubblicato dalla Banca nazionale, il volume dei prestiti scaduti si è attestato a 1,32 trilioni di tenge ($ 3 miliardi) ad agosto, con un aumento del 10% da gennaio. L’ultima cifra è stata una leggera flessione dal picco di giugno, tuttavia, quando i prestiti scaduti valevano 1,42 trilioni di tenge.

La Banca nazionale classifica come insoluto il debito non pagato per 90 giorni o più dopo la data di scadenza.

La rinnovata espansione dei prestiti in sofferenza è una nuova testimonianza delle difficoltà causate dalle restrizioni imposte dal governo per via della pandemia. Quando la quarantena è stata introdotta a marzo, con posti di blocco attorno alle città di Almaty e Nur-Sultan, molte persone non sono state in grado di raggiungere i loro luoghi di lavoro, sebbene formalmente aperti. Molte attività, in ogni caso, sono state chiuse. Innumerevoli lavoratori dovevano o lavorare a distanza o andare in congedo non retribuito.

Il calo dell’attività economica ha avuto ripercussioni sulle banche. Il 18 settembre, l’autorità di regolamentazione bancaria ha privato la Tengri Bank, controllata al 42% dalla Punjab National Bank, di proprietà del governo indiano, della sua licenza operativa. Tale decisione è stata adottata dopo che la quota di prestiti in sofferenza della banca aveva superato l’80% del suo portafoglio crediti complessivo.

Pochi giorni dopo, il 22 settembre, l’autorità di regolamentazione dei servizi sui mercati finanziari, un organismo creato all’inizio di quest’anno, ha riferito che il principale azionista di AsiaCredit Bank e Capital Bank, che stanno registrando un forte aumento dei prestiti in sofferenza, si è impegnato ad aumentare il capitale proprio delle banche di un totale di 69 milioni di dollari entro novembre. Entrambi gli istituti di credito sono controllati a maggioranza da Orifjon Shodiyev, nipote di Patokh Shodiyev, uno dei proprietari della società metallurgica ENRC, tra le più importanti del paese centroasiatico.

Un certo numero di debitori in difficoltà, nel frattempo, chiede aiuto al governo. Gli attivisti del Partito Democratico del Kazakistan, formazione di opposizione non riconosciuta, il 13 settembre hanno tenuto una manifestazione per chiedere una nuova amnistia creditizia. Secondo quanto riferito dal partito stesso, hanno partecipato circa 200 persone. Il fondatore del partito Zhanbolat Mamay ha detto che il governo avrebbe fatto meglio ad astenersi dallo sprecare denaro in progetti costosi e ad alta visibilità, come il sistema metropolitano LRT a Nur-Sultan, e di aiutare invece i debitori in difficoltà.

Il tema è stato ripreso anche dal partito comunista, autorizzato dal governo e rappresentato in parlamento. Aikyn Konurov, leader del Partito Comunista Popolare del Kazakistan, ha proposto un’amnistia su larga scala in una sessione del parlamento del 19 settembre. “Se prima della pandemia, il kazako medio riceveva principalmente prestiti per elettrodomestici e matrimoni, ora prende in prestito per pagare medicine, vestiti e persino cibo” – ha affermato.

Quando Nursultan Nazarbayev era presidente, prima del marzo 2019, i soccorsi del governo per il sistema bancario erano tradizionalmente volti a salvare le banche stesse. Il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha stabilito un precedente nel giugno 2019, quando ha approvato un decreto per alleggerire il peso del debito di circa 3 milioni di cittadini. Secondo il decreto, i debiti dei consumatori fino a 800 dollari dovevano essere completamente cancellati. Importi superiori a 800 dollari sarebbero stati ristrutturati. Tuttavia, non c’è certezza che ora il governo sia disposto a un nuovo intervento simile.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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