Investimenti turchi in Bosnia-Erzegovina, cresce l’influenza di Ankara nei Balcani

Pubblicato il 7 ottobre 2020 alle 18:51 in Balcani Turchia

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La prosperità e lo sviluppo della Bosnia-Erzegovina sono tra le priorità della Turchia, che punta a sostenere la crescita del Paese balcanico attraverso nuovi investimenti. È quanto ha affermato, mercoledì 7 ottobre, l’ambasciatore turco a Sarajevo, Haldun Koc, sottolineando che le relazioni bilaterali tra i due Stati non hanno perso il loro slancio nemmeno durante la pandemia di coronavirus. Secondo quanto riferito da Koc, i progetti economici e commerciali di Ankara in Bosnia contribuiscono anche alla stabilità politica del piccolo Paese balcanico e di tutta la regione.

Il volume degli scambi bilaterali tra Ankara e Sarajevo è stato, nel 2019, di circa 700 milioni di dollari. Nel 2020, ha specificato l’ambasciatore, i due Stati saranno in grado di mantenere lo stello livello di scambi nonostante la pandemia.

Dopo aver incontrato i funzionari bosniaci, Koc ha concluso che il Paese è pronto a fornire incentivi e ad accogliere altri investitori turchi. “L’obiettivo principale è prevenire la fuga di cervelli e cercare di far rimanere i giovani in Bosnia-Erzegovina. Questo risultato può essere raggiunto solo stimolando l’occupazione”, ha affermato l’ambasciatore.

Koc ha specificato che Ziraat, il principale prestatore statale turco, possiede diverse filiali in Bosnia e che l’Agenzia turca di cooperazione e coordinamento (TIKA) ha avviato molti progetti di sviluppo nel Paese. Numerose aziende e istituzioni turche sono attualmente attive in Bosnia-Erzegovina e producono ottimi risultati.

Uno dei progetti più importanti sostenuti dalla Turchia nei Balcani è l’autostrada Sarajevo-Belgrado, che Ankara ha contribuito a finanziare. “La possibilità di raggiungere tutta la Bosnia-Erzegovina è un obiettivo molto importante per il bene della regione e per lo sviluppo delle relazioni commerciali e umane”, ha concluso l’ambasciatore Koc.

Queste dichiarazioni sono da inserirsi nel quadro del continuo, seppur graduale, avvicinamento della Turchia alla regione balcanica. L’interesse di Ankara era già stato confermato lo scorso 9 novembre, quando il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, aveva partecipato all’incontro dei vertici dei Paesi della regione balcanica, tenutosi in occasione del summit sul dialogo strategico sui Balcani occidentali, organizzato nella cornice del Forum Economico Mondiale, a Ginevra, in Svizzera. In tale occasione, il ministro degli Esteri della Turchia aveva confermato l’intenzione di Ankara di rafforzare la propria cooperazione con gli Stati della regione balcanica.  

Anche precedentemente, il 7 ottobre dello scorso anno, in occasione del vertice tra il capo di Stato della Serbia, Aleksandar Vucic, e il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, quest’ultimo aveva reso noto di voler contribuire al “benessere e alla stabilità” della regione balcanica e di rafforzare le sue relazioni e la cooperazione con la regione in ogni settore. 

Tra il 7 e l’8 aprile di quest’anno, almeno sei Stati della regione balcanica hanno accolto gli aerei militari della Turchia, carichi di aiuti per fronteggiare l’emergenza da coronavirus. Tra questi, anche la Bosnia-Erzegovina.

Secondo quanto evidenziato da un’analista del Balkan Investigative Reporting NetworkFatjona Mejdini, è intenzione della Turchia riuscire ad espandere la propria influenza nella regione balcanica principalmente tramite strumenti di soft-power.

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Chiara Gentili

di Redazione

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